Il consigliere della lista Ferri, Filippo Mirabella, ha commentato l'annuncio della modifica dell'articolo 21 fatta dal sindaco Serena Arrighi: "I lavoratori del marmo in questo periodo sono passati dalla fatica quotidiana alla sopravvivenza della filiera perchè, va ribadito, il marmo di Carrara vive grazie a tutte le imprese, grandi e piccole, ai lavoratori e alle loro famiglie, che ogni giorno affrontano sfide enormi per mantenere viva una tradizione millenaria. Il riconoscimento è doveroso: accettare questa proroga, pur nelle difficoltà, è un atto di sopravvivenza e responsabilità. Senza queste aziende e senza questi lavoratori, la filiera marmo sarebbe già sparita. La delibera sulla proroga di due anni della lavorazione in loco del Sindaco Arrighi dimostra debolezza e rinvia i problemi. La delibera addirittura è stata emendata per correggere l'atto in quanto non conteneva alcuna motivazione concreta, limitandosi a parlare di una “piccola modifica”. Questo vuoto amministrativo evidenzia la debolezza della gestione Arrighi: un atto senza motivazione è di fatto fragile e privo di visione politica. Il problema, però, ha radici più profonde. Dire che si tratta di una 'piccola modifica' è un insulto all'intelligenza di chi lavora. Non esistono piccole modifiche quando in ballo c'è la sopravvivenza di centinaia di famiglie. La verità è che il comune di Carrara sta tenendo in ostaggio il settore: da una parte impone vincoli teorici (il 50 per cento di lavorazione in loco), dall'altra non offre nemmeno un metro quadro di infrastrutture pubbliche o agevolazioni per permettere alle PMI di adeguarsi. La gestione Arrighi dimostra una distanza siderale dalla realtà operativa. Pensare di risolvere la complessità della filiera con un tratto di penna su una scadenza significa ignorare i cicli del mercato, i costi energetici e le difficoltà logistiche. Il marmo di Carrara merita una regia industriale, non una gestione da condominio fatta di rinvii e silenzi. La 'mossa della Sindaca è in realtà il passo del gambero: si torna indietro perché non si è stati capaci di andare avanti con un piano serio." Questa estensione da due a quattro anni non è un aiuto alle imprese, è un salvagente lanciato dalla Sindaca a se stessa. A ridosso delle scadenze politiche, la Giunta si accorge improvvisamente che i tempi imposti inizialmente erano campati in aria. È la politica decide di rimandare il problema per non affrontare il fallimento di un regolamento scritto senza conoscere la polvere e il sudore delle cave. Non è lungimiranza, è paura del consenso che svanisce."Quando la Arrighi decise, in fretta e furia, il termine di due anni, dimostrò di non conoscere il lavoro “al monte” e la realtà operativa delle imprese. Successivamente, nonostante le richieste e i tavoli di confronto con le aziende, ha buttato all’aria ogni dialogo. Ora, a pochi mesi dalla sua presunta seconda candidatura, con l’allungamento da due a quattro anni crede di avere trovato una soluzione tattica per salvarsi politicamente, ma che non risolve affatto il problema strutturale della filiera marmo. La legge regionale Toscana 35/2015 stabilisce chiaramente l’obiettivo della lavorazione in loco per almeno il 50 per cento dell’escavato, per valorizzare la filiera locale e creare lavoro sul territorio. I due anni iniziali erano una scelta della Arrighi e del PD che la sostiene , non un obbligo di legge. Dare più tempo, quindi, non produce alcun risultato concreto: è solo un rinvio politico. Le alternative reali ci sarebbero: creare laboratori pubblici o consorziati accessibili alle PMI, riconvertire impianti industriali esistenti in laboratori di lavorazione; ripensare le modalità di lavorazione in loco, mantenendo comunque il principio di filiera regionale.
La delibera della Arrighi che, ripetiamo, è stata corretta durante il Consiglio comunale, non è solo un atto formale: è l’emblema di una gestione che rinvia i problemi, ignora le richieste delle imprese e tenta scorciatoie politiche, mostrando una debolezza amministrativa che il territorio paga in termini di lavoro e sviluppo.Carrara non ha bisogno di elemosine temporali, ma di certezze strutturali. Continuare a rattoppare delibere fragili serve solo a prolungare l'agonia di un sistema che chiede dignità e investimenti, non proroghe dell'ultimo minuto. Se l'amministrazione non ha il coraggio di ammettere i propri errori e di sedersi a un tavolo tecnico reale, abbia almeno l'onestà di dire che il futuro della nostra pietra non è più una sua priorità.









