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Scritto da Carmen Federico
Politica
14 Luglio 2026

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Lunedì 13 luglio Fratelli d'Italia, Noi Moderati e Udc hanno depositato alla Camera un emendamento alla riforma della legge elettorale (la cosiddetta "Stabilicum") che introduce, per la prima volta nel testo, la possibilità per gli elettori di esprimere preferenze. L'iniziativa non è stata sottoscritta dagli altri due partiti della coalizione, Lega e Forza Italia, aprendo una frattura interna a pochi giorni dal voto d'Aula.

Il contenuto della norma

Il meccanismo proposto prevede sette nomi in scheda per ogni lista: un capolista bloccato, scelto dai partiti, seguito da altri sei candidati in ordine alternato di genere. L'elettore potrà barrare fino a tre preferenze, ma solo tra i candidati diversi dal capolista; se ne esprime più di una, queste dovranno riguardare candidati di sesso diverso, pena l'annullamento automatico della seconda e terza preferenza. Nessun candidato potrà comparire in più di cinque collegi plurinominali. In caso di elezione in più collegi, il capolista viene proclamato dove la lista ha ottenuto la percentuale più bassa, mentre un candidato non capolista viene proclamato dove ha raccolto la quota di preferenze più alta.
Il quotidiano Il Foglio riporta il testo dell'emendamento, che introduce queste regole di espressione e validità del voto direttamente nell'articolato normativo. Il sito di fact-checking Pagella Politica descrive il risultato come un sistema di liste "semiaperte": i partiti mantengono il controllo sul capolista, mentre gli elettori determinano l'ordine di elezione degli altri candidati.

Perché Lega e Forza Italia non firmano

Secondo la ricostruzione de Il Post, la resistenza di Lega e Forza Italia ha motivazioni essenzialmente numeriche: sondaggi alla mano, i due partiti eleggerebbero pochissimi parlamentari tramite preferenze rispetto a Fratelli d'Italia, che nella coalizione è nettamente il più forte. Questo renderebbe difficile trovare candidati disposti a sostenere campagne di preferenza costose — talvolta decine o centinaia di migliaia di euro — sapendo di partire senza reali chance di elezione. Quotidiano Nazionale riferisce inoltre che, secondo le simulazioni circolate nella maggioranza, il meccanismo delle preferenze finirebbe per incidere soprattutto sui due partiti maggiori del panorama politico (FdI e Pd), lasciando relativamente al riparo le sigle minori — un argomento che gli estensori del testo userebbero per provare a rendere la misura più accettabile a Lega e Forza Italia.
Nonostante il mancato accordo formale, secondo Quotidiano Nazionale Matteo Salvini si è detto personalmente disponibile ad accettare le preferenze, ricordando di essere sempre stato eletto sia alle europee sia alle comunali di Milano proprio con questo sistema; più caute le posizioni di Forza Italia.

Il fronte delle opposizioni

Sul lato opposto dello schieramento, la vicenda ha messo in imbarazzo anche le opposizioni. Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione di Fratelli d'Italia, ha attaccato il Partito Democratico per non aver depositato un proprio emendamento sulle preferenze nonostante mesi di critiche alla maggioranza sul punto, arrivando a ironizzare — come riportato da Fanpage — sulla possibilità che l'emendamento del PD sia stato "smarrito". Diversa la scelta del Movimento 5 Stelle, che secondo Zazoom ha presentato un proprio emendamento sulle preferenze, discostandosi dalla linea comune delle opposizioni.

Lo scenario in Aula

Il nodo politico resta il voto segreto, che può essere richiesto da venti deputati su alcuni punti della legge elettorale. Diverse fonti, tra cui L'Opinione, segnalano che anche all'interno di Fratelli d'Italia esistono resistenze sul merito e sul metodo della proposta, rendendo incerto l'esito del voto anche nella maggioranza relativa. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto compattezza alla coalizione, mentre il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi si è detto fiducioso che "il centrodestra troverà una sintesi nelle prossime ore".

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