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Scritto da Redazione
Cronaca
01 Agosto 2026

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Una riflessione attenta sull'apparente conflitto ideologico tra il sostenere la pace e il mantenere attivo il percorso di riarmo e di potenziamento della difesa nazionale arriva dalla segreteria di Forza Italia Carrara: "La mozione approvata dal Consiglio comunale di Carrara il 29 luglio contro la reintroduzione della leva militare obbligatoria, contro il riarmo dei singoli stati nazionali e a difesa dell'articolo 11 della Costituzione solleva un interrogativo che va oltre il dibattito locale: stiamo affrontando seriamente il tema della sicurezza nazionale oppure lo stiamo riducendo a uno slogan politico? Il Coordinamento comunale di Forza Italia ritiene necessario riportare la discussione sul piano della realtà, sgombrando il campo da equivoci e semplificazioni.L'articolo 11 della Costituzione, che sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa, non è mai stato messo in discussione da alcuna forza politica. È un principio fondante della Repubblica italiana. Tuttavia, la Costituzione non si esaurisce nell'articolo 11. L'articolo 52 stabilisce infatti che "la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino", mentre la leva militare non è stata abolita, ma semplicemente sospesa con la legge n. 226 del 23 agosto 2004, approvata durante il Governo Berlusconi II.Parlare di difesa nazionale non significa essere favorevoli alla guerra. Significa riconoscere che uno Stato democratico ha il dovere di garantire la sicurezza dei propri cittadini e di essere preparato ad affrontare le minacce del nostro tempo.

Le guerre di oggi non sono più quelle combattute nelle trincee del secolo scorso. Cyberattacchi, terrorismo internazionale, droni, intelligence, guerra elettronica e nuove tecnologie hanno profondamente trasformato gli scenari geopolitici. Di fronte a queste sfide servono Forze Armate moderne, personale altamente qualificato e una strategia di difesa credibile. Non è una scelta ideologica: è un principio sancito dalla stessa Costituzione.Per questo motivo appare fuorviante contrapporre la cultura della pace alla necessità di garantire la sicurezza del Paese. La pace non si costruisce soltanto con dichiarazioni di principio. Si costruisce attraverso la diplomazia, la cooperazione internazionale e, quando necessario, anche grazie alla capacità degli Stati di difendere la propria sovranità e i propri cittadini.

L'Italia, del resto, sta dimostrando concretamente come questi due principi possano convivere.

Negli ultimi giorni Roma è tornata al centro della diplomazia internazionale ospitando il summit dell'Alleanza Globale per la Soluzione dei Due Stati, co-presieduto dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal ministro saudita Faisal bin Farhan. Un appuntamento che ha riunito trenta delegazioni internazionali e che rappresenta un ulteriore passo verso una soluzione politica della crisi mediorientale.La linea del Governo italiano è stata chiara fin dall'inizio del conflitto seguito agli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre 2023: condanna senza ambiguità del terrorismo, pieno riconoscimento del diritto di Israele a esistere e, nello stesso tempo, sostegno concreto alla popolazione civile palestinese attraverso iniziative umanitarie come "Food for Gaza", i corridoi sanitari per i bambini e i corridoi universitari.Questa è la dimostrazione che sicurezza e pace non sono concetti alternativi, ma complementari. Una diplomazia autorevole esiste soltanto se sostenuta dalla credibilità di uno Stato capace di tutelare i propri interessi e di contribuire alla stabilità internazionale.Le parole pronunciate dal ministro Tajani sintetizzano efficacemente questa visione: nessuno può illudersi che la pace in Medio Oriente sia facile da raggiungere, ma sarebbe un errore rinunciare a perseguire con determinazione la via diplomatica e il dialogo tra i popoli e le religioni. È proprio questo il punto che dovrebbe ispirare anche il dibattito politico locale.

Invocare la pace è giusto ed è un dovere morale. Ma una politica seria non può ignorare la complessità dello scenario internazionale né trasformare temi delicati come la difesa nazionale in strumenti di propaganda.L'articolo 54 della Costituzione ricorda che chi esercita funzioni pubbliche deve farlo con disciplina e onore. Oggi questo significa anche affrontare con responsabilità le sfide della sicurezza, senza alimentare contrapposizioni ideologiche che non aiutano i cittadini a comprendere la realtà.La vera sfida non è scegliere tra pace e difesa. La vera sfida è costruire una pace credibile, fondata sul dialogo, sulla diplomazia, sulla cooperazione internazionale e sulla capacità dello Stato di proteggere i propri cittadini.È questa la lezione che arriva dalla Costituzione e dall'azione internazionale dell'Italia. Ridurre tutto a una contrapposizione politica significa perdere di vista ciò che davvero conta: la tutela della pace attraverso la responsabilità, la competenza e la forza delle istituzioni democratiche".

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