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Scritto da Carmen Federico
Politica
17 Agosto 2026

Visite: 323

Esistono lingue che vanno ben oltre la loro funzione comunicativa: portano con sé la memoria di intere generazioni, il legame con un territorio, la voce degli anziani. È da questa riflessione che parte l'editoriale dell'onorevole Souad Sbai, pubblicato su Alma News 24, dedicato alla scrittrice Khadija Ikan. Ikan ha scelto di scrivere in amazigh, la lingua berbera, contribuendo a trasformare in parola scritta una cultura che per secoli si è tramandata soprattutto attraverso l'oralità. Come ricorda Sbai, il nome della scrittrice compare nel catalogo dell'Institut Royal de la Culture Amazighe (IRCAM), l'istituto marocchino che documenta le sue opere principali: la raccolta poetica Iludi (2009), Tujjut taqburt (2010) e l'opera narrativa Titrit n tiwudc (2012).
Secondo Sbai, questa scelta non è solo linguistica ma profondamente culturale, perché una lingua "può continuare a vivere nella quotidianità e, allo stesso tempo, rischiare di diventare marginale nello spazio pubblico". Portarla nei libri e nelle scuole significa invece darle nuova visibilità.
L'editoriale ricorda anche il contesto storico: nel 2011 il Marocco ha riconosciuto costituzionalmente l'amazigh come lingua ufficiale, accanto all'arabo. Ma per l'autrice il riconoscimento giuridico da solo non basta — una lingua "vive davvero quando viene parlata, insegnata, utilizzata nei media e nelle istituzioni".
Un altro aspetto sottolineato è il ruolo delle donne in questo percorso letterario: sempre più autrici scelgono l'amazigh per raccontare esperienze personali e collettive, rompendo un'immagine della cultura berbera tradizionalmente legata a figure maschili. Ikan si inserisce in questa trasformazione, dando alla lingua "una voce femminile e letteraria".
Sbai conclude che difendere l'amazigh non significa chiudersi in un'identità esclusiva, ma riconoscere la pluralità culturale del Nord Africa. In un'epoca in cui molte lingue minoritarie rischiano di scomparire, scrivere nella propria lingua diventa "un atto di resistenza culturale" — non fatto di contrapposizione, ma di presenza.
Fonte: Souad Sbai, "Khadija Ikan, la voce berbera di una lingua che resiste", Alma News 24, 16 agosto 2026.

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