Le parole possono uccidere. Colpiscono il singolo individuo ma la reale volontà è quella di colpire l'intera comunità o le minoranze a cui appartengono. Se ne parla pochissimo, eppure i crimini d'odio, gli hate crimes, vivono in mezzo a noi. Assumono le forme più diverse: violenza, insulti, minacce e cyberbullismo. Ad alimentarli sono pregiudizi razziali, religiosi, sessuali e sociali. Le conseguenze possono essere anche tragiche. Si tratta di veri e propri reati, riconosciuti dal nostro ordinamento, che spesso, come accade per le vittime di violenza di genere, non vengono denunciati. Sono migliaia ogni anno anche se molti restano sommersi. Un fenomeno in crescita soprattutto sul web dove gli haters sono "protetti" da account spesso falsi. A smascherare i crimini d'odio, trascinandoli davanti al pubblico per mostrarne il volto, è Torano Notte e Giorno in occasione della nona edizione di RispettiAMOci, il think tank in programma martedì 28 luglio (ore 21. Ingresso gratuito) dedicato quest'anno alle parole che uccidono. Un evento diventato un appuntamento fisso del calendario della rassegna culturale di Carrara (26 luglio – 13 agosto) promossa dal Comitato Pro Torano per la direzione artistica di Emma Castè che da più di un decennio è impegnata attivamente nel denunciare ed affrontare con determinazione le discriminazioni di genere attraverso l'arte, campagne divulgative, incontri e collaborazioni in tutta Italia. Una missione non certo fine a se stessa bensì tesa a risvegliare la sensibilità delle comunità e l'attenzione delle istituzioni. "Parole d'odio e gentilezza: sono dimensioni sociali ed emotive distanti, almeno in apparenza, che a Torano Notte e Giorno s'intrecciano per diventare messaggio e denuncia. – spiega la direttrice Emma Castè – Questo compito appartiene alla storia di Torano. Un piccolo paese con un ambizione gigante: contribuire con l'arte e la cultura a definire i valori di un nuova società che rispetta le differenze e non riconosce gli stereotipi". L'incontro pubblico è promosso ed organizzato dall'omonima associazione presieduta dalla giornalista ed autrice Ilaria Bonuccelli. La Bonuccelli è ideatrice di numerose campagne di stampa contro la violenza, l'abolizione del listino della vergogna per gli indennizzi delle vittime di stupro e femminicidio. "Le radici dell'odio affondano nel pregiudizio. Le azioni dettate dal pregiudizio sono istigate dalle parole. Anche dove non te le aspetti: spiega la Bonuccelli". Insieme a lei, a parlarne nel borgo, ci saranno la neurologa e criminologa Giovanna Bellini, la responsabile del centro antiviolenza Francesca Menconi, il responsabile del progetto uomini responsabili Aldo Scavuzzo e Simona Raimondi, operatrice dei centri d'ascolto. Ad inquadrare una tematica purtroppo sottovalutata in vista dell'evento toranese è la neurologa Bellini secondo cui "le parole d'odio possono modificare la struttura ed i circuiti cerebrali di chi le ascolta e di chi le subisce. Il linguaggio modifica il pensiero con una sorta di "logorio" biologico, compromette la salute mentale, aumentando drasticamente il rischio di depressione, isolamento sociale di fatto trasformando la violenza verbale in una concreta minaccia per la salute della vittima". I social giocano un ruolo sempre più decisivo nella propagazione dei messaggi d'odio rendendo normali un linguaggio pericoloso. "Le parole di odio diffuse a livello mediatico o sui social, in particolare se da personaggi pubblici o della politica, ne normalizzano l'uso nelle relazioni interpersonali e sociali, "settando" i cervelli dei bambini e ragazzi sul linguaggio di odio".
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