"Nella seduta del Consiglio comunale di Massa di lunedì 29 giugno, è stata discussa la mozione presentata dalla consigliera Daniela Bennati del Polo Progressista e di Sinistra per l'acquisto da parte del Comune dello storico mulino di Canevara, attualmente di proprietà della Provincia e messo all'asta per un valore base di 70.000€. La prima asta, dello scorso 18 novembre, è andata deserta. A fronte di questo, ci siamo impegnati per chiedere al Consiglio comunale l'acquisto del bene per tutelarne l'identità e restituirlo all'intera collettività. Partendo dal principio che riteniamo inopportuno mettere all'asta beni pubblici che vengono sottratti all'utilizzo collettivo e diventano spesso immobili privati che gentrificano centri storici e paesi, alterando il mercato degli affitti, sarebbe necessario mantenere la disponibilità pubblica del Patrimonio immobiliare con progettualità sociali che riqualifichino gli spazi a favore di tutta la cittadinanza.
Nel caso specifico, ricordiamo che parliamo di un bene storico di grandissimo rilievo, presente fin dal XIV secolo e dalla fine del Settecento di proprietà della famiglia Guerra. Agli inizi degli anni Duemila venne acquistato della provincia. Purtroppo, constatiamo una chiusura molto netta da parte dell'amministrazione, un no secco alla montagna di Massa e al paese di Canevara, in particolare. Tutto questo da parte di un'amministrazione che voleva proporre la città come capitale della cultura, risultando poi incapace di tutelare i beni storici presenti sul suo territorio.
Ricordiamo che diverse associazioni locali si sono fatte avanti per la gestione del mulino, in accordo con l'amministrazione, senza considerare che il paese di Canevara è lo sbocco naturale dei paesi della montagna, potendo diventare così una porta di accesso all'intero entroterra di Massa. Progetti non mancano: da un piccolo museo, a un punto di ristoro per i pellegrini che percorrono la Via Vandelli, al progetto di castanicoltura per la valorizzazione dei castagni di cui è ricco il nostro territorio. Potrebbe essere uno dei fulcri del cosiddetto “turismo lento”, creando così una vera connessione con il resto del territorio. Per tutte queste ragioni riteniamo un grandissimo errore lasciarlo cadere in mani private, privandolo così della sua identità, e faremo il possibile perché questo non accada, nell'ottica che ogni bene comune debba rimanere a disposizione della collettività. Giù le mani dai beni comuni!".









