È una tragedia consumata nel cuore della notte quella avvenuta a Massa, dove un giovane di 22 anni ha perso la vita dopo essersi gettato dal ponte tra via Trieste e via della Liberazione. L'allarme è scattato all'1.17, quando la segnalazione al 112 ha attivato immediatamente la macchina dei soccorsi. Solo un anno fa, nella stessa località, c'erano stati altri due casi simili. Fra le vittime anche il fratello del giovane, morto nello stesso modo. Due fratelli. Stesso ponte. A un anno di distanza. C'è qualcosa in questa storia che va oltre la cronaca e che obbliga tutti noi a fermarci. Ho letto sui social, in queste ore, una valanga di commenti. Accuse, sfogo, dolore — comprensibile — che cercano un responsabile da indicare. È umano. Quando una tragedia ci travolge, abbiamo bisogno di dare un nome a chi ha sbagliato. Ma ho imparato che la verità raramente è semplice come un post su Facebook. Le istituzioni hanno doveri precisi verso i cittadini, e pretendere che li rispettino è sacrosanto. Ma c'è una domanda più difficile, che nessuno sui social sembra volersi fare. Una domanda che non punta il dito verso fuori, ma verso dentro. Verso casa nostra.
Un ragazzo di 22 anni che aveva già perso il fratello nello stesso modo. Un lutto devastante, portato in silenzio. Qualcuno lo sapeva davvero? Qualcuno gli ha chiesto come stava — non per cortesia, ma con il coraggio di ascoltare la risposta? Qualcuno ha riconosciuto i segnali, ha bussato, è rimasto?
Viviamo in un'epoca in cui deleghiamo tutto e tutti. Deleghiamo l'educazione alla scuola, la sicurezza allo Stato, il benessere dei nostri figli ai servizi sociali. E poi, quando accade l'irreparabile, cerchiamo il colpevole fuori dalla porta di casa.
È tempo — e lo dico con rispetto, non con giudizio — che le famiglie tornino a essere il primo presidio. Che i genitori si rimettano in discussione. Che ci si chieda se conosciamo davvero le persone che amiamo: cosa le spaventa, cosa le tiene sveglie la notte, di cosa hanno bisogno e non sanno come chiederlo. Massa in pochi giorni ha pianto insieme, ha camminato insieme, ha dimostrato di avere un'anima. Ora quella stessa comunità deve trovare il coraggio di guardarsi allo specchio. Senza cercare scorciatoie. Senza capri espiatori facili.
Il vero cambiamento inizia sempre da noi.
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Avv. Carmela Federico è avvocato - Rubrica social Diritti & Giustizia, uno spazio di approfondimento legale e civile dedicato ai diritti dei cittadini e alle questioni di giustizia che toccano la vita quotidiana della comunità.
Massa: un'altra giovane vita spezzata, ora guardiamoci allo specchio
Scritto da Carmen Federico
Cronaca
16 Aprile 2026
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