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Scritto da Redazione
Cultura
05 Giugno 2026

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Una mostra rivelatrice di un luogo comune da superare. Dopo le esposizioni dedicate al Mare, al Novecento a Carrara, alla Belle Epoque e al Gioco, il curatore Massimo Bertozzi stavolta propone un interessante sguardo “di genere” che punterà i riflettori su unlato poco noto dell’universo artistico a cavallo tra XIX e XX secolo. Si intitola Le signore dell’arte. La parità del talento nell’arte italiana moderna, la mostra che dal 26 giugno al 25 ottobre
caratterizzerà l’estate (e l’inizio dell’autunno) a Palazzo Cucchiari di Carrara, e che sarà presentata ai media venerdì 26 giugno alle ore 11.30. Nelle intenzioni di Bertozzi – attraverso la selezione ragionata di 131 opere che portano la firma di ben 42 artiste, più tre dipinti di Giacomo Balla e ben quattro opere di Felice Casorati - vi è la volontà di richiamare l’attenzione dei visitatori sul “peso” dei rapporti familiari nella formazione e poi nell'affermazione delle artiste italiane, a fronte del cambiamento della loro condizione sociale e artistica tra la metà dell'800 e la metà del '900, cioè quei cento anni durante i quali i cambiamenti si rivelarono drastici.

Nella mostra saranno molti i focus sulle artiste come Antonietta Raphael, moglie di Mario Mafai, prima pittrice e poi scultrice, che con Scipione (Gino Bonichi) fondò la Scuola romana. Fu artista di respiro europeo e Cesare Brandi la definì «l’unica scultrice italiana». Nella mostra di Carrara si potrà ammirare una delle sue opere più famose - Mario nello studio (Omaggio a Mafai), dipinta nel 1966 e proveniente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma – che appare come un ricordo visionario del marito artista nell’atto di dipingere, a sua volta, una modella. Un altro dipinto da non perdere è l’Autoritratto di Adriana Pincherle del 1932, ora nella Collezione dei ritratti della Galleria
degli Uffizi. Fu moglie di Onofrio Martinelli e la sua pittura si ispirò a quella di Matisse, quindi di respiro europeo, ma
post-impressionista, uno stile che non abbandonò più. Per tutti era la sorella maggiore di Alberto Moravia, ma lei considerava che dovesse essere Alberto a essere considerato suo fratello. Nonostante fosse di buona famiglia, non amò mai la mondanità dei salotti romani, e andò a vivere a Firenze; a Palazzo Cucchiari, oltre al suo _Autoritratto_, si potranno ammirare anche altre opere tra cui il ritratto del marito. Di tutt’altra natura artistica fu Leonor Fini, pittrice, scenografa, costumista, scrittrice, illustratrice e disegnatrice italiana, nata a Buenos Aires nel 1907. Fu indubbiamente una donna libera ed eclettica,anticonformista, unica pittrice surrealista italiana. Visse a Parigi,
nello stesso periodo di Dalì e di molti altri artisti, e nel 1932 ebbe una relazione con lo scrittore e drammaturgo André de Mandiargues. Pur essendo di formazione artistica italiana, rifiutò sempre i canoni novecenteschi dell’arte tricolore e si spostò a Parigi, dove divenne una delle protagoniste della seconda metà del secolo breve. Nella
mostra curata da Massimo Bertozzi vedremo il Ritratto del giovane scrittore André de Mandiaugues.

Nelle eleganti sale di Palazzo Cucchiari, la mostra – che non ha precedenti – proporrà 131 opere tra dipinti e sculture, provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche italiane: tra gli enti prestatori infatti figurano il Quirinale, la Camera dei deputati, la Banca d’Italia, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la Galleria Sabauda di Torino il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, oltre a numerose gallerie e collezioni pubbliche e private. Tutte queste opere contribuiranno a formare un percorso espositivo fondato  sull’intreccio di molte storie - le artiste in mostra sono 42 - a cominciare dalle “pioniere” – vere protagoniste della mostra e qui definite le _Signore dell’arte_, senz’altra specificazione - figlie, mogli o compagne di.. - nella piena e libera esplicitazione del loro personale innegabile talento.

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