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Scritto da Vinicia Tesconi e Alessandro Fiorentino
Politica
24 Agosto 2026

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I Cpr e i DASPO sono la stessa cosa delle condanne al confino di epoca fascista. La polizia, oggi, come sotto Mussolini, ha il grilletto facile. I preti amici dei fascisti sono tutti da condannare, tranne quelli morti nelle stragi nazifasciste. Sono alcune delle affermazioni fatte da Alessio Lega, “uno dei più conosciuti cantautori della sua nicchia”(definizione da wikipedia)- ovviamente politica, invitato come ospite alla manifestazione Vincanta, la memoria che resiste, progetto culturale ideato da Michelangelo Ricci e promosso da LiberLabor che, nelle intenzioni dichiarate dovrebbe  mettere in dialogo arte, memoria e comunità nei luoghi segnati dall’eccidio nazifascista del 1944, nella realtà si è trasformato nell’ennesimo, banale teatrino di  propaganda politica contro il governo Meloni. A partecipare alla manifestazione c’era il nostro collaboratore Alessandro Fiorentino che riferisce di  un excursus strampalato che ha messo in relazione i moti anarchici della Lunigiana  del 1894– che in realtà ebbero la loro più importante manifestazione a Carrara – e che, soprattutto con il fascismo di Mussolini e con il perpetuo spauracchio fascista sbandierato dall’attuale sinistra italiana contro Meloni, non avevano proprio nulla a che fare – fino a Gaetano Bresci, ovviamente esaltato come giusto giustiziere in nome della libertà: “Bresci che non fu certo un modello di santità - spiega Fiorentino -  Forse l’artista non ricordava i danni degli anarchici che nella vicina Carrara, con a capo un certo Marco Camenish tra la fine degli anni 80 e gli inizi del decennio successivo,  mettevano le bombe sotto i tralicci e facevano gli attentati ai Carabinieri”, per finire a quello che avrebbe dovuto essere l’unico focus della manifestazione e cioè la tragica memoria dell’eccidio nazifascista del 1944, Lega ha colto l’occasione per ribadire  le assurde e improbabili identità tra l’attuale governo e la dittatura fascista di Mussolini. Il report del nostro inviato Alessandro Fiorentino prosegue con la performance successiva a quella di Lega:  “Ci siamo spostati in una piazza più sopra dove è stato messo in scena un altro spettacolo durante il quale un calvo Ulisse battibeccava con Achille ed i suoi compagni caduti nella guerra di Troia, litigando sulle ragioni della guerra con un vago accenno critico al sacrosanto diritto di difendere la proprietà privata. La scena era accompagnata da un coro di donne e ragazzi, che nei vestiti e nelle movenze credo volessero impersonare moderni fascisti pronti a far battaglia contro chi volesse opporsi a loro. Dico credo perchè o non sono abbastanza acculturato io, oppure davvero si è capito poco di ciò che volevano davvero rappresentare”. Tra il pubblico, fa notare Fiorentino, anche   una donna che vestiva orgogliosamente la kefiah palestinese: come avrebbe mai potuto mancare, del resto, il solito anacronistico e sempre fuori luogo  e fuori senso, richiamo ai maledetti ebrei (ma non erano gli stessi massacrati dal nazifascismo di Hitler e, in parte, di Mussolini?). Fiorentino ha descritto un clima inneggiante all’anarchia – rivisitata come concetto di sinistra, sebbene la vera anarchia sia veramente apolitica (il grande Gino Bibbi docet) -  e alla rivolta politica ricordando che il “mandrione”, uno dei luoghi in cui si è svolta la manifestazione, in origine era  il posto in cui i contadini portavano le pecore a tosare, e che, nel 1944,  divenne il luogo in cui i nazifascisti  portarono 27 donne coi loro bambini, per essere violentate, lasciate nude e giustiziate con i loro figli.  “Mi sono tornate in mente le parole scritte sul monumento santuario al cimitero di Vinca - ha concluso Fiorentino -  “La popolazione di Vinca commemorando i suoi martiri, innalza questo monumento per esprimere amore e perdono” – scrive Fiorentino -  Dov’era la memoria di quanto accaduto? Che senso aveva tutta quella politica nel ricordo delle vittime di quella strage? Dov’era l’amore e il perdono? Avevo specificamente chiesto in conferenza stampa all’organizzatore se fosse giusto fare politica durante un’esibizione teatrale, mi rispose che il teatro è politica. Allora vorrei chiedergli oggi, se sia stato giusto o meno fare teatro e politica in un luogo che desidera solo amore e perdono”.

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