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Scritto da Carmen Federico
Cronaca
10 Agosto 2026

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Ieri ho pubblicato un post in cui esprimevo piena solidarietà a Giorgia Meloni e alla sindaca di Genova Silvia Salis, entrambe finite al centro di ondate di insulti sessisti: la Presidente del Consiglio per alcune fotografie in costume pubblicate da un settimanale durante un momento di riposo privato, la sindaca Salis per commenti offensivi che l'hanno costretta a querelare più persone. Non pensavo di doverci tornare così presto. E invece eccomi qui, a distanza di un giorno, perché quel post ha ricevuto — insieme a tantissimi messaggi di condivisione sincera, che ringrazio con il cuore — anche una serie di reazioni che sono, da sole, la prova più chiara di quello che avevo scritto.
𝗦𝗲 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗲 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝘂𝗼𝗺𝗼, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝘂𝘁𝗼
Lo dico senza timore di essere smentita: se al posto di una donna, in quella fotografia, ci fosse stato un uomo, quella foto non avrebbe mai generato lo stesso tipo di commenti. Nessuno avrebbe giudicato il suo fisico, nessuno avrebbe scritto insinuazioni sulla sua vita privata. È qui che entra in gioco il tema delle pari opportunità: non come slogan, ma come misura reale della distanza che c'è ancora tra come trattiamo un uomo e come trattiamo una donna quando entrambi occupano ruoli di potere. E quando quella distanza si manifesta con insulti mirati al corpo, alla sessualità, alla vita privata, non è più solo disparità: è una forma di violenza di genere, sottile ma reale, che si consuma ogni giorno nei commenti sotto una fotografia.
𝗟𝗮 𝘁𝗲𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗹 "𝗺𝗲𝗿𝗶𝘁𝗼": 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘃𝗮 𝗶𝗻 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗮
Su questo tema, il caso di chi come Roberto Vannacci e Laura Ravetto liquida ogni discorso sulla rappresentanza femminile riducendolo a una questione di "merito" meriterebbe un applauso, se non fosse tragico. Perché la stessa Ravetto, prima di indossare l'ennesima casacca politica passando dalla Lega a Futuro Nazionale, è stata per anni responsabile del dipartimento Pari Opportunità del Carroccio: un ruolo istituzionale nato esattamente per correggere quegli squilibri storici che oggi, con il suo nuovo apparato da teatro, liquida a parole come favoritismi immeritati. Non è coerenza, è un travestimento. E quanto accaduto a Salis e a Meloni — due donne di schieramenti opposti, insultate con lo stesso identico copione — è la prova più lampante che il problema non è mai il "merito": è la resistenza culturale a vedere una donna, qualunque donna, occupare un ruolo di potere senza che il suo corpo diventi materia di discussione pubblica.
𝗟'𝗮𝘁𝘁𝗮𝗰𝗰𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗹𝗹'𝗮𝗿𝗴𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼
C'è anche chi, non riuscendo a controbattere nel merito, ha scelto di attaccare il mio percorso di studi, come se essermi laureata e aver fatto l'avvocato fosse un demerito quando le mie conclusioni non piacciono. Colpire la persona quando l'argomento non regge: è esattamente il meccanismo che denunciavo, tornato indietro su di me, quasi a titolo dimostrativo.
𝗜𝗹 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗳𝗼𝘁𝗼: 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮 𝗽𝗶ù 𝗲𝗹𝗼𝗾𝘂𝗲𝗻𝘁𝗲
E la cosa più eloquente è arrivata proprio sotto la fotografia che avevo pubblicato per raccontare la vicenda: qualcuno mi ha scritto, parola per parola, "cosa c'è di male, lei non si mette in costume?" Come se mostrare il proprio corpo in spiaggia autorizzasse chiunque a giudicarlo o insultarlo. La stessa identica logica riservata alla Presidente del Consiglio, ripresentata tale e quale nei miei commenti, a un giorno di distanza da quando l'avevo condannata pubblicamente.
𝗡𝗼𝗻 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗼𝗱𝗶𝗼
Qualcuno mi ha scritto anche di "rispondere a tono", di non risparmiare nessuno. Non lo farò, e non lo farò mai. Rispondere all'odio con altro odio significherebbe tradire, nel giro di ventiquattr'ore, tutto quello che avevo appena scritto.
𝗔 𝘁𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗮𝗹𝘁𝗮, 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗮𝘂𝗿𝗮
Non mi creo alcun problema a continuare a dire, con rispetto, ciò che penso. Non ho paura di essere bannata, etichettata, insultata per questo. Vado avanti a testa alta, con la dignità che rivendico per me e per ogni donna di cui ho scritto. E se qualcuno crede di potersi permettere, nei miei confronti, quello che è accaduto alla sindaca Salis, sappia che seguirò lo stesso percorso: querelerò, senza esitazione.
𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗮, 𝗿𝗮𝗳𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮𝘁𝗮
Il problema non è un colore politico, non è un partito, non è un governo di destra o di sinistra. È un riflesso culturale che scatta ogni volta che una donna viene ridotta al corpo invece che ascoltata nel merito. Continuerò a chiedere questa solidarietà tra donne, sapendo che forse resterà sempre imperfetta. Ma preferisco chiederla senza ottenerla del tutto, piuttosto che smettere di chiederla.
Avv. Carmela Federico
Presidente de La Rivincita – Ambasciatrice di Pace – Membro del Consiglio Esecutivo della SEC (Societá Europea di Cultura)

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