I seggi hanno chiuso alle 15 di oggi, lunedì 25 maggio, nei tre comuni della provincia di Massa-Carrara chiamati al voto: Montignoso, Pontremoli e Villafranca in Lunigiana. Il quadro che emerge dallo spoglio non riserva sorprese sul piano politico, ma offre più di uno spunto di riflessione se si guarda ai numeri della partecipazione. Il filo conduttore di questa tornata è la continuità amministrativa: in tutti e tre i comuni vincono le liste collegate alle amministrazioni uscenti, a conferma di un elettorato che — quando si presenta alle urne — tende a premiare chi già conosce. Il problema, però, è proprio quel "quando": l'astensionismo si consolida come fenomeno strutturale, non occasionale.
Montignoso: Nardi Perna travolge la concorrenza
A Montignoso l'affluenza si ferma attorno al 50 per cento, quasi sei punti sotto rispetto alle precedenti amministrative. Un calo significativo, che riduce la base su cui misurare i consensi. Tra chi ha votato, la scelta è stata però inequivocabile: Alberto Nardi Perna, candidato di centro-sinistra con la lista "Crescere Montignoso", ha raccolto il 73,26% delle preferenze, pari a circa 3.143 voti. Un risultato che va letto come una valutazione netta e positiva del lavoro svolto dall'amministrazione Lorenzetti, più che come un semplice voto di appartenenza.Dall'altra parte il risultato lascia più di una domanda aperta. Piergiuseppe Cagetti si ferma al 26,74%, per un totale di 1.147 voti, presentandosi sotto le spoglie di una lista civica. Una scelta che a Montignoso in molti hanno letto come un tentativo di allargare il consenso oltre i confini tradizionali dello schieramento di riferimento. Tentativo che, numeri alla mano, non ha prodotto i risultati sperati. Chi ha sostenuto questa candidatura dovrà ora fare i conti con un'analisi onesta: non tanto sulla sconfitta in sé, quanto sulle ragioni profonde di un distacco così netto tra le aspettative e l'esito delle urne.
Pontremoli: Cocchi e il centro-destra confermano la presa sul territorio
A Pontremoli la geografia politica non cambia. Pietro Camillo Cocchi viene eletto sindaco con circa il 70 per cento dei voti, grazie alla lista "Cara Puntremal". Elena Battaglia, candidata civica di centro-sinistra con "Pontremoli Bene Comune", si ferma attorno al 30 per cento.
Il dato merita un'analisi più attenta del semplice rapporto vincitori-sconfitti: un consenso così ampio, in un comune con una storia politica articolata, indica che Cocchi ha saputo costruire un rapporto di fiducia che va oltre i confini tradizionali del centro-destra. Non è un risultato scontato, e non andrebbe liquidato come tale.
Villafranca in Lunigiana:
Bellesi conquista il terzo mandato
Il caso più emblematico di questa tornata è forse quello di Villafranca, dove Filippo Bellesi centra il terzo mandato consecutivo con il 56,5 per cento dei voti, contro il 44,5 per cento di Vincenzo Milazzo e della lista "Uniti per Villafranca". Dieci anni alla guida del comune sono un tempo lungo, che normalmente genera usura del consenso. Il fatto che Bellesi ottenga ancora una maggioranza chiara dice qualcosa sulla qualità percepita della sua amministrazione, ma apre anche una riflessione: in piccoli comuni, la personalizzazione del potere locale può diventare un fattore di stabilità o, al contrario, un limite al ricambio delle idee.
Il dato che resta
Al netto dei singoli risultati, la questione che questa tornata lascia aperta è quella della partecipazione. Non si tratta di un problema locale né di un'anomalia: è una tendenza che attraversa la politica italiana a tutti i livelli. I nuovi sindaci si troveranno quindi a dover amministrare non solo le rispettive comunità, ma a interrogarsi su come restituire senso e utilità percepita all'atto del voto. Perché una vittoria ottenuta con la metà dell'elettorato è, tecnicamente, legittima. Politicamente, è una vittoria a metà.









