Ires Toscana, oltre alla produzione di un focus periodico sull’economia regionale (scaricabile su irestoscana.it), sta conducendo una serie di studi (a cura del ricercatore Andrea Cagioni) sull’economia su base provinciale. E il quadro economico complessivo che emerge dai dati 2025 relativi a Massa Carrara è di sostanziale stagnazione, all’interno della quale la provincia fatica a trovare slancio dopo la fase di rimbalzo post-pandemica. I dati macroeconomici palesano criticità strutturali, come dimostra in particolare la perdita di potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti del settore privato e pubblico. Dopo la crescita del 2021-2022, il PIL della provincia di Massa Carrara ha registrato una contrazione nel 2023 (-0,7%) e un rallentamento nel biennio successivo, tanto che il valore assoluto previsto del 2025 risulta inferiore a quello del 2022. Questo andamento, peggiore della media regionale, è confermato dall'analisi del valore aggiunto, che mostra una crescita debole e discontinua, trainata esclusivamente dal settore delle costruzioni grazie ai bonus edilizi e agli investimenti del PNRR. Al contrario, l'industria, dopo un triennio di recupero, torna in flessione, mentre i servizi rallentano sensibilmente. Un segnale positivo proviene dal commercio estero, con la bilancia commerciale che mantiene un saldo ampiamente positivo, attestando la competitività di alcune filiere locali. Tuttavia, ciò stride con una dinamica interna allarmante: in media, le famiglie consumano sistematicamente più del loro reddito disponibile, con una propensione al consumo che si prevede superi il 107% nel 2025. Questo fenomeno, insostenibile nel lungo periodo, rivela una crescente difficoltà socio-economica e un ricorso a risparmi o all’indebitamento al fine di mantenere i livelli di consumo abituali. Occorre però sottolineare come il disallineamento tra redditi e consumi potrebbe occultare variabili collegate ai redditi, quali l’incidenza del lavoro sommerso e della rendita immobiliare nel turismo e in altri comparti del terziario arretrato.
L'analisi della variazione dei redditi da lavoro nell'ultimo decennio (2014-2024) permette una solida conferma del processo di impoverimento. Mentre aumenta il numero di lavoratori dipendenti, il loro reddito reale, una volta sottratta l'inflazione cumulata (pari al +20,8%), cala sensibilmente: ben -3,9% per il settore privato e un allarmante -12,7% per il pubblico. Nel lavoro autonomo agisce una dinamica opposta: artigiani e commercianti, pur diminuendo drasticamente in numero, aumentano il proprio reddito reale. Lo scenario descritto è emblematico del modello di terziarizzazione debole, caratterizzato da una crescita occupazionale nel settore dei servizi a basso valore aggiunto e da un contemporaneo arretramento del settore manifatturiero, che non viene sostituito da attività terziarie ad alta produttività e capacità reddituale. Il risultato è l’aumento della polarizzazione sociale e un diffuso processo di impoverimento, visibile nel dato complessivo: tra il 2014 e il 2024, gli occupati sono aumentati del 3,5%, ma il loro reddito reale è cresciuto solo di +0,8%. Un ulteriore elemento di specificità provinciale, in controtendenza rispetto al resto della Toscana, è la diminuzione nel 2025 del ricorso alla cassa integrazione.
Il dato, che potrebbe apparire positivo, va letto con cautela nel contesto di un'economia stagnante. La distribuzione settoriale della cassa integrazione, che oltre all’industria coinvolge anche le costruzioni, conferma la peculiarità della struttura produttiva apuana. In sintesi, il report dipinge il ritratto di una provincia in bilico, dove i timidi segnali positivi di tenuta delle esportazioni e del comparto edile non bastano a compensare la stagnazione economica, l'erosione del potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti e una trasformazione settoriale che sembra riprodurre precarietà e impoverimento, allontanando la provincia di Massa Carraia da un percorso di crescita solido, socialmente equo e inclusivo.
Nicola Del Vecchio (segretario generale Cgil Massa Carrara): “I dati del rapporto evidenziano, se mai ce ne fosse bisogno, che servono interventi infrastrutturali per garantire competitività al nostro territorio e scelte politiche in grado di favorire la creazione di un modello produttivo slegato dalla rendita, cosa che purtroppo fatichiamo a vedere. Per fare un esempio, si pensi ai tentativi di cambi di destinazione d’uso di aree manifatturiere in aree commerciali, come sta avvenendo nel Comune di Massa, scelta ora supportata anche dalla Provincia dopo l’avvento della nuova maggioranza guidata da Roberto Vallettini, con conseguente esposizione a processi speculativi. Servirebbe piuttosto una visione strategica capace di indirizzare il territorio in una prospettiva di medio- lungo periodo, mentre purtroppo assistiamo a conflitti che danneggiano il territorio invece di valorizzarlo. Ulteriore esempio è l'immobilismo nell’approvazione del piano regolatore portuale, dove servirebbe maggior impegno nel giungere ad una soluzione condivisa e risolutiva, capace di dare una prospettiva ad un territorio che senza infrastrutture adeguate rischia di cadere in una recessione cronica. La crisi di The Italian Sea Group, può provocare persino l'acutizzazione ulteriore di questo scenario, se non affrontata con attenzione. Per quanto riguarda il lapideo poi, abbiamo necessità di uscire dai ricatti padronali e affrontare i problemi, se esistono, per quelli che sono. La scelta di rimandare le decisioni e’ quella più facile ma non produce alcun cambiamento, né sotto l’aspetto occupazionale, né tantomeno sotto quello degli investimenti necessari a valorizzare un bene che per noi rimane pur sempre un bene comune”.
Maurizio Brotini (presidente Ires Toscana): “La situazione economica e sociale della provincia di Massa è segnato da un processo più che trentennale di desertificazione industriale, un rischio elevatissimo di monocultura del marmo e un processo di terziarizzazione debole, soprattutto nelle aree di tipo turistico, in una sostanziale assenza di un settore pubblico capace di compensare il disequilibrio. Stagnazione, terziarizzazione debole e rischio elevatissimo di crisi industriale: sono necessari interventi infrastrutturali e politici per un territorio ad alta vocazione manifatturiera, con prospettive di sviluppo degne di questo nome. Un elemento che conferma in negativo questa preoccupazione è lo scarto a partire sostanzialmente dal 2020 fra i redditi e consumi, dove i consumi sono maggiori dei redditi. Questo significa due cose: o le persone hanno attinto a risparmi accumulati che in prospettiva finiscono oppure lo scarto fra redditi dichiarati e consumi è spia di una significativa presenza di lavoro nero di lavoro grigio”.









