In occasione del 25 aprile il libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando Un filosofo nella Resistenza” è stato presentato a Carrara, allo Spazio Alberica, per iniziativa del Circolo Spazio Alberica in collaborazione con l’associazione Dal libro alla solidarietà. Il libro è stato presentato da Carmine Mezzacappa dell'Associazione dal LIbro alla Solidarietà e da Marcello Palagi direttore di Ecoapuano. Mezzacappa ha evidenziato il tema dell’intransigenza morale come centrale nella filosofia di Carando e il nesso stretto tra pensiero e azione, che portò il professore al partigianato e a una morte eroica: l’unico caso di un partigiano cieco nella Resistenza italiana. “Una vera riforma della società deve essere anche morale”, questo è il lascito più grande di Carando. Per Palagi il libro “è molto più ricco di quanto non dica il titolo” perché “offre un quadro complessivo della vita culturale durante il fascismo, con tutte le sue sfumature”. Carando – ha aggiunto – giurò “solo perché la scuola gli consentiva di avere ampio contatto con i giovani, cercando di insegnar loro l’amore per la libertà”. Fu in questo modo che creò, in tutte le città in cui insegnò, “comunità socratiche” con studenti destinati a diventare partigiani.
Giorgio Pagano ha evidenziato che “la Resistenza non è solo un fatto storico, è il fondamento di una tensione generatrice, che genera un costume, un valore, una scelta di campo morale”. La vita e la morte di Carando ci spiegano perfettamente quale fu il “miracolo morale” della Resistenza: “ci fu una sorta di imperativo categorico: essere in pace con la propria coscienza, in un momento nel quale si è chiamati a cogliere un’occasione storica, che non è solo tale per il proprio Paese, ma per ciascuno come individuo. Non ci si potrà rimproverare in futuro di non esserci stati quando ci si poteva essere, in un momento in cui il Paese aveva bisogno di tutto, e aveva bisogno di tutti”.
“Poi vennero i partiti antifascisti, che guidarono la Resistenza – ha concluso Pagano – ma senza l’antifascismo morale degli intellettuali come Carando e dei giovani, i partiti, da soli, non ce l’avrebbero fatta”.
Chi era Ennio Carando
Piemontese nato a Pettinengo ma cresciuto a Bra, si formò come filosofo a Torino, dove fu allievo dei maestri di filosofia morale Erminio Juvalta e Piero Martinetti. Insegnò a Modena, Cuneo, Savona e, dall’ottobre 1942, al Liceo Classico Costa della Spezia. Ovunque formò “comunità” di studenti che diventarono partigiani e furono al suo fianco negli anni della Resistenza. Alla Spezia Carando rappresentò il PCI nel CLN provinciale, di cui fu il trascinatore dal settembre 1943 al luglio 1944, quando il comitato fu scoperto dai fascisti. Il professore, nonostante fosse ormai quasi cieco, decise di salire in montagna per fare il partigiano nel suo Piemonte. Fu ucciso dai fascisti, in seguito a una delazione, il 5 febbraio 1945 a Villafranca Piemonte, insieme al fratello Ettore, ufficiale, e a Leo Lanfranco, operaio della Fiat Mirafiori. Ennio Carando è Medaglia d’Oro al Valor Militare.









