In un periodo storico in cui portare avanti un progetto culturale indipendente è sempre più complesso, realtà come SpazioAlberica rappresentano un esempio concreto di resistenza e di libertà creativa. La difficoltà di reperire risorse per chi sceglie la libertà e l'autonomia rende ancora più significativo il lavoro di chi continua a investire tempo, competenze e passione in iniziative che nascono dal basso e che trovano la propria forza esclusivamente nella qualità delle idee.È in questo contesto che prende forma il laboratorio teatrale coordinato per il secondo anno da Andrea Battistini, un percorso che quest'anno ha scelto di confrontarsi con il mondo classico, facendo della dimensione epica il filo conduttore del lavoro.L'immagine evocata è quella delle Termopili: i trecento di Leonida che affrontano un esercito immensamente più grande. Un episodio simbolico che richiama la celebre risposta del re spartano quando gli venne riferito che le frecce persiane avrebbero oscurato il sole: "Meglio, vuol dire che combatteremo all'ombra." Una metafora che racconta bene lo spirito con cui SpazioAlberica affronta le difficoltà del presente.Del resto, come ricorda un antico detto, "per vincere una battaglia impossibile ci vuole un generale pazzo". E dietro il meticoloso lavoro volontario di SpazioAlberica convivono proprio questi due elementi: una solida competenza organizzativa e artistica e una dose indispensabile di visionaria follia.La stessa energia anima le partecipanti al Laboratorio Teatrale. Le allieve, tutte adulte, hanno affrontato il percorso con entusiasmo, generosità e determinazione, mettendosi in gioco con coraggio e disponibilità, senza risparmiare impegno e creatività.Il punto di partenza del lavoro è stato Lisistrata di Aristofane, utilizzata come "pretesto" didattico e intrecciata con frammenti di altre opere del grande commediografo greco dedicate ai temi della guerra e del ruolo delle donne nella società.Da questo materiale nasce una restituzione scenica che supera i confini del teatro tradizionale. Lo spettacolo si svilupperà infatti all'interno dello spazio condiviso con il pubblico: le seguaci di Lisistrata attraverseranno le file degli spettatori, coinvolgendoli direttamente e chiedendo loro partecipazione e complicità.Gli spettatori saranno così trasformati nel popolo riunito nell'agorà, chiamato a esercitare il proprio diritto di scegliere tra la guerra e la pace. Un dispositivo teatrale che rende il pubblico parte integrante della narrazione e che trasforma la rappresentazione in un'esperienza collettiva.Più che una semplice messa in scena, sarà un evento a metà strada tra happening e commedia, capace di alternare l'ironia e la leggerezza tipiche di Aristofane a riflessioni di sorprendente attualità su temi che continuano a interrogare la società contemporanea.Perché, oggi come allora, parlare di guerra, di pace, di partecipazione e del ruolo delle donne significa parlare di tutti.Di un teatro profondamente popolare. Del popolo. Delle donne e degli uomini.
Giovedì 8 luglio alle ore 19 presso le Case popolari di Caina si terrà la restituzione pubblica del Laboratorio teatrale che il regista Andrea Battistini ha tenuto a SpazioAlber1ca per un intero anno scolastico.Per il secondo anno lo spettacolo si terrà nel cortile su cui si affacciano i palazzi di Edilizia Residenziale Pubblica, portando il teatro in un luogo inusuale ma proprio per questo necessario.Infatti progetto di rigenerazione sociale che SpazioAlber1ca e L'ERP stanno portando avanti , sancito da una convenzione che ha fatto seguito ad un bando per l'utilizzo del S.Giacomo, vuole affermare il diritto alla cultura come diritto base di ogni cittadino e cittadina, trasformando altresì un luogo vissuto come periferico in una realtà attrattiva per l'intera città. Così, dopo l'apertura della biblioteca di quartiere e le tante iniziative, il teatro torna a trasformare un cortile in un luogo di socialità, dove le partecipanti ad un laboratorio intenso ed impegnativo, potranno essere viste ed ascoltate dalle residenti e dai residenti così come dal folto pubblico che segue sempre gli appuntamenti del circolo ARCI SpazioAlberica. Ecco la presentazione dell'evento del regista Andrea Battistini: "Ogni guerra è stupida, da che guerra è guerra… eppure la storia continua a raccontarci che è necessaria ed inevitabile e da sempre re, dittatori, presidenti, generali, ma anche gli uomini comuni sembrano accettare impotenti o compiacenti il ciclico “così deve essere”.Con la sua LISISTRATA, Aristofane, già 2500 anni fa, ci suggeriva una scappatoia, un trucco possibile per interrompere la catena e con una modernissima operazione di “parità di genere” consegnava la chiave del trucco alla DONNA. La donna esclusa dalla vita politica e relegata nell’ambito domestico dalla società civile e dalla cultura che, come è noto, in Grecia trovavano il loro compimento negli spazi pubblici della città. La donna alla quale, con la parresia, veniva negata la libertà di parola, conquista finalmente il diritto di parlare ed una posizione sociale e politica contro la guerra. E se, è vero, Aristofane, da straordinario commediografo, usa il surreale e il parodico per esorcizzare le angosce e per sublimare le passioni, non tutto in Lisistrata è risibile. Le donne, infatti, impongono la loro presenza fisica sulla scena e, secondo la finzione comica, nella polis, nella città, attraverso l’occupazione di uno spazio fisico a loro precluso. L’azione di Lisistrata e delle sue compagne di prendere la parola è una rivendicazione del loro diritto di esprimersi liberamente, da cittadine a pieno titolo,da donne libere, dicendo “cose utili alla città”, contrapponendosi al comportamento “distruttivo” degli uomini. Lo strumento della sensualità, esasperata e poi dolorosamente negata ai compagni, è un gioco crudele di forza, l’intera commedia “gioca seriamente” sul tema dell’appropriazione (legittima, illegittima?) di una superiorità di potere. Il corpo femminile è gestito come soggetto politico. Lo sciopero del sesso: finché i mariti non avessero firmato la pace e l’occupazione dei centri di potere per privare gli uomini dei mezzi finanziari per proseguire la guerra, sono trucco narrativo. LA CITTA’ è conquistata e il pensiero femminile può finalmente esprimersi. Tra racconti, canzoni, danze, lacrime o risate, la donna si riappropria della STORIA e sconfigge la guerra. Per meglio raccontare la storia ed ispessire i temi della pace, del rapporto uomo/donna e potere/popolo si è costruito un ipertesto che vede convergere intorno all'Acropoli alcuni dei più riusciti personaggi di Aristofane. Sullo sfondo di un'Atene macerata dalla guerra le vicende di Lisistrata e del gruppo di mogli e di madri che si è stretto intorno a lei da un lato, e quelle dei popolani Diceopoli e Trigeo dall'altro, si oppongono al condottiero Lamaco e alla “civiltà” della guerra che quest'ultimo ben rappresenta. La modernità e l'attualità delle parole dette e di quello che accade, pur tra molte risate, ci colpisce ferendoci profondamente. Aristofane ci insegna, sputandoci in faccia, come solo un grande drammaturgo riesce a fare, che l'uomo non cambia la storia e che la storia non lo cambia. Eppure e questo è meraviglioso, alla fine dello spettacolo, un pur fievole sorriso di speranza sembra ricondurci nelle nostre case facendoci dire -o meglio sussurrare- “Chissà, questa volta ce la faremo...”.









