Souad Sbai, responsabile del dipartimento integrazione comunità straniere e pari opportunità della Lega, interviene sul tema del convegno "Il costo dell'islamofobia in Italia", in programma a Roma il 19 e 20 settembre, promosso dalla Comunità islamica di Roma e dall'associazione Promus.
𝗦𝘂𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗲 "𝗶𝘀𝗹𝗮𝗺𝗼𝗳𝗼𝗯𝗶𝗮". Sbai contesta l'uso di questa parola, sostenendo che venga impiegata per zittire chi denuncia l'avanzata dell'islamismo, descritto non come una semplice fede religiosa ma come un progetto politico, sociale ed economico strutturato e di lungo periodo. Nota un cambiamento nel linguaggio nel tempo: un tempo si parlava di "razzismo", oggi lo stesso tipo di critica viene etichettato come "islamofobia".
𝗦𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗻𝗱𝗶𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗲𝗴𝗻𝗼. Interpellata sulla grafica dell'evento — che accosta simboli come il Colosseo e la Cupola di San Pietro a un'immagine ambigua che ricorda una mano con dita a forma di pistola e coltello — Sbai la definisce ben camuffata ma potenzialmente pericolosa, in particolare per l'effetto che può avere sui giovani.
𝗦𝘂𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶. Uno dei nodi centrali toccati riguarda la provenienza dei fondi che sostengono queste reti: Sbai afferma di porre da anni la domanda su chi finanzi concretamente la Fratellanza musulmana e le realtà a essa collegate, sottolineando l'esistenza di rapporti economici e politici tra l'Italia e alcuni Paesi esteri, che a suo avviso vanno tenuti distinti dai flussi di denaro diretti verso persone e organizzazioni specifiche, in quanto talvolta legati a interessi particolari.
𝗦𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗶𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁à 𝗿𝗲𝗹𝗶𝗴𝗶𝗼𝘀𝗮 𝗲 𝗶𝘀𝗹𝗮𝗺𝗶𝘀𝗺𝗼. Sbai afferma che la libertà religiosa va garantita senza riserve, ma traccia una linea netta con l'islamismo, che descrive come un progetto contrario al principio di uguaglianza e orientato a costruire sistemi paralleli e separati nella società: cita a titolo di esempio la carne halal, la cosmetica halal, i libri halal e il velo, sostenendo che il vero obiettivo di fondo sia il controllo delle comunità musulmane stesse.
𝗦𝘂𝗹𝗹'𝗶𝗻𝗳𝗶𝗹𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁à. Secondo Sbai, l'islamismo avrebbe già fatto ingresso nella politica italiana, con l'obiettivo di penetrare anche nella scuola e più in generale in tutti i livelli della società, riuscendoci in parte. Collega questo fenomeno anche a dinamiche di corruzione, sostenendo che diverse persone possano essere sensibili a determinati interessi.
𝗦𝘂𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. Sbai mette in guardia dal liquidare gli episodi di violenza compiuti da singoli attentatori come semplici casi di follia individuale, sostenendo che dietro vi sia spesso un disegno ideologico. Cita a supporto episodi avvenuti in Francia, Belgio e Inghilterra. Ritiene prioritario intervenire precocemente su donne, bambini e ragazzi, attraverso il controllo dei finanziamenti e delle strutture, per contrastare i processi di radicalizzazione, che giudica molto difficili da invertire una volta avviati.
𝗦𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗲 𝗶𝘀𝗹𝗮𝗺𝗶𝘀𝗺𝗼. Sbai parla di una forte unione tra una certa area della sinistra e l'islamismo, sostenendo che vi sia una propaganda diretta in particolare verso i giovani, e che questo la colpisca specialmente vedendo esponenti della sinistra manifestare vicinanza a simboli come le bandiere di Hamas ed Hezbollah.
Fonte: Il Tempo, 13 settembre 2026 (intervista di Gaetano Mineo a Souad Sbai).
"L'islamismo è già dentro la politica": l'intervista a Souad Sbai
Scritto da Carmen Federico
Politica
14 Settembre 2026
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