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Scritto da Redazione
Politica
08 Ottobre 2026

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Anche il consigliere della Lista Ferri Filippo Mirabella ha mostrato molte perplessità sul nuovo corso di laurea in partenza al CarMi: "In Consiglio comunale nella giornata di martedì 6 ottobre, sono stati approvati gli investimenti per dare definitivamente gambe al nuovo corso di laurea triennale dell'Università di Pisa in Ingegneria delle tecnologie digitali.Quando il Ministero dell'Università e della Ricerca, attraverso il procedimento di accreditamento, autorizza l'attivazione di un nuovo corso universitario e di una sede decentrata, l'obiettivo strategico dovrebbe essere quello di creare un hub capace di generare attrattività, indotto e valore formativo sul territorio.Partire con 10 soli iscritti non è semplicemente un dato aneddotico o una curiosità da social: è un dato che, a nostro parere, mette seriamente in discussione la valutazione preventiva della domanda potenziale. Aprire un corso universitario significa mobilitare docenti, personale tecnico-amministrativo, infrastrutture logistiche e risorse economiche. Garantire tutto questo per 10 studenti pone inevitabilmente un interrogativo sulla proporzione tra le risorse impegnate e il numero degli studenti effettivamente raggiunti, e sui criteri di efficienza e sostenibilità dell'operazione.

La responsabilità politica della giunta Arrighi sta proprio qui: nell'aver puntato fortemente su un progetto presentato come strategico per il territorio senza che, almeno alla luce dei primi numeri, siano state confermate le aspettative di attrattività e di risposta da parte degli studenti. Un progetto di questa portata avrebbe dovuto essere accompagnato da una riflessione altrettanto rigorosa sulla domanda effettiva, sulla capacità di attrarre giovani anche da fuori provincia e sul rapporto tra le risorse impegnate e i risultati concretamente raggiunti.Trasformare l'alta formazione in un obiettivo da rivendicare sul piano politico rischia di depotenziare l'idea stessa di Università, trasformando quello che avrebbe dovuto essere un potenziale volano di sviluppo in un progetto che rischia di rimanere lontano dagli obiettivi di attrattività con cui è stato presentato.

La notizia è di quelle che fanno riflettere: Ingegneria alla Padula parte, secondo quanto emerso e riportato, con appena 10 iscritti. Non 80, non 40, ma una decina. Un dato che, se confermato, impone una riflessione sulla capacità del progetto di raggiungere gli obiettivi di attrattività e di risposta alla domanda studentesca che ne hanno accompagnato la nascita.

L'operazione, fortemente sostenuta dall'amministrazione Arrighi e presentata come una svolta per il territorio, deve oggi misurarsi con numeri iniziali che appaiono molto lontani dalle aspettative dichiarate. C'era una volta il sogno di fare di Carrara un polo universitario attrattivo, capace di intercettare i giovani e dare respiro al futuro del territorio. Oggi, davanti ai primi numeri, quel sogno rischia di assomigliare più a una promessa ancora tutta da dimostrare che a una svolta già realizzata.Con 10 matricole iniziali, è inevitabile interrogarsi sulla distanza tra le ambizioni dichiarate per il nuovo polo universitario e la risposta registrata nella sua prima fase di avvio.Mentre dalla Giunta Arrighi ci si aspetterebbe una riflessione sull'opportunità e sui costi di un'operazione del genere a fronte di questi numeri, resta il dato di un progetto che, almeno nella sua fase iniziale, appare molto lontano dalle aspettative dichiarate.Resta da capire quale valutazione la sindaca Arrighi intenda dare di questi primi numeri e se ritenga ancora adeguato il rapporto tra investimento sostenuto e risposta iniziale degli studenti.La vicenda si fa ancora più complessa e solleva interrogativi di natura politica, economica e culturale. Non siamo di fronte soltanto a un problema di numeri, ma anche alla necessità di valutare se l'impiego di risorse economiche e di spazi comunali sia proporzionato ai risultati iniziali del progetto.

Il piano portato avanti dall'amministrazione Arrighi per insediare il corso universitario, legato all'Ateneo di Pisa e sostenuto da importanti fondazioni e soggetti del territorio, prometteva di diventare un motore di innovazione, giustificando così l'investimento finanziario. Tuttavia, i costi materiali e immateriali di questo progetto iniziano a pesare sul bilancio della città. Infatti, in Consiglio la sindaca Arrighi aveva illustrato gli impegni del Comune di Carrara: "La messa a disposizione della struttura; la manutenzione ordinaria e straordinaria; il pagamento delle utenze; le pulizie; il servizio di portierato ed un contributo annuo di 75.000 euro".L'attivazione di un corso universitario comporta l'impiego di strutture, servizi, personale e risorse economiche, con un impegno finanziario che nel caso di Carrara coinvolge direttamente anche il bilancio comunale.Il punto più critico però riguarda il CARMI e non se ne è parlato: un'istituzione culturale nata grazie a importanti finanziamenti della Regione Toscana, la cui operatività e disponibilità degli spazi sono state compresse per fare posto alle aule e ai laboratori universitari.

Questo scenario evidenzia una sequenza di criticità strutturali:

• Spostamento delle priorità culturali: Sacrificare e comprimere uno spazio espositivo regionale per fare posto a un corso universitario che, almeno nella fase di avvio, registra un numero di iscritti molto inferiore alle aspettative iniziali significa mettere in discussione l'equilibrio tra l'offerta culturale cittadina e il ritorno formativo atteso dal nuovo progetto.

• Incompatibilità delle risorse: Gli investimenti e le risorse economiche destinate al progetto rischiano di tradursi in una spesa con un impatto strategico molto inferiore a quello annunciato, lasciando il dubbio che l'immagine del progetto abbia finora corso più velocemente dei suoi risultati concreti.

• Criticità nella programmazione: La scelta dell'amministrazione Arrighi solleva interrogativi sulla visione complessiva della programmazione, perché il perseguimento del "polo universitario" ha comportato una significativa riorganizzazione degli spazi culturali esistenti, senza che i primi numeri degli iscritti consentano ancora di verificare la sostenibilità e l'effettiva ricaduta del nuovo progetto.

Il caso di Ingegneria alla Padula si configura dunque come un classico esempio di corto circuito amministrativo: si comprimono spazi e funzioni di un presidio culturale esistente per fare posto a un'infrastruttura universitaria che, al momento dell'avvio, appare decisamente sovradimensionata rispetto al numero iniziale degli studenti. Ma a fronte di tutto ciò Arrighi elenca i finanziamenti del comune: 300.000 euro per l'impianto termico; 75.000 euro per l'anno 2026; 150.000 euro per l'acquisto degli arredi; 300.000 euro per le opere di manutenzione straordinaria; 25.620 euro per la connessione wi fi, 8.500 € per il contributo dei bus; 25.000 per le spese di gestione 2026; 75.000 euro per il contributo 2027; 75.000 euro per il contributo 2028; 80.000 euro per le spese di gestione 2027; 80.000 euro per le spese di gestione 2028; 90.000 euro per il completamento delle opere per la struttura; 110.000 euro per i lavori necessari sul parco di cui usufruirà anche l'università.Le somme già quantificate e riportate nel piano economico-finanziario e negli stanziamenti approvati ammontano, secondo la ricostruzione presentata in Consiglio, a circa 1,249 milioni di euro, mentre ulteriori somme relative alle annualità 2029 e 2030 dovranno essere stanziate successivamente.Parliamo quindi di circa 1 milione e 249 mila euro di risorse già quantificate. Dividendo questa cifra, puramente come dato matematico, per i 10 iscritti iniziali, si arriva a circa 124.912 euro per studente. Caspita, una cifra che, da sola, dovrebbe far riflettere sul rapporto tra le risorse impegnate e la risposta iniziale del progetto.E se quei 10 studenti non fossero neppure, almeno in parte, residenti a Carrara? È un interrogativo che sarebbe interessante poter chiarire, perché il progetto è stato presentato anche come strumento di attrazione e di ricaduta sul territorio".

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