C’è anche Batman nella sfilza di simboli apposti sulle porte dei bagni della scuola Its Eat Academy di Grosseto, salita agli onori della cronaca – come probabilmente era nelle intenzioni degli ideatori della provocazione– come esempio di inclusione per la comunità gender arcobaleno. Undici simboli per sottolineare che loro – gli ideatori, ovvio, ma anche il preside della scuola che ha dato il permesso e, soprattutto anche il presidente della provincia di Grosseto, Francesco Limatola, che con tanto di fascia istituzionale al collo si è fatto un selfie a favore di…cesso, inclusivo, però – credono fermamente che l’inclusione debba partire anche dai bagni pubblici, così squallidi e discriminatori, che si dividono solo tra toilet per uomini e toilet per donne, più, a volte, la sacrosanta opzione dedicata unicamente ai portatori di handicap. E quindi ecco la neutral gender toilet, cioè un bagno unico per tutti, e per sottolineare quel ‘tutti’ ci hanno infilato i simboli di Batman, Zorro, una Sirena, C3PO il robottino nano di Guerre Stellari, un alieno (o un guerriero dell’Impero, sempre di Guerre Stellari – forse hanno guardato War Games una volta di troppo?) e altre sagome copincollate dagli emoticon di whatsapp, tra cui, per caso, anche un uomo, una donna e un portatore di handicap. Cioè, traducendo: siccome la scritta neutral gender toilet potrebbe non essere compresa, mettiamoci i simboli della qualunque, affinchè sia chiaro che nei bagni pubblici non sia più fatta la distinzione, discriminatoria, tra donne e uomini. Perché ci sono i gay, i trans, chi si sente un cavallo, chi vuol essere trattato da cane al guinzaglio, chi è convinto di volare come Batman, chi sfregia gli altri con le zeta come Zorro e nessuno deve sentirsi offeso dal dover scegliere se andare in un bagno per donne o in quello per uomini. La notizia, accolta come un successo da estendere ovunque, dalla comunità Lgbtqr + plas (che fa tanto scena e tanto scemi perchè leggono il latino con la pronuncia inglese, sbagliata), è invece arrivata alla maggior parte della gente come l’estrema espressione del delirio gender, bollata come ‘ultima follia’ e derubricata come ennesimo affondo nel ridicolo, di cui si ricoprono, con sempre maggiore frequenza, tutte le vittime del pendolo sociale, cioè quelli che partendo da una posizione, a volte anche condivisibile, la estremizzano a tal punto da finire nel paradosso opposto e insostenibile. Tanta è la foga di ribadire che non si deve discriminare nessuno, che si opera una penalizzazione enorme nei confronti di una parte enorme della popolazione: le donne, per l’appunto. Sì, quelle che gli stessi talebani dei diritti solo a parole, celebrano nelle giornate contro la violenza di genere con le scarpette rosse, le panchine rosse, le targhette rosse senza mai arrossire di vergogna per l’incoerenza che poi palesano sostenendo scemenze come i bagni no gender. Perché il pendolo non si ferma mai a metà della sua oscillazione e deve andare diretto all’estremo opposto. Se si fermasse al centro, in un mondo che ritrova il buon senso, dovrebbe riconoscere che, al netto del diritto di ognuno di sentirsi ciò che vuole: maschio, femmina, cavallo, Batman, Darth Vader o Obi Wan Kenobi, c’è una fondamentale, imprescindibile, innegabile, distinzione nel caso dei bagni pubblici: quella tra chi ha un pene e chi non ce l’ha. Se dire uomo o donna, risulta discriminatorio, bypassiamolo, ma non semplifichiamo l’utilizzo dell’organo che serve per urinare, che è solo binario: o pene o vagina, tertium non datur, a meno di dotare tutti di simpatici e dolorosissimi cateteri. E la modalità di secrezione dei due soli organi con cui è possibile urinare è opposta: in piedi gli uomini, spruzzando ovunque, sedute le donne, centrando il vaso. Il bagno no gender in cui pisciano sia i portatori di pene, sia le portatrici di vagina crea un grande danno solo alle donne che devono sedersi sugli schizzi di urina del portatore di pene che, magari, ha usato la neutral toilet prima di loro. E non fa alcuna differenza se il portatore di pene porta il tacco 14 ed è truccato meglio di una donna: sempre quello strumento usa per pisciare. Quindi non è affatto una prova di inclusività il cesso per tutti della scuola di Grosseto, piuttosto è la discriminazione di tutte le portatrici di vagina (e anche dei portatori di handicap, che ugualmente devono sedersi sulla tazza per fare i loro bisogni) che, sicuramente, non useranno il bagno di Batman &co, e saranno costrette a spostarsi in un luogo che abbia ancora un po’ di buonsenso e mantenga i bagni per uomini e quelli per donne, separati.
L’estremo delirio dell’inclusività: i bagni no gender che penalizzano solo le donne
Scritto da Vinicia Tesconi
Parliamone
24 Maggio 2026
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