Le campane hanno suonato. E Massa si è fermata davvero.Nel pomeriggio di oggi, sabato 18 aprile, il Duomo di Massa ha aperto le sue porte per accogliere una città intera. Migliaia di persone hanno riempito via Dante e la piazza già prima delle 15, in silenzio, con gli occhi lucidi. Nessuno ha dovuto essere convocato. Nessuno ha dovuto essere invitato due volte. Massa era lì, perché voleva esserci.
Il feretro di Giacomo Bongiorni è entrato in Duomo avvolto da fiori bianchi e magliette della Fiorentina, la sua squadra del cuore. A sorreggerlo sulle spalle, i suoi amici, tutti con una maglietta che recitava "Vola alto fratello Mortegian", ovvero di Mirteto, il quartiere dove Giacomo era nato e cresciuto. Quando la bara è entrata in chiesa, la folla ha risposto con applausi e urla: "Giacomo". Tante persone in lacrime. La presenza delle istituzioni è stata massiccia e commovente, segno che questa morte ha scosso le coscienze ben oltre i confini della città. Erano presenti il sindaco di Massa Francesco Persiani, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, il Questore Bianca Venezia, il Colonnello Alessandro Dominici Comandante Provinciale dell'Arma dei Carabinieri di Massa Carrara, una rappresentanza della Guardia di Finanza, il magistrato dottor Cosimo Maria Ferri, il Prefetto dottor Gaetano Cupello, il consigliere regionale della Toscana Gianni Lorenzetti, l'Onorevole Alessandro Amorese, il consigliere regionale Marco Guidi, il vice sindaco di Carrara Roberta Crudeli, il sindaco di Fivizzano Gianluigi Giannetti, il sindaco di Pontremoli Clara Cavellini, il consigliere comunale e provinciale Bruno Tenerani e tanti altri sindaci della Lunigiana. Un'istituzione intera — locale, provinciale, regionale, nazionale — che ha scelto di essere presente fisicamente, per dire che la morte di Giacomo non è solo una vicenda di cronaca. È una ferita che riguarda tutti. Un campanello d'allarme che nessuno può permettersi di ignorare. Il sindaco Persiani aveva proclamato il lutto cittadino per l'intera giornata, con le bandiere a mezz'asta sugli edifici pubblici e la sospensione di ogni manifestazione e spettacolo. Una città che si è inginocchiata. Ma il momento più straziante, quello che rimarrà impresso nella memoria di chiunque fosse presente, è stato vedere la madre di Giacomo, Giorgia Fioravanti. Una donna che in questi giorni ha perso il figlio nel modo più brutale e insensato che si possa immaginare. Eppure era lì, in piedi, composta, dignitosa. Come lo era stata alla fiaccolata del Mirteto, quando con la voce che tremava aveva trovato la forza di dire "grazie a nome di mio figlio". Come lo era stata quando aveva sussurrato al mondo le parole più grandi che si possano pronunciare nel dolore più assoluto.
Il vescovo monsignor Mario Vaccari ha voluto ricordarle proprio quelle parole nell'omelia. Ha ricordato le parole della cugina alla fiaccolata — "Qui Giacomo ha trovato la sua fine, da qui deve nascere qualcosa" — e quelle della madre: "Spero che il sacrificio di mio figlio non sia stato vano, ma segni un nuovo inizio." E ha aggiunto: "Due donne nel dolore più acuto che si possa immaginare. E tutte e due, invece di chiudersi, hanno aperto." Aprire invece di chiudersi. Nel dolore più buio. È questa la grandezza silenziosa di una madre che ha perso tutto e ha scelto comunque di guardare avanti, di trasformare la tragedia in seme. Non per sé. Per tutti. Giorgia Fioravanti non ha urlato. Non ha accusato. Ha scelto le parole della speranza quando avrebbe avuto tutto il diritto di scegliere quelle della disperazione. E in questo, senza saperlo, ha dato a questa città una lezione di umanità che vale più di mille discorsi. Il vescovo ha detto senza esitazione che Giacomo "ha fatto una cosa semplice e giusta", e che la chiesa era lì "per raccogliere la sua voce, il suo richiamo." Ha poi lanciato un appello per un patto educativo vero, che metta attorno allo stesso tavolo tutti i soggetti che hanno a che fare con la crescita dei giovani in questa città. Perché ragazzi capaci di tanta violenza non nascono la sera prima. E la risposta non può essere solo la giustizia penale. Deve essere educazione, comunità, responsabilità collettiva. Al termine della cerimonia, dopo la benedizione del vescovo, il feretro è stato portato fuori dal Duomo. Un lungo applauso interminabile ha accompagnato l'uscita. Un uomo ha urlato "grande Giacomo". Il feretro è stato alzato al cielo, e gli amici hanno gridato "vai Giacomo", "viva Giacomo", "sarai sempre nei nostri cuori". Poi è uscita lei. La madre di Giacomo, Giorgia Fioravanti. Dopo alcuni minuti di silenzio, un altro applauso) Per lei. Per quella donna che in questi giorni ci ha insegnato qualcosa che nessuna scuola potrà mai insegnare: che la dignità non si perde nemmeno quando ti portano via tutto. Che si può stare in piedi anche quando si vorrebbe solo crollare. Che si può ringraziare, e sperare, e aprire, anche nell'ora più buia.
Vai Giacomo. Davvero. Vai.
"Vola Giacomo": Massa ha dato il suo ultimo saluto a Bongiorni. Il vescovo Vaccari: "Ha fatto la cosa giusta"
Scritto da Carmen Federico
Cronaca
18 Aprile 2026
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