Nasce in Lunigiana il ‘Laboratorio sulle domande impertinenti’: servizi e operatori insieme per leggere i nuovi bisogni sociali. Si è svolto alcuni giorni fa, nella Sala Tobagi di Aulla, il primo Laboratorio di ricerca–intervento sulle domande impertinenti, un incontro molto partecipato che ha visto la presenza di numerosi operatori dei servizi sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali, territoriali e ospedalieri della Lunigiana. L’iniziativa si è aperta con i saluti istituzionali di Roberto Valettini, Presidente della Società della Salute Lunigiana e di Liano Gia, primario di chirurgia, ed è stata realizzata grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. “È stato il primo appuntamento - dichiara Marco Formato, direttore della Sds - che la Società della Salute ha voluto inaugurare, grazie al supporto di Icaro – Centro per la promozione di una cultura di comunità, per favorire lo sviluppo di un sentimento di appartenenza, a partire dalla condivisione di questioni inedite che incontriamo nel rapporto con una domanda sociale che cambia. Grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, che ha finanziato il progetto ‘Abitare la Lunigiana’, siamo al lavoro per favorire la costruzione di contesti affidabili come risposta al sentimento di isolamento che viviamo tutti, in questo momento storico: i pazienti con cui entriamo in rapporto e gli stessi operatori”. Il Laboratorio nasce per interrogarsi su quelle richieste che arrivano ai servizi ma che non rientrano pienamente nei percorsi tradizionali di intervento. “E’ una tappa importante - spiega Viviana Fini, psicologa della UOC di Psicologia di Continuità Ospedale–Territorio e rappresentante di Icaro - di un lavoro iniziato circa due anni fa con la ricerca sul desiderio degli anziani. Da quell’esperienza abbiamo messo a fuoco che ai servizi arrivano domande che forse non corrispondono totalmente alla loro finalità e per le quali non esiste un percorso previsto. Per l’utenza questo può diventare causa di smarrimento e disperazione, traducendosi in reattività o in allontanamenti problematici, che poi si trasformano in ritorni ancora più difficili da trattare. Per i servizi, invece, può affermarsi una logica difensiva, che reifica l’idea dell’utente come pericoloso: un vissuto che rischia di trasformarsi in una profezia che si auto-avvera. Le “domande impertinenti” parlano quindi di un rapporto inedito tra domanda e servizi che riteniamo vada esplorato, perché racconta una realtà in cambiamento. Esplorarle significa riconoscere loro un potere di parola: la possibilità di dire qualcosa non solo su chi sei, ma anche sul contesto che condividiamo, sentendo così che lo stiamo costruendo insieme. Abbiamo compreso che la perdita di potere di parola è alla base dei processi di desocializzazione e del vissuto di isolamento che caratterizza la nostra contemporaneità e che accomuna utenza e operatori. In questo lavoro ci accompagna lo Studio di Psicosociologia di Roma: il Laboratorio è anche l’occasione per mettere alla prova i criteri individuati per interpretare queste domande”. Il percorso è portato avanti dal Gruppo Affari Impertinenti, formato da referenti dei diversi servizi, attivo da settembre 2025. A sostenere il progetto fin dagli esordi è Patrizia Fistesmaire, direttrice della UOC di Psicologia di Continuità Ospedale–Territorio. “L’intervento a supporto dello sviluppo di una comunità - ha detto - costruisce le premesse perché la comunità possa fermarsi e pensare insieme il senso del proprio operare. Quando si lavora sulle relazioni si promuove una partecipazione affettiva alla vita sociale, ci si interroga continuamente su ciò che include e ciò che esclude, su come distribuiamo valore e riconoscimento, come mostra l’intervento in atto in Lunigiana”. Il Gruppo Affari Impertinenti tornerà a riunirsi nei prossimi giorni, per elaborare quanto emerso durante il Laboratorio e proseguire il lavoro. È già previsto un secondo incontro pubblico nel mese di giugno, che rappresenterà una nuova occasione di confronto e restituzione.








