Politica
La colpa della mancata elezione di Massa a capitale della cultura è tutta di Persiani: allineamento perfetto tra il Polo progressista e di sinistra e l'ex predidente del consiglio comunale del dentrodestra Benedetti
I miracoli della politica: uno degli storici esponenti del centro destra massese, Stefano Benedetti, già presidente del consiglio nel primo mandato Persiani - e non nel…

Regolamento del verde approvato dal consiglio comunale di Carrara
Martedì 17 marzo il consiglio comunale ha approvato il Regolamento del verde pubblico e privato e le linee guida per la progettazine e gestione del verde urbano. Il…

Carrara - Palazzo Pisani: partiti i lavori per il miglioramento sismico
Dopo più di 20 anni di chiusura uno dei luoghi più importanti della storia cittadina si prepara a essere restituito ai carrarini. Si è aperto il…

Caro carburanti e taglio delle accise voluto da Salvini: i giudizi positivi di Frugoli e Tosi della Lega
Il caro carburanti torna al centro del dibattito politico e arriva anche da Massa una presa di posizione netta. Il capogruppo della Lega in Consiglio comunale,…

Marmo: via libera del consiglio comunale alla modifica del disciplinare dell'articolo 21
Il consiglio comunale ha deliberato nella seduta di martedì 17 marzo l'approvazione della modifica alla disciplina di attuazione del regolamento dell'articolo 21 del regolamento comunale degli agri marmiferi.«Numeri…

Proroga Marmo: la resa della Arrighi mascherata da vittoria. Il marmo merita sviluppo, non palliativi dice il consigliere Mirabella
Il consigliere della lista Ferri, Filippo Mirabella, ha commentato l'annuncio della modifica dell'articolo 21 fatta dal sindaco Serena Arrighi: "I lavoratori del marmo in questo periodo…

Lettera del giornalista e scrittore Riccardo Jannello alla città di Massa e a tutti quelli che per ragioni politiche hanno tifato contro alla candidatura sfumata di capitale della cultura 2028
Arriva dal giornalista e scrittore di origine massese, Riccardo Jannello, una bellissima e attenta lettera alla città di Massa e a…

Legambiente interviene sulla modifica dell'articolo 21: un errore la proroga per il rispetto della filiera
Ieri sera, in Consiglio comunale, è stata approvata la proroga di due anni per i controlli sul raggiungimento del 50 per cento di lavorazione in filiera…

La maggioranza rifiuta di discutere il caso Benfatto: dura critica dell'opposizione
I consiglieri di maggioranza del comune di Carrara hanno fermato la richiesta dell'opposizione di presentare un'interrogazione sulle voci sempre più insistenti, apparse anche su testate locali,…

Due anni di proroga per gli imprenditori del marmo non in linea con l'articolo 21: i consiglieri di maggioranza approvano la modifica "per privilegiare il lavoro e i lavoratori"
I consiglieri di maggioranza del comune di Carrara giustificano la scelta di modificare l'articolo 21 in favore degli imprenditori che non hanno raggiunto il 50 per…

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“Le biblioteche non sono un mondo magico sono un vero e proprio fallimento, un’illusione”. Lo afferma il consigliere comunale della lista Ferri Filippo Mirabella che spiega: “L’assessore alla cultura Gea Dazzi – fedelissima del sindaco Arrighi e figura di spicco di un Partito Democratico ormai in evidente affanno politico e culturale – oggi sulla stampa tenta di spacciare per successo quello che è in realtà l'e'nnesimo segnale del fallimento dell’amministrazione. Si parla di “riorganizzazione” e “ampliamento dei servizi” per la biblioteca di Marina, ma si tratta solo di un maquillage amministrativo per nascondere un problema strutturale che il PD governa da anni senza alcuna strategia. Non c’è personale sufficiente, non c’è visione, non c’è investimento vero. Si gioca a spostare le pedine, come se i cittadini non se ne accorgessero. Il caso della biblioteca di Carrara è emblematico: un edificio vasto, potenzialmente ricco di opportunità, che resta però intrappolato nella logica del minimo sindacale, con servizi offerti a macchia di leopardo, eventi sporadici, e una gestione più preoccupata di difendere le apparenze che di garantire un accesso reale e moderno alla cultura. Eppure, dalla Dazzi – che pare dare voce passivamente ad una linea imposta dall’alto – arriva solo un entusiasmo fuori luogo, figlio di un PD incapace di leggere la realtà e pronto a celebrare la mediocrità come fosse progresso. Sulle sedi periferiche, poi, il quadro è desolante. A Marina, dopo l’esternalizzazione voluta proprio da questa amministrazione per “migliorare i servizi”, ci si ritrova con una biblioteca ridotta al minimo, buona solo per il prestito locale. Niente rete interbibliotecaria, niente supporto alla ricerca, niente reale supporto agli utenti. Ad Avenza, in una zona della città sistematicamente ignorata dalla giunta Arrighi, si lascia marcire una biblioteca inserita in un contesto degradato, senza nemmeno il tentativo di rilanciarla come presidio civico e culturale. Altro che “riorganizzazione”: qui siamo di fronte a un vero e proprio smantellamento silenzioso della cultura pubblica, uno dei pilastri di qualsiasi città che voglia definirsi civile. In molte realtà italiane, le biblioteche sono spazi di rigenerazione urbana, luoghi vivi, hub culturali e sociali. A Carrara, invece, sotto la guida del PD e di un’assessore Dazzi che ha rinunciato da tempo a qualunque idea di progettualità, ci accontentiamo di sale lettura aperte a singhiozzo e servizi tagliati. L’impressione è chiara: questa amministrazione non crede nella cultura, la tollera a fatica, la considera un costo da minimizzare. E il Partito Democratico, pur di difendere le proprie poltrone e posizioni, continua a svendere anche l’essenziale. La rete bibliotecaria è una infrastruttura strategica per il benessere di una comunità. Qui la si sta abbandonando lentamente, ma inesorabilmente. E noi non ci voltiamo dall’altra parte.
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I miracoli della politica: uno degli storici esponenti del centro destra massese, Stefano Benedetti, già presidente del consiglio nel primo mandato Persiani - e non nel secondo - e il polo progressista e di sinistra, cioè l'estremo opposto, cantano all'unisono la stessa canzone di discutibile vittoria per la mancata elezione di Massa a Capitale italiana della cultura 2028, col ritornello "la colpa è tutta di Persiani". Ecco il canto e il controcanto di chi condivide solo lo stesso nemico:
Il Polo P&S: è il sindaco Persiani ad aver fallito non Massa
Il Polo Progressista e di Sinistra, composto da M5S RC e Mcc, ritiene una sconfitta personale del Sindaco Persiani la mancata indicazione di Massa a capitale della cultura per l’anno 2028. Il metodo con cui ha impostato la candidatura a Luglio 2025, volto unicamente a ottenere un giuramento di fedeltà senza un contributo effettivo della nostra coalizione, è stato il primo di tantissimi errori. Per questo non comprendiamo l’inserimento, della consigliera Bennati, in una lista di proscrizione pubblica fatta da un collaboratore dell’amministrazione comunale. In questi anni con fatti, non con discorsi, abbiamo provato a migliorare l'offerta culturale della città ricevendo dei rifiuti ideologici, perché abbiamo dimostrato di tenere al nostro territorio e non "scappiamo". Lo abbiamo fatto senza prendere incarichi ben remunerati, perché abbiamo continuato, fuori e dentro il consiglio, a proporre momenti di riflessione critica rispetto a quello che accade. Siamo dei "cattivi" per tutto questo? Bene, non possiamo che esserne orgogliosi, di fronte alla città e alla nostra coscienza. Quando ci siamo presentati ai massesi ci eravamo assunti questa responsabilità e siamo coerenti con la nostra funzione. Crediamo che forse più che liste di proscrizione di triste memoria, andrebbe fatta un'analisi di chi veramente ha remato contro all'interno della grande famiglia di destra per continuare un regolamento di conti che va avanti dal 2023.
La figuraccia di Persiani secondo Stefano Benedetti
Mi chiedo se in giro per Massa ci sia stato in questo periodo qualche illuso che ha pensato di vedere la nostra città sul podio di Capitale della Cultura…il risultato era scontato, perché questo Governo di Centro Destra non si presta ai giochini clientelari ai quali ci aveva abituato il Centro Sinistra.Era impensabile che Massa potesse diventare la Capitale della Cultura e in effetti siamo stati declassati, perché alla fine è palese a tutti che non possediamo le caratteristiche né i requisiti di una città della cultura.La nostra è una città in stato di degrado assoluto, sporca e dominata da un Sindaco autoritario e comunque incapace di amministrare , vedi il malcontento degli operatori turistici, dei commercianti, dei cittadini tutti.Ma il Settore più colpito dall’inerzia e dalla incapacità gestionale, è quello del sociale che in tutti questi anni ha saputo fare solo propaganda elettorale senza, peraltro, ottenere nessun risultato concreto per quanto riguarda l’assistenza alla povera gente e gli alloggi popolari che continuano ad essere assegnati solo a stranieri.La città, al di là dei costosi progetti messi in campo per partecipare alla selezione, dei quali sarebbe interessante conoscerne i costi, in questi anni ha vissuto uno stato di decrescita continua e costante : carenza di manutenzioni, strade colabrodo, degrado del verde pubblico, rifiuti da tutte le parti, turismo in calo e zona della partaccia abbandonata, ma non solo. Proprio giorni fa i commercianti della Marina hanno protestato fortemente per l’assenza totale di iniziative culturali,commerciali e spettacoli. Per Massa centro dicasi la stessa cosa : città svuotata completamente con decine di attività ormai definitamente cessate, anche a causa di una gestione sbagliata del traffico : Ztl h24, mancanza di parcheggi e una amministrazione di parte a favore della grande distribuzione; paradossalmente potremmo chiamarla la città dei supermercati, altro che della “Cultura”. Il simbolo dello scarso interesse per la cultura e turismo é rappresentato dal Castello Malaspina chiuso da anni… Credo che il Sindaco Persiani di fronte a questa figuraccia, dovrebbe dimettersi immediatamente,presentando il conto ai cittadini, cioè quanto è stato speso per questa iniziativa a partire dai 50.000 euro impegnati per pagare il video promozionale. Sindaco, quanto ci è costata in definitiva e in totale la partecipazione alla selezione della Capitale della Cultura ?Potevano questi soldi essere investiti magari sul sociale?
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Martedì 17 marzo il consiglio comunale ha approvato il Regolamento del verde pubblico e privato e le linee guida per la progettazine e gestione del verde urbano. Il Regolamento si inserisce in un più complesso e vasto percorso messo in campo dall'amministrazione comunale: va di pari passo con il censimento del patrimonio arboreo ed è un passaggio necessario per arrivare poi alla stesura del nuovo Piano comunale del verde.«Il Regolamento del verde è frutto di un lungo lavoro con le commissioni Ambiente e Lavori pubblici dove ci siamo confrontati con consiglieri comunali, tecnici e tante associazioni del territorio: Legambiente, Arca, Italia Nostra, Lipu e Apuane libere. Tutti loro hanno portato al tavolo le proprie sensibilità e hanno contribuito con consigli, indicazioni e suggerimenti e per questo li ringrazio – spiega l'assessore ai Lavori pubblici Elena Guadagni –. Il Regolamento ci fornisce oggi le linee guida da seguire per la gestione del verde, sia pubblico che privato, sul territorio comunale. Fa tutto ciò con un approccio di ampio spettro che inquadra il verde e la natura come parte integrante della nostra città e come elemento funzionale per il benessere di tutti i cittadini. Le aree verdi sono un patrimonio indispensabile per migliorare la qualità della vita, contribuiscono alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, alla conservazione della biodiversità e alla riduzione dell'inquinamento atmosferico e acustico e per questo è importante che ci siano documenti come questo che ne guidino lo sviluppo. Con questo regolamento il Comune di Carrara si allinea alle normative in materia con un quadro di principi finalizzati alla tutela, gestione e valorizzazione delle aree verdi. Oltre al regolamento abbiamo già a disposizione il nuovo censimento del patrimonio arboreo comunale e ora con questi due strumenti possiamo andare a redarre, sempre seguendo la strada del dialogo e del confronto con tutto il territorio, il Piano del verde ovvero lo strumento di pianificazione delle aree verdi di tutto il territorio comunale finalizzato a guidare uno sviluppo ordinato e sostenibile della città».Il Regolamento del Verde ha tra i propri scopi quello di preservare il patrimonio arboreo esistente e promuovere interventi mirati alla riqualificazione degli spazi verdi, privilegiando l'utilizzo di specie vegetali autoctone o storicizzate, sostenibili e ad elevata performance ecologica. Il regolamento mira, inoltre, a promuovere una maggiore consapevolezza sul valore ecologico, culturale e sociale del verde, attraverso iniziative di educazione ambientale e il coinvolgimento attivo della cittadinanza nella gestione e cura del patrimonio verde. Infine, il documento dà indicazioni operative sulla manutenzione, il controllo, l'abbattimento e la sostituzione delle alberature, garantendo che ogni intervento sia effettuato nel rispetto delle norme e degli equilibri ambientali.
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Il consiglio comunale ha deliberato nella seduta di martedì 17 marzo l'approvazione della modifica alla disciplina di attuazione del regolamento dell'articolo 21 del regolamento comunale degli agri marmiferi.«Numeri chiari e regole certe. In questi anni le tante novità che abbiamo introdotto nel mondo marmo, ma non solo, sono sempre partite da questi due assunti di base - dice la sindaca di Carrara Serena Arrighi -. Le decisioni vengono prese anzitutto sulla base di dati oggettivi ed è quello che abbiamo fatto anche in questa occasione. La soglia del 50 per cento è al centro di tutto l'impianto legislativo della 35 del 2015 eppure fino a due anni non vi era alcuno strumento per avere contezza della percentuale di materiale lavorato in loco sul territorio. Nel corso delle prime riunioni che abbiamo avuto subito dopo il nostro insediamento ci siamo spesso sentiti ripetere da alcuni imprenditori che arrivare al 50 per cento sarebbe stato impossibile, ma chi diceva questo non aveva mai nessun dato per sostenere la propria tesi. E' proprio per questo motivo che tra le tante cose che abbiamo fatto in questi anni per portare trasparenza e regole certe all'intero settore del lapideo c'è stata la costituzione dell'osservatorio del marmo. E' un organismo questo di cui in città si è parlato per decenni, ma che fino al 2023 non esisteva. E' un organismo che rappresenta una parte fondamentale di un sistema di governo e controllo del mondo marmo che noi abbiamo costruito e che affonda le sue radici nelle convenzioni che sono state firmate da tutte le imprese e che prosegue con altre riforme che abbiamo introdotto come il regolamento per la tracciabilità o quello per le gare. E' proprio partendo dai numeri certi dell'Osservatorio che trae origine la nostra modifica al disciplinare. Oggi abbiamo dei dati da cui partire e questi dati ci dicono che tutte le imprese di Carrara in questi anni hanno intrapreso un percorso per aumentare le ricadute sul territorio. I primi numeri della lavorazione in loco, lo ricordo, sono dello scorso novembre e allora una cava su tre, il 31%, rispettava gli obblighi della filiera. Alla seconda valutazione, a fine febbraio, questa percentuale è già salita al 40%, ma se guardiamo a chi è in procinto di raggiungerli arriviamo addirittura a una cava su due, il 49%. Certe cifre non possono essere ignorate e per questo crediamo che la decisione di fare slittare dopo quattro anni, anziché dopo due, il primo rilevamento sia un atto di responsabilità. Grazie al grande lavoro che è stato svolto in questi anni abbiamo ora finalmente strumenti puntuali per monitorare l'andamento del settore è quindi necessario ora leggere i dati e agire di conseguenza con dei correttivi funzionali a raggiungere i due principali obiettivi della legge regionale: aumentare l'occupazione e le ricadute sul territorio attraverso una maggiore lavorazione in loco. Grazie alla regole che abbiamo già introdotto abbiamo innescato un percorso virtuoso che sta evidentemente portando frutti. Con questa modifica non cancelliamo nulla, ma semplicemente sposteremo più avanti il momento del primo rendiconto in modo da permettere a chi è sulla strada giusta di continuare a lavorare per raggiungere l'obiettivo del 50 per cento. Questo ritengo significhi fare politica per il bene del proprio territorio, questo è lo spirito della 35: tutelare lavoro, ambiente e sicurezza».
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Il consigliere della lista Ferri, Filippo Mirabella, ha commentato l'annuncio della modifica dell'articolo 21 fatta dal sindaco Serena Arrighi: "I lavoratori del marmo in questo periodo sono passati dalla fatica quotidiana alla sopravvivenza della filiera perchè, va ribadito, il marmo di Carrara vive grazie a tutte le imprese, grandi e piccole, ai lavoratori e alle loro famiglie, che ogni giorno affrontano sfide enormi per mantenere viva una tradizione millenaria. Il riconoscimento è doveroso: accettare questa proroga, pur nelle difficoltà, è un atto di sopravvivenza e responsabilità. Senza queste aziende e senza questi lavoratori, la filiera marmo sarebbe già sparita. La delibera sulla proroga di due anni della lavorazione in loco del Sindaco Arrighi dimostra debolezza e rinvia i problemi. La delibera addirittura è stata emendata per correggere l'atto in quanto non conteneva alcuna motivazione concreta, limitandosi a parlare di una “piccola modifica”. Questo vuoto amministrativo evidenzia la debolezza della gestione Arrighi: un atto senza motivazione è di fatto fragile e privo di visione politica. Il problema, però, ha radici più profonde. Dire che si tratta di una 'piccola modifica' è un insulto all'intelligenza di chi lavora. Non esistono piccole modifiche quando in ballo c'è la sopravvivenza di centinaia di famiglie. La verità è che il comune di Carrara sta tenendo in ostaggio il settore: da una parte impone vincoli teorici (il 50 per cento di lavorazione in loco), dall'altra non offre nemmeno un metro quadro di infrastrutture pubbliche o agevolazioni per permettere alle PMI di adeguarsi. La gestione Arrighi dimostra una distanza siderale dalla realtà operativa. Pensare di risolvere la complessità della filiera con un tratto di penna su una scadenza significa ignorare i cicli del mercato, i costi energetici e le difficoltà logistiche. Il marmo di Carrara merita una regia industriale, non una gestione da condominio fatta di rinvii e silenzi. La 'mossa della Sindaca è in realtà il passo del gambero: si torna indietro perché non si è stati capaci di andare avanti con un piano serio." Questa estensione da due a quattro anni non è un aiuto alle imprese, è un salvagente lanciato dalla Sindaca a se stessa. A ridosso delle scadenze politiche, la Giunta si accorge improvvisamente che i tempi imposti inizialmente erano campati in aria. È la politica decide di rimandare il problema per non affrontare il fallimento di un regolamento scritto senza conoscere la polvere e il sudore delle cave. Non è lungimiranza, è paura del consenso che svanisce."Quando la Arrighi decise, in fretta e furia, il termine di due anni, dimostrò di non conoscere il lavoro “al monte” e la realtà operativa delle imprese. Successivamente, nonostante le richieste e i tavoli di confronto con le aziende, ha buttato all’aria ogni dialogo. Ora, a pochi mesi dalla sua presunta seconda candidatura, con l’allungamento da due a quattro anni crede di avere trovato una soluzione tattica per salvarsi politicamente, ma che non risolve affatto il problema strutturale della filiera marmo. La legge regionale Toscana 35/2015 stabilisce chiaramente l’obiettivo della lavorazione in loco per almeno il 50 per cento dell’escavato, per valorizzare la filiera locale e creare lavoro sul territorio. I due anni iniziali erano una scelta della Arrighi e del PD che la sostiene , non un obbligo di legge. Dare più tempo, quindi, non produce alcun risultato concreto: è solo un rinvio politico. Le alternative reali ci sarebbero: creare laboratori pubblici o consorziati accessibili alle PMI, riconvertire impianti industriali esistenti in laboratori di lavorazione; ripensare le modalità di lavorazione in loco, mantenendo comunque il principio di filiera regionale.
La delibera della Arrighi che, ripetiamo, è stata corretta durante il Consiglio comunale, non è solo un atto formale: è l’emblema di una gestione che rinvia i problemi, ignora le richieste delle imprese e tenta scorciatoie politiche, mostrando una debolezza amministrativa che il territorio paga in termini di lavoro e sviluppo.Carrara non ha bisogno di elemosine temporali, ma di certezze strutturali. Continuare a rattoppare delibere fragili serve solo a prolungare l'agonia di un sistema che chiede dignità e investimenti, non proroghe dell'ultimo minuto. Se l'amministrazione non ha il coraggio di ammettere i propri errori e di sedersi a un tavolo tecnico reale, abbia almeno l'onestà di dire che il futuro della nostra pietra non è più una sua priorità.
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Arriva dal giornalista e scrittore di origine massese, Riccardo Jannello, una bellissima e attenta lettera alla città di Massa e a chi, per sole ragioni di tifoseria politica, ha remato contro e ora sta esultando per la mancata nomina a capitale italiana della cultura 2028. Ci si potrebbe consolare pensando a un altra nomina- contentino che provenga dalla regione, come quella che il presidente Giani ha assegnato a Carrara nei giorni scorsi: capitale toscana dell'arte contemporanea, vincitrice di un concorso mai bandito e a cui non ha partecipato nessuno (e sorvoliamo sul ridicolo capitale toscana- concetto che non esiste), ma forse, nel caso di Massa, proprio per le stesse ragioni che Riccardo Jannello evidenzia così bene nella sua lettera, sembrerebbe assai difficile che arrivino nomine regionali estemporanee e consolatrici. Ecco il testo della lettera di Jannello alla sua città:
"Oggi è una giornata triste per la città e nonostante questo sono certo che (quasi) metà di essa, quella che è riuscita a perdere le elezioni comunali nel 2023, festeggerà con grande spiegamento di forze perché i “fascisti” che avevano sostenuto la candidatura a Massa Capitale della Cultura 2028 sono stati sconfitti, per una incollatura, da Ancona. Chi sono i festeggianti? Alla loro testa c’è chi guida la Regione: Eugenio Giani e la “zarina” Cristina Manetti: stracciata Fiesole da loro sostenuta con frasi tipo (Giani) “la Toscana è Fiesole”, hanno fatto in modo che Massa venisse messa in secondo piano trovando nei loro accoliti apuani, il centrosinistra massese che ha votato contro in comune e soprattutto il sindaco di Carrara Serena Arrighi, il giusto humus. Ma c’è a Massa chi più di altri ha sempre giocato contro la candidatura. Non ho paura a fare alcuni nomi: Daniela Bennati, Giancarlo Albori, Marco Rovelli, Ivo Zaccagna, Rossana Lazzini e altri blogger o titolari di siti o presunti intellettuali, Bruno Giampaoli e mi scuso con chi dimentico e sarebbe felice di finire nella lista. E poi c’è chi, pur potente in città, non ha mai detto una parola e mi riferisco a Martina Nardi o Roberto Pucci: la loro influenza è nota, anche sulla sconfitta del 2023.
E’ bruttissimo pensare che Massa – e perfino Forlì – abbiano perduto perché nelle loro città metà persone tifavano contro: l’esempio contrario più bello è Colle Val d’Elsa dove ieri mattina, fascisti e comunisti abbracciati, si sono riuniti al Teatro del Popolo per seguire trepidanti la diretta streaming dalla Sala Spadolini del ministero (guarda caso alla guida di Massa c’è stato anche un repubblicano, e che personaggio!…) auspicando che la candidatura, fortemente voluta da tutti, andasse a buon fine. Oggi io piango per la sconfitta della città dove sono nato, e avrei pianto comunque, qualsiasi colore la governasse, perché quando ci sono battaglie da fare tutti devono essere uniti perché dobbiamo pensare sempre allo sviluppo del nostro territorio, della nostra società. “Con la cultura – scrive Tahar Ben Jelloun - si impara a vivere insieme; si impara soprattutto che non siamo soli al mondo, che esistono altri popoli e altre tradizioni, altri modi di vivere che sono altrettanto validi dei nostri”.
Chi oggi festeggia la sconfitta di Massa non vuole bene alla sua città. Perché se le voleva bene doveva pensarci tre anni fa".
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Ieri sera, in Consiglio comunale, è stata approvata la proroga di due anni per i controlli sul raggiungimento del 50 per cento di lavorazione in filiera del materiale estratto. Riteniamo, come già detto anche nell’audizione delle Associazioni ambientaliste in commissione marmo, che questa scelta si rivelerà un grave errore anche perché ci sono tanti buoni motivi per dire un NO deciso alla proroga. Le aziende, infatti, sapevano dal 2015 (legge regionale cave) che, per avere accesso alla proroga delle autorizzazioni avrebbero dovuto lavorare in loco almeno il 50% del materiale estratto. Nel 2023 hanno firmato col Comune le convenzioni per garantirsi la possibilità di proseguire l’escavazione fino al 2042, sapendo che dopo due anni ci sarebbero stati i controlli sulla effettiva realizzazione della filiera. Adesso molte aziende hanno chiesto una proroga per raggiungere quel risultato che non hanno saputo realizzare in 11 anni: o credono nei miracoli o pensano, più realisticamente, di ottenere una modifica alla legge 35, che elimini o riduca l’obbligo di filiera! Oltretutto, seguendo la tradizione italica dei condoni edilizi, la logica della proroga rappresenta uno “schiaffo” per chi si è messo in regola e un potente incentivo per chi non intende invece farlo.Come già detto più volte, si può accettare di mantenere l’escavazione a Carrara, nonostante i pesanti danni paesaggistici e ambientali, solo riducendone i volumi e razionalizzandola e solo se i cittadini ne traggono un reale beneficio.Da tutti gli studi si evince che la lavorazione in filiera, soprattutto se di qualità e ad alto valore aggiunto, porta molta più occupazione rispetto all’attività di estrazione e alla commercializzazione dei blocchi. Dunque è alla filiera che si deve puntare, senza accettare deroghe o proroghe a quanto stabilito dalla legge 35.C’è anche un altro aspetto grave che vogliamo evidenziare: la mancanza di trasparenza sui dati. Quelli che ha fornito la sindaca in commissione marmo infatti sono estremamente generici.Si dice che a oggi solo 19 cave sarebbero in regola e a 4 manca solo un 1 per cento per diventarlo al 30 aprile, data in cui sarebbero dovuti scattare i controlli sulla filiera. Le altre 25 cave si attestano su valori variabili tra il 48 per cento di filiera e meno del 20 per cento. Proseguendo nella discutibile scelta di nascondere i dati ai cittadini, non è stato detto se queste cave inadempienti sono grandi o piccole, che utili hanno e quanto personale occupano. Pur contrari alla proroga, avevamo proposto all’Amministrazione di valutare caso per caso se concederla o meno: una cosa infatti è essere oltre il 40 per cento di filiera, una cosa è essere ben sotto tale soglia, soprattutto se si tratta di aziende grosse con utili sostanziosi che avrebbero consentito di fare gli investimenti necessari. E se tra due anni ci saranno ancora aziende non in regola che cosa succederà? Si proporrà un’altra proroga, tanto “le regole ci sono, ma non sempre valgono”? Se poi l’obiettivo è quello di vanificare la filiera, modificando la legge 35, diciamo subito che siamo nettamente contrari e disposti alle barricate per impedirlo. E l’Amministrazione?
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I consiglieri di maggioranza del comune di Carrara hanno fermato la richiesta dell'opposizione di presentare un'interrogazione sulle voci sempre più insistenti, apparse anche su testate locali, sul destino dell'assessore allo sport Lara Benfatto data, da tempo, in procinto di dover lasciare il suo ruolo per una serie di mosse strategiche volte a consolidare il sostegno alla ricandidatura a sindaco di Serena Arrighi per le elezioni del 2027. Un comportamento che solleva ancora più dubbi di quanti avrebbe voluto sotterrare e che ha determinato l'inevitabile reazione di critica da parte dei consiglieri dell'opposizione che fanno sapere: "A nome di tutti i consiglieri di opposizione, esprimiamo forte rammarico e preoccupazione per la decisione della maggioranza di impedire la presentazione, in Consiglio comunale, di un'interrogazione sul tema del rimpasto di giunta. Si tratta di una scelta grave, che mortifica il ruolo del Consiglio e limita il diritto-dovere dei consiglieri di esercitare pienamente la funzione di indirizzo e controllo politico-amministrativo. Ancora più grave è il tema su cui si è deciso di porre un veto: il rimpasto di giunta, più volte annunciato, ipotizzato e discusso pubblicamente, ma mai concretamente realizzato. Vogliamo essere chiari: il rimpasto di giunta non è una questione privata tra il sindaco e il Partito Democratico. Non è una dinamica interna di partito da gestire nelle segrete stanze. È, al contrario, un fatto politico e istituzionale che riguarda l'intera città, perché incide direttamente sull'assetto dell'esecutivo, sulle deleghe, sulle priorità amministrative e, in definitiva, sulla qualità del governo del territorio. È inoltre emblematico il comportamento della maggioranza prima di votare sull'allungamento dei tempi del Consiglio comunale richiesto dal consigliere Massimiliano Manuel: è stato chiesto preventivamente di quale argomento trattasse l'interrogazione, facendo chiaramente capire che se l'argomento fosse stato "scomodo" non sarebbe stata concessa la proroga. Questa è la rappresentazione plastica di come la maggioranza sia disponibile a discutere solo di argomenti "comodi", impedendo di affrontare quelli scomodi, anche se di grande rilevanza politica per la città.
Per questo motivo, riteniamo inaccettabile che si voglia sottrarre tale argomento al confronto pubblico in Consiglio comunale, che è il luogo naturale del dibattito democratico. Impedire la discussione significa negare trasparenza ai cittadini e sottrarsi a un chiarimento doveroso. È evidente che dietro questa decisione si nascondano imbarazzi e divisioni interne alla maggioranza. Ma proprio per questo sarebbe stato ancora più necessario affrontare il tema alla luce del sole, con responsabilità e rispetto delle istituzioni. Il tentativo di silenziare il dibattito non rafforza l'azione amministrativa, ma la indebolisce, alimentando dubbi e sfiducia. Noi continueremo a chiedere chiarezza, trasparenza e rispetto del ruolo del Consiglio comunale, nell'interesse esclusivo della città e dei suoi cittadini".
- Due anni di proroga per gli imprenditori del marmo non in linea con l'articolo 21: i consiglieri di maggioranza approvano la modifica "per privilegiare il lavoro e i lavoratori"
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