Le PEC dell’INPS sorprendono gli imprenditori: cambia l’inquadramento previdenziale con effetti retroattivi dal 1° luglio. Il direttore Paolo Ciotti: «Servono chiarimenti immediati. Non si possono cambiare le regole senza considerare le conseguenze per chi fa impresa». Giornata turbolenta quella di venerdì 23 ottobre per numerose imprese artigiane dell’impiantistica che, aprendo la propria casella di posta elettronica certificata, si sono trovate davanti a una novità decisamente inattesa. Una comunicazione dell’INPS che annuncia la riclassificazione previdenziale d’ufficio nel comparto impiantistico, con effetti retroattivi dal 1° luglio 2026. Una decisione che rischia di tradursi in nuovi costi, maggiori adempimenti burocratici e possibili complicazioni nella gestione del personale. Una sorpresa tutt’altro che gradita per imprenditori che, da un giorno all’altro, potrebbero trovarsi a fare i conti con obblighi diversi da quelli finora applicati.
A raccogliere le preoccupazioni delle aziende è CNA Massa-Carrara, che attraverso il direttore Paolo Ciotti solleva forti perplessità sulle modalità e sulle possibili conseguenze del provvedimento. A essere interessate sono imprese specializzate nell’installazione e nella manutenzione di impianti elettrici, termoidraulici, delle telecomunicazioni e di altre attività impiantistiche. Un comparto costituito nel nostro territorio prevalentemente da piccole realtà artigiane, già alle prese con l’aumento dei costi di gestione, la carenza di personale qualificato e margini economici sempre più ridotti.
«Le imprese hanno bisogno di certezze, non di scoprire improvvisamente, attraverso una PEC, che il proprio inquadramento previdenziale è stato modificato d’ufficio, peraltro con effetti retroattivi. Non mettiamo in discussione la necessità di applicare correttamente le norme, ma riteniamo inaccettabile che decisioni di questo tipo possano ricadere sulle aziende senza un’adeguata valutazione delle attività effettivamente svolte e delle conseguenze economiche che potrebbero derivarne», sottolinea Paolo Ciotti, direttore di CNA Massa-Carrara.
Il problema, infatti, non è soltanto formale. Il passaggio dall’impiantistica all’edilizia può comportare differenti obblighi contributivi e amministrativi, con possibili riflessi sugli adempimenti contrattuali e, in determinate circostanze, anche sui requisiti per il mantenimento della qualifica artigiana. A preoccupare è soprattutto la decorrenza retroattiva, che potrebbe imporre alle imprese verifiche e adeguamenti relativi a periodi già trascorsi, con il rischio di dover sostenere oneri non preventivati.
«Non si può generalizzare. Il settore dell’impiantistica comprende attività molto diverse tra loro e ogni impresa deve essere valutata per quello che concretamente fa. Il rischio è di penalizzare aziende che hanno sempre operato correttamente, rispettando gli obblighi previsti e investendo nella qualificazione professionale e nella sicurezza. Non possiamo permettere che un automatismo amministrativo finisca per creare nuove difficoltà a chi lavora e produce», evidenzia Ciotti.
Da qui la richiesta di chiarimenti urgenti all’INPS, con particolare riferimento ai criteri utilizzati per la riclassificazione, agli effetti contributivi e alle modalità attraverso le quali le imprese potranno chiedere una revisione dell’inquadramento qualora non rispecchi la loro effettiva attività.
«È indispensabile che vengano fornite indicazioni chiare e uniformi, evitando interpretazioni differenti e garantendo alle aziende tempi e strumenti adeguati per verificare la propria posizione. Soprattutto, occorre scongiurare che la retroattività del provvedimento si traduca in un aggravio economico ingiustificato. Le imprese non possono essere chiamate a sostenere le conseguenze di situazioni che non dipendono dalla loro volontà», prosegue il direttore.
CNA Massa-Carrara sta seguendo la vicenda attraverso i propri livelli nazionali, con l’obiettivo di ottenere risposte e individuare le necessarie forme di tutela. Una questione che si inserisce in un contesto già complesso per le piccole aziende, chiamate a confrontarsi con costi crescenti, nuove esigenze tecnologiche e una continua evoluzione degli obblighi normativi.
«Da una parte chiediamo agli imprenditori di investire, innovare, assumere personale e contribuire alla transizione energetica; dall’altra rischiamo di metterli di fronte a nuovi adempimenti e costi che non avevano potuto programmare. È una contraddizione che non possiamo ignorare. Gli impiantisti rappresentano un patrimonio di competenze fondamentale per il nostro territorio e meritano condizioni di lavoro certe, non ulteriori ostacoli burocratici», conclude Paolo Ciotti. «Non chiediamo privilegi né deroghe, ma regole comprensibili, applicate con equilibrio e soprattutto aderenti alla realtà delle imprese. Perché la certezza delle regole non è un favore agli imprenditori, ma una condizione indispensabile per continuare a fare impresa».
Invitiamo pertanto le imprese interessate a verificare la propria posizione contributiva e a valutare, con il supporto dei vostri consulenti, la sussistenza dei requisiti necessari per presentare la dichiarazione e richiedere il ripristino del precedente codice autorizzativo.









