Il cimitero non è solo uno spazio pubblico da gestire: è il luogo della rimembranza e del rispetto per chi non c’è più. Quando però ci si scontra con cantieri abbandonati, disservizi e comunicazioni assenti, a soffrire sono le famiglie e la dignità della comunità stessa. Questo è ciò che emerge da un sopralluogo effettuato al cimitero di Turano: uno dei due principali cimiteri urbani di Massa, dove le criticità si accumulano da mesi nell’indifferenza. La prima ferita è visiva e strutturale: intere aree transennate da mesi, con casi limite come quello di una cappella familiare che versa in condizioni disastrose da dicembre, a causa di piccoli “cantieri a cielo aperto” mai portati a termine. Un blocco prolungato di transenne impedisce ai familiari perfino di cambiare i fiori ai propri affetti. A queste condizioni si aggiunge un grave problema di igiene: la mancanza di protezioni adeguate contro il passaggio dei piccioni (presenti solo in un’ala della struttura) fa sì che il guano deturpi quotidianamente pavimenti e lapidi. Nonostante l’orario di apertura preveda la presenza del personale, gli uffici, durante il nostro sopralluogo, sono risultati chiusi e la struttura priva di presidio. Tante le testimonianze raccolte, da chi ogni giorno vive quella realtà, sui servizi funebri. Sebbene per regolamento il martedì sia il giorno di chiusura, adibito alle esumazioni ed estumulazioni, diverse operazioni verrebbero svolte anche in giorni lavorativi di apertura al pubblico, destando qualche sospetto sul rispetto delle norme igienico-sanitarie di fronte ai visitatori. A ciò si aggiunge la totale mancanza di preavviso per le famiglie: nessun avviso recapitato a casa, con parenti che scoprono solo al loro arrivo l’avvenuta estumulazione, senza sapere dove siano finiti i resti dei propri cari. A testimoniare l’abbandono sono anche i servizi essenziali: l’unico bagno aperto è quello maschile che versa in condizioni igieniche critiche, mentre il peso della cura di tutta la struttura ricade sull’unico guardiano in servizio. I cittadini chiedono risposte con interventi concreti alle istituzioni e al gestore del servizio. Perché la manutenzione di un cimitero non è una semplice pratica burocratica, ma un dovere morale per garantire il rispetto dovuto a chi non c’è più e a chi continua a portarvi un ricordo.









