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Scritto da Carmen Federico
Politica
24 Settembre 2026

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In un'ampia intervista concessa a Gianna Fregonara e pubblicata sul Corriere della Sera del 22 settembre 2026, il ministro dell'Istruzione e del Merito 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗩𝗮𝗹𝗱𝗶𝘁𝗮𝗿𝗮 (Lega, 65 anni) ha ripercorso nel dettaglio la norma allo studio del governo sul limite di studenti stranieri nelle classi, rispondendo anche alle polemiche sollevate nei giorni precedenti, comprese le parole del presidente Mattarella.
𝗜𝗹 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮: 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗠𝗮𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲𝗹𝗹𝗮
Interpellato sul discorso con cui il capo dello Stato aveva richiamato la scuola al rispetto dei valori costituzionali e alla necessità di evitare le cosiddette "classi ghetto", Valditara si è detto pienamente d'accordo, definendolo un intervento di grande equilibrio e sostenendo che il governo condivide quell'impostazione.
𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲𝗿à 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹 𝟮𝟬%
Il ministro ha spiegato che il governo sta definendo gli ultimi dettagli del provvedimento, il cui criterio centrale sarà la conoscenza effettiva della lingua italiana, valutata secondo parametri oggettivi. Non rientreranno nel limite gli alunni che hanno frequentato la scuola dell'infanzia in Italia, chi è entrato già in prima elementare, o chi ha comunque seguito con profitto qualche anno di scuola italiana, poiché in questi casi si presume un livello di italiano già acquisito. La norma si applicherà, ha precisato, anche agli studenti stranieri con cittadinanza europea che non parlano la nostra lingua: la nazionalità comunitaria non costituirà quindi un'esenzione automatica.
Quanto ai numeri, Valditara ha fornito una prima stima: le classi con oltre il 20% di alunni stranieri neo-arrivati privi di competenze linguistiche adeguate sarebbero circa mille in tutta Italia, concentrate soprattutto nella scuola primaria. Un dato più ampio riguarda invece le classi con almeno il 30% di studenti di origine straniera, che assommerebbero a circa 34mila: di queste, però, solo una parte — secondo il ministro circa un terzo — rientrerebbe realmente nei nuovi criteri, poiché molti di questi alunni conoscono già l'italiano.
𝗨𝗻𝗮 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗼𝗺𝗼𝗴𝗲𝗻𝗲𝗮 𝘀𝘂𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼
Valditara ha sottolineato come il fenomeno della concentrazione di studenti stranieri non sia uniforme sul territorio nazionale, ma dipenda da specifiche aree geografiche e quartieri delle grandi città. Il fenomeno risulterebbe in crescita al Nord e nella Capitale, mentre sarebbe meno rilevante nelle regioni del Sud Italia.
𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵é 𝘂𝗻𝗮 𝗻𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗴𝗶à 𝘁𝗲𝗻𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗶𝗻 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗼
Il ministro ha ricordato che un limite analogo era già stato previsto anni fa dall'allora ministra Gelmini, senza però trovare reale attuazione. La differenza, ha spiegato, sta nella natura giuridica del provvedimento: non si tratterà di una semplice circolare ministeriale, ma di una vera e propria legge, quindi cogente e vincolante. Per renderla operativa, verrà attribuito un ruolo di coordinamento agli uffici scolastici territoriali, che avranno il compito di ridistribuire gli studenti in eccesso verso altre scuole di prossimità, secondo un meccanismo già utilizzato oggi per gestire il sovrannumero di studenti italiani. Il ministro ha rivendicato che questa volta si tratta di un modello organizzativo strutturato, e non di semplici annunci.
Riguardo alle scuole che si trovano già sature, con i presidi che segnalano l'impossibilità pratica di trasferire altrove gli alunni in eccesso, Valditara ha ammesso che in questi casi sarà prevista una deroga alla norma. Per le scuole che continueranno ad avere un'alta concentrazione di studenti stranieri, ha annunciato uno stanziamento di risorse economiche destinato all'assunzione di docenti specializzati nel potenziamento linguistico dell'italiano.
𝗜𝗹 𝗿𝗶𝗳𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 "𝗳𝘂𝗴𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗯𝗶𝗮𝗻𝗰𝗵𝗶" 𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝗶𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗴𝗿𝗲𝗴𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲
Un passaggio rilevante dell'intervista riguarda il cosiddetto white flight, fenomeno che il ministro ha detto di osservare a livello globale e che, a suo giudizio, riguarda anche l'Italia: quando in una scuola la percentuale di studenti che non parlano italiano supera una certa soglia, le famiglie italiane tendono ad allontanare i propri figli da quell'istituto. Riequilibrando le percentuali, ha sostenuto Valditara, si potrebbe invertire questa tendenza e favorire il ritorno di studenti italiani nelle scuole coinvolte.
Il ministro ha citato inoltre uno studio dell'OCSE secondo cui le scuole con una concentrazione troppo elevata di studenti privi di competenze linguistiche adeguate tendono a registrare indicatori di benessere scolastico meno favorevoli, e ha indicato nell'apprendimento della lingua di scolarizzazione uno dei fattori chiave per migliorare l'integrazione.
Rispondendo a chi accusa il governo di rincorrere le posizioni più dure espresse dal generale Vannacci, Valditara ha respinto l'accusa, sostenendo che l'esecutivo lavora su questi temi da prima che il tema diventasse centrale nel dibattito pubblico, citando come esempio la norma sul potenziamento linguistico per gli studenti stranieri neo-arrivati, di cui rivendica la paternità politica.
𝗜𝗹 𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶 𝗴𝗲𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶
Alla domanda su come si intenda rendere obbligatorio l'apprendimento dell'italiano anche per i genitori degli studenti stranieri, il ministro ha risposto che sono allo studio strumenti specifici per raggiungere questo obiettivo. Ha spiegato che se in famiglia si parla un'altra lingua, ad esempio l'arabo, il bambino rischia di perdere rapidamente quanto appreso a scuola. Secondo gli studi internazionali richiamati da Valditara, sarebbe importante che anche i genitori conoscessero la lingua italiana e seguissero da vicino il percorso scolastico dei figli.
𝗕𝘂𝗿𝗾𝗮 𝗲 𝗻𝗶𝗾𝗮𝗯 𝘃𝗶𝗲𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮
Un altro tema toccato nell'intervista riguarda il divieto di burqa e niqab nelle scuole, già annunciato dalla premier Giorgia Meloni dal palco della festa dei giovani di Fratelli d'Italia. Valditara ha definito la misura una "questione di civiltà", spiegando che per lui e per la Lega il velo integrale rappresenta il simbolo di una mentalità patriarcale e violenta che nega la personalità della donna. Ha aggiunto che, per i valori politici che rappresenta, la libertà femminile non è un principio negoziabile.
𝗜𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗺𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮𝘁𝗶 𝗲 𝗶𝗹 𝗱𝗲𝗰𝗿𝗲𝘁𝗼 𝗖𝗮𝗶𝘃𝗮𝗻𝗼
Interrogato su come evitare che alcune ragazze vengano tenute lontane dalla scuola o rimandate nel Paese d'origine dei genitori, il ministro ha richiamato gli strumenti già previsti dal decreto Caivano: chi non manda le figlie a scuola rischia fino a due anni di reclusione, e i magistrati hanno la possibilità di disporre la decadenza della potestà genitoriale nei casi più gravi.
𝗟𝗲 𝗿𝗲𝗮𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗼𝗽𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮
L'articolo dà conto anche delle reazioni critiche al provvedimento: la segretaria del Pd Elly Schlein lo ha bollato come l'ennesima trovata di propaganda elettorale volta a inseguire le posizioni di Vannacci, mentre presidi e sindacati della scuola hanno espresso dubbi sulla effettiva applicabilità pratica del tetto, evidenziando le difficoltà logistiche nel ricollocare gli studenti e la carenza di risorse dedicate ai percorsi di integrazione.
𝗖𝗵𝗶 è 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗩𝗮𝗹𝗱𝗶𝘁𝗮𝗿𝗮
Nato nel 1961, laureato in Giurisprudenza, Valditara è stato professore ordinario di Diritto romano all'Università di Torino. Politicamente di area leghista, è stato senatore dal 2001 al 2013, passando per An, Pdl, Fli e il Nuovo Polo per l'Italia; dal 2022 è consigliere politico del segretario della Lega Matteo Salvini ed è oggi ministro dell'Istruzione e del Merito.
Fonte: Gianna Fregonara, intervista al ministro Giuseppe Valditara, Corriere della Sera, 22 settembre 2026.

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