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Scritto da Redazione
Cronaca
23 Settembre 2026

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CNA Massa Carrara: “Sì al recupero e allo sviluppo artigianale. Ora serve una visione capace di coniugare attività produttive, servizi e nuove funzioni senza perdere la vocazione economica della Zona Industriale”.

"La discussione sulla ex Olivetti-Synthesis dura ormai da oltre vent’anni", scrive CNA Massa Carrara. "Vent’anni nei quali si sono susseguiti progetti, ipotesi di riconversione, procedure, aste, nuove proprietà e proposte di recupero, mentre una delle aree dismesse più grandi e strategiche del territorio è rimasta per larga parte inutilizzata. È forse proprio questo il dato dal quale partire oggi: al di là delle diverse posizioni sul progetto di variante urbanistica, Massa non può permettersi che altri anni passino senza riuscire a restituire alla città un'area di queste dimensioni e di questa posizione, riportandola finalmente dentro un circuito economico, produttivo e urbano. Per CNA Massa Carrara, quindi, il punto non è riproporre la vecchia contrapposizione tra industria e commercio, né tantomeno respingere a priori l'idea di una pluralità di funzioni. Il punto è capire quale mix di funzioni possa consentire alla ex Olivetti di tornare a produrre valore senza perdere quella vocazione artigianale e produttiva che deve continuare a caratterizzare la Zona Industriale Apuana".

“Noi siamo favorevoli al recupero dell’area e al fatto che finalmente si possa tornare a parlare concretamente di sviluppo – sottolinea il Presidente di CNA Massa Carrara, Davide Aldo Brizzi – perché quello che non possiamo più permetterci è lasciare una superficie così importante nel degrado e nell'inutilizzo. Vogliamo discutere di che cosa può essere la ex Olivetti domani e di come questa trasformazione possa diventare un'opportunità per le imprese, per l'artigianato e per la città”.

"La proposta oggi sul tavolo, del resto, non configura una grande struttura della distribuzione organizzata: il progetto illustrato dalla proprietà prevede un mix di funzioni nel quale trovano spazio attività produttive e artigianali, servizi, direzionale, commercio di vicinato, attività culturali e sportive, mentre la documentazione comunale chiarisce che la successiva definizione degli interventi dovrà passare attraverso un Piano di Recupero. La superficie territoriale dell'ambito è di circa 92.400 metri quadrati e la scheda urbanistica individua una superficie edificabile complessiva destinata alle funzioni commerciale/direzionale e industriale/artigianale".

“Questo è il terreno sul quale secondo noi vale la pena confrontarsi – prosegue Brizzi – perché se la grande distribuzione non è prevista, la discussione può finalmente spostarsi sulla qualità e sulla funzione economica del progetto. La domanda non dovrebbe essere semplicemente se nell'area ci debba essere o meno una componente commerciale, ma quale equilibrio dobbiamo costruire affinché la ex Olivetti torni a essere un luogo dove le imprese possano insediarsi, lavorare, crescere e creare occupazione”.

"Ed è proprio qui che CNA vede una possibile occasione per dare una risposta anche a un'esigenza che emerge con sempre maggiore chiarezza tra le imprese: trovare spazi adeguati per l'artigianato e per quelle attività produttive che hanno bisogno non soltanto di un capannone, ma anche di servizi, uffici, spazi espositivi, aree di accoglienza e funzioni complementari. La stessa documentazione del processo partecipativo del Piano strutturale comunale aveva raccolto, tra le proposte emerse, l'idea di trasformare la ex Olivetti in un polo artigianale, anche con vendita diretta all'ingrosso, insieme alla necessità di evitare una nuova concentrazione di funzioni esclusivamente commerciali".

"Per questo – continua Brizzi – riteniamo interessante ragionare anche sul rapporto tra la parte produttiva e quella direzionale e dei servizi. I metri quadrati destinati a uffici, servizi e funzioni direzionali non devono necessariamente essere considerati come una componente separata dall'attività produttiva: potrebbero diventare parte integrante dell'insediamento delle imprese artigiane, mettendo a disposizione degli imprenditori spazi per amministrazione, progettazione, consulenza, formazione, showroom, servizi condivisi e tutte quelle attività che oggi sono sempre più necessarie per competere".

"È una prospettiva che potrebbe consentire di superare anche una visione ormai datata dell'area produttiva, nella quale artigianato e industria vengono identificati esclusivamente con il capannone. Le imprese di oggi hanno bisogno di spazi flessibili, servizi, connessioni, luoghi di rappresentanza e possibilità di integrare produzione e attività professionali. In questo senso, la ex Olivetti potrebbe diventare un laboratorio di una nuova idea di area produttiva, capace di mantenere una forte identità artigianale ma di essere contemporaneamente più aperta alla città e ai servizi. E proprio il rapporto con la città rappresenta un altro elemento decisivo. Dopo decenni di abbandono, restituire la ex Olivetti a Massa non significa necessariamente riproporre integralmente ciò che esisteva, ma recuperare la funzione strategica di quell'area, mantenendone la memoria industriale e contemporaneamente costruendo nuove opportunità. La stessa variante nasce dalla volontà di recuperare un comparto che il Comune definisce tra le aree dismesse e degradate di maggiore estensione del territorio comunale, mentre il progetto prevede anche la conservazione di elementi riconoscibili dell'impianto originario e nuove funzioni culturali e sociali".

"La ex Olivetti non deve diventare semplicemente un contenitore di nuove attività – osserva Brizzi – deve tornare a essere una parte viva della città. E per farlo occorre tenere insieme due esigenze: da una parte la necessità di recuperare e valorizzare un patrimonio industriale che appartiene alla storia di Massa, dall'altra quella di creare le condizioni perché nuove imprese possano insediarsi e trovare qui uno spazio adeguato".

"In questa prospettiva, secondo CNA, assume particolare importanza anche la questione delle cosiddette aree di bordo e delle aree fronte strada, che meritano una disciplina chiara e coerente con la funzione complessiva della Zona Industriale. Sono proprio gli spazi più visibili e accessibili dalla viabilità principale quelli nei quali possono trovare posto funzioni compatibili con la città e con la presenza delle imprese, ma senza trasformare progressivamente i fronti della ZIA in una successione indistinta di attività scollegate dalla sua vocazione produttiva. La recente attenzione urbanistica riservata alle fasce di bordo dell'Aurelia dimostra del resto che il tema non riguarda soltanto la ex Olivetti, ma più in generale il rapporto tra le aree produttive, la viabilità principale e le funzioni che possono insediarsi nei loro margini".

"Su questo chiediamo soprattutto chiarezza – dice Brizzi – perché le imprese hanno bisogno di sapere quali siano le regole e quali siano le prospettive. Occorre distinguere bene ciò che può stare sulle aree fronte strada e sulle aree di bordo da ciò che deve rimanere legato alla funzione produttiva interna. Se questa distinzione viene fatta con intelligenza, può diventare uno strumento per migliorare la qualità urbana e contemporaneamente rafforzare la capacità attrattiva della Zona Industriale”.

"Il tema, insomma, non è scegliere tra una ex Olivetti completamente industriale e una trasformata in una nuova polarità commerciale. Il tema è costruire un progetto capace di tenere insieme produzione, artigianato, servizi, direzionale, funzioni urbane e, laddove compatibile, commercio di vicinato, senza perdere di vista la ragione per cui quell'area è nata e il ruolo che può ancora svolgere nell'economia del territorio".

Dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda semplice – conclude Brizzi –: quale mix di funzioni consente a Massa di recuperare un'area enorme, oggi inutilizzata, senza perdere la possibilità di attrarre imprese produttive, servizi qualificati, artigianato, logistica e nuove attività economiche? Noi crediamo che questa sia la discussione da fare. E crediamo che la componente artigianale debba avere un ruolo centrale. Se riuscissimo a mettere insieme spazi produttivi, servizi direzionali utilizzabili anche dalle imprese insediate, attività di supporto, formazione, showroom e funzioni compatibili con il tessuto urbano, potremmo trasformare una vicenda urbanistica che dura da oltre vent'anni in una vera occasione di sviluppo. Dopo così tanto tempo, l'obiettivo non può più essere semplicemente decidere cosa fare dell'ex Olivetti: deve essere capire come restituirla alla città creando valore, lavoro e nuove opportunità per le imprese".

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