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Scritto da Redazione
Politica
02 Marzo 2020

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Dopo la bacchettata di Baruzzo di Fratelli d’Italia, arriva quella del Pd. L’oggetto è sempre lo stesso: l’insuccesso conclamato della Mostra su Canova fortemente voluta, e pagata profumatamente, dall’assessore alla cultura Federica Forti. E anche il destinatario è sempre lo stesso: l’assessore Forti, appunto, che invece di valutare le critiche al suo operato di fronte a numeri impietosi che le danno torto esposti dal consigliere del Pd Luca Barattini nell’ultimo consiglio comunale, ha voluto replicare, anche in tono piccato, difendendo ovviamente le sue scelte senza, però, rispondere ai quesiti sollevati dai suoi detrattori. E così, in risposta alla sua difesa della mostra, è arrivata oggi un’altra lettera aperta che, nella sostanza ribadisce lo stesso contenuto della prima.

Il gruppo del Pd ha scelto un tono più conciliante ed ironico ma non ha certo evitato di evidenziare i troppi nodi irrisolti della faccenda. A partire dalla questione dei soldi e del numero di visitatori – 160 mila euro, il costo della mostra per meno di 5000 visitatori in sette mesi, di cui oltre la metà non paganti – che sono troppo indicativi del fallimento dell’impresa per poter essere giustificati dall’adagio che le mostre non si misurano in soldi e in biglietti staccati, usato dall’assessore. Il Pd ha ricordato alla Forti che i soldi spesi erano pubblici e che il loro utilizzo deve sottostare a verifiche e controlli in ogni caso. Nella sua difesa la Forti ha citato la definizione di museo dell’International Council of Museums e questo ha dato la stura alla replica del Pd: “Concordiamo, ovviamente, sulla definizione da lei citata ma le consigliamo di rileggersi le raccomandazioni che quella stessa organizzazione rivolge agli amministratori. Il Consiglio Internazionale dei Musei è, infatti, seriamente preoccupato che i costi per le mostre temporanee assorbano le già risicate risorse destinate alle attività primarie dei musei che invece vanno incrementate.”. Il gruppo del Pd ha rigirato il coltello nella piaga puntualizzando, per l’ennesima volta che i numeri della mostra rappresentano una condanna senza appello: “ Il numero dei visitatori ci serve per valutare l’impatto economico, sociale e

culturale dell’evento a livello locale e per capire quante persone da fuori abbiano deciso di venire appositamente per visitare la mostra. Ci serve a capire , sempre per citare il Consiglio Internazionale dei

Musei a Lei caro, se la mostra aiuta la funzione stessa del museo: “uno scrigno che preserva i tesori di quel territorio attraverso l’acquisizione e la conservazione delle testimonianze materiali ed immateriali, ed è emblema del segno di appartenenza di una comunità”.

 

L’analisi della mostra fatta dal Pd riconosce il valore dei curatori e la bellezza della voce di Adriano Giannini, che aveva già fatto la stessa cosa nella mostra “Magister Canova” di Venezia, organizzata dalla stessa ditta scelta per il CarMi. Inoltre il Pd ha anche riconosciuto alla Forti il merito di aver ampliato l’offerta gratuita per i ragazzi ed aver curato la partecipazione dei bambini ai laboratori didattici, condotti con grande passione e professionalità dal personale dei musei. “Ma 5.500 visitatori in sette mesi rimangono comunque un fallimento.” Hanno ribadito dal Pd. E poi l’elenco delle incongruenze: dalla durata spropositata – dieci mesi per una mostra in realtà assai esigua - che non è servita né a far rientrare il comune dell’esborso né a valorizzare realmente il territorio, visto che poco oltre la metà della sua durata, la mostra è stata privata della sua attrazione principale: i gessi dell’Accademia, al giallo relativo proprio a questa decisione di togliere i gessi. La giustificazione usata dalla Forti di una prossima esposizione di marmi e documenti importanti – che non era stata annunciata all’inaugurazione della mostra- ha sollevato, secondo il Pd, più ombre che luce. “ Tutti i visitatori e non solo quelli che verranno negli ultimi mesi della mostra avrebbero potuto apprezzare le importanti novità. Hanno detto dal Pd - E comunque a parte i gessi tolti senza spiegarne il motivo, non pensa che l’esposizione dei documenti dell’Archivio di Stato, del Fondo Sarteschi e

dell’Accademia, per altro già noti agli studiosi, avrebbe dovuto essere resa più accessibile, contestualizzata e spiegata al pubblico dei non addetti ai lavori, a partire proprio dai ragazzi cui rivolge il

suo costante pensiero, per meglio ricreare quel senso di identità culturale e di appartenenza della comunità locale alle cose della città?”. Forti dubbi anche sul catalogo della mostra che, al momento comprende solo ciò che è stato esposto finora: “Se il catalogo è strumento di conoscenza non pensa che

pubblicarlo monco delle importanti novità cui accennava nella sua intervista in risposta al nostro consigliere sia un errore? Pensa di pubblicare un aggiornamento del catalogo, o si tratta di una mostra a step e di un catalogo a fascicoli? Ci scusi, ma questa seconda tranche della mostra ci sembra solo un tentativo ex post di tappare una falla che si è aperta per sua incapacità.”. E poi l’affondo finale: “ Si metta il cuore in pace, assessore, in Italia si tengono migliaia di mostre ogni anno, alcune sono buone, altre sono fallimenti. Si fallisce soprattutto quando ci si infila, senza programmazione adeguata e senza la costruzione di relazioni significative, nella scia degli eventi legati ai vari centenari o al grosso nome, o perché si seguono le altre

città che celebrano quell’artista. Ma se non si hanno originali, se si hanno poche risorse e poche idee, il rischio è che la mostra sia solo una brutta copia di quelle più grandi sullo stesso tema.”.

 

Il Partito Democratico ha ricordato di aver operato scelte importanti in ambito culturale negli anni passati e di aver intenzione di interrogarsi con grande onestà e umiltà sulla rete museale cittadina e valutare la sua capacità di creazione di ricchezza per il territorio, di opportunità di lavoro, crescita culturale della città e intende farlo ascoltando e valorizzando tutte le istituzioni, i singoli soggetti e le associazioni promotrici di

cultura. E con il monito: “ Nella vita non si finisce mai di imparare” ha chiuso la lettera aperta alla Forti.

 

 

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