La notizia di queste ore circa l'apertura di una fase di trattativa finanziaria con un "processo competitivo" per salvare la società "The Italian Sea Group" caduta in una grave crisi economica, non è un buon segnale per il nostro territorio che ancora una volta viene escluso da ogni decisione sul suo futuro.La trattativa aperta è ancora più fosca di quanto ci si potesse aspettare. Prima di tutto si apre ad uno spezzatino delle attività del gruppo, dai cantieri di Carrara a quelli di La Spezia che potrebbero avere acquirenti differenti. Non c'è il benché minimo piano industriale e questo naturalmente suona come un campanello d'allarme per la questione occupazionale.Nel frattempo il cantiere si sta svuotando di personale e professionalità, ci risultano essere poco più di 100 le persone che hanno cessato il loro rapporto di lavoro con TISG e tre quarti di loro per dimissioni volontarie. Che tiri una brutta aria lo si capisce anche da questo.Ancora una volta subiamo le scelte scellerate del passato, le cessioni di sovranità sui beni comuni del nostro territorio, la leggerezza con la quale sono state affrontate le crisi aziendali: ma pare che tutto questo non abbia insegnato nulla. La storia è buona maestra e ha cattivi allievi che oggi si defilano e lasciano che siano gli stessi attori del danno a gestire la fase di crisi.
Rifondazione Comunista di Massa,all'interno del Polo Progressista e di sinistra, ha chiesto che si svolgesse un consiglio comunale straordinario sul tema, che si ascoltassero i sindacati, che si aprisse un dibattito pubblico sul tema: siamo ancora in attesa di risposte, nel silenzio della maggioranza e del centro sinistra. E non è che dalla sponda Carrara le cose vadano molto meglio, la politica fa sentire la sua assenza di fondo e fa mancare l'appoggio ai sindacati che si trovano di fatto isolati rispetto al contesto territoriale.Capiamo benissimo che sia complesso, articolato, difficile andare a mettere le mani in una situazione confusa come quella che si è creata nella società TISG dopo che per anni si è partecipato a tutte le feste di gala organizzate all'interno del cantiere con nomi di spicco dello spettacolo e della politica, dove non è mai mancata l'occasione per postare sui social la propria compiacenza verso un certo mondo, avallando anche le scelte industriali peggiori, anche quelle che colpivano direttamente i lavoratori. Ora che quel mondo è crollato è dura ammettere di avere sbagliato ed essere stati "ammaliati" dal lusso e dal bel mondo patinato della nautica dei miliardari.Come Rifondazione Comunista di Massa guardiamo a tre cose essenziali: ai 400 lavoratori diretti rimasti, ai 1500 dell'indotto che non potranno godere degli ammortizzatori sociali, sempre che verranno concessi, alle concessioni pubbliche portuali che sono un bene comune collettivo e che rischiano nuovamente di essere svendute per salvare il fondo schiena a chi per anni nel nostro territorio ha fatto utili finanziari da capogiro.