Arriva da Apuane Libere una riflessione sui recenti accordi tra sindacati e settore lapideo: "Apprendiamo con attenzione della recente intesa raggiunta tra sindacati (Cgil, Cisl, Uil) e Confindustria Toscana Centro per il rinnovo del contratto integrativo del comparto lapideo di Massa-Carrara. L'accordo prevede giornate aggiuntive di permesso a parità di salario, l'aumento delle indennità di disagio e della presenza lavorativa, e un rafforzamento del welfare aziendale.Come Apuane Libere non possiamo che riconoscere la legittimità delle richieste sindacali su condizioni di lavoro, sicurezza e retribuzione: chi lavora in cava affronta rischi reali e merita tutele concrete. Non è questo il punto in discussione.Il punto è un altro: rendere più sostenibile il lavoro in cava non rende sostenibile l'estrazione in sé.Ogni accordo che consolida e struttura il modello estrattivista attuale, anche quando lo fa migliorando le condizioni di chi ci lavora, rinvia la domanda che invece andrebbe posta con urgenza: quanto marmo si può ancora estrarre dalle Alpi Apuane senza compromettere in modo irreversibile falde acquifere, ecosistemi e la stessa vivibilità dei territori a valle?Da anni denunciamo che gran parte del materiale asportato dal monte non è destinato a usi artistici o di pregio, ma a produzioni a basso valore aggiunto come carbonato di calcio per l'industria chimica, cosmetica, edilizia, che generano profitti enormi a fronte di un'occupazione locale sempre più ridotta rispetto ai volumi estratti. È un modello che consuma la montagna più velocemente di quanto restituisca lavoro e ricchezza al territorio.Per questo chiediamo a sindacati, imprese e istituzioni di allargare lo sguardo oltre il singolo rinnovo contrattuale.Non basta rendere più dignitoso un lavoro se quel lavoro è legato a un'attività che ha una scadenza scritta nella roccia stessa. Serve costruire, da subito e non quando il territorio sarà irrimediabilmente compromesso, un percorso serio di riconversione economica e occupazionale che tenga conto del valore inestimabile naturale e di biodiversità delle nostre Apuane
Continuare a negoziare solo cifre e giornate di permesso, senza mai mettere in discussione i volumi e le modalità di escavazione non è, a nostro avviso, nell'interesse reale dei lavoratori. È nell'interesse di chi vuole che tutto rimanga com'è ancora per qualche altro contratto.Le Alpi Apuane non hanno un contratto integrativo a tutelarle. Continueremo a chiedere, con i nostri strumenti (ricorsi, denunce, mobilitazione pubblica) che la politica smetta di rincorrere l'emergenza contrattuale e affronti finalmente la vera partita: il futuro, oltre l'estrazione, di questa montagna e di chi ci vive".