«La lezione dei dati: più occupazione con più filiera e chiusura delle cave fuorilegge». A sostenerlo è Legambiente Carrara.
L'associazione ambientalista, nota soprattutto per il suo impegno nella tutela delle Alpi Apuane, spiega: «Dall’elaborazione dei dati ufficiali sui materiali estratti dalle 68 cave di Carrara nel periodo 2005-2023 (fornitici dal Comune, sebbene rendendo anonime le cave) emergono tre chiare lezioni e una domanda:
- 63 cave sono fuorilegge per la resa in blocchi troppo bassa (troppi detriti) e vanno quindi chiuse e sottoposte a ripristino ambientale.
- Potremmo ricavare la stessa quantità di blocchi chiudendo 63 cave e intensificando di 4,6 volte l’estrazione nelle altre 5 cave.
- Sarebbe un disastro occupazionale? Tutt’altro: lavorando i blocchi nella filiera locale (anziché esportarli in paesi che pagano bassi salari, facendoci poi concorrenza) aumenteremmo di 3-10 volte l’attuale occupazione dell’intero comparto marmifero.
Perché non si sceglie questa soluzione? Al Comune di Carrara e alla Regione Toscana l’ardua risposta», conclude Legambiente.









