«Non è in discussione una rotatoria: è in discussione la continuità infrastrutturale tra due province e due regioni, e con essa la capacità di aziende da centinaia di milioni di euro di fatturato di continuare a lavorare. Se questa interruzione si concretizza, centinaia di posti di lavoro rischiano di essere messi in difficoltà. E' una questione di visione strategica e politica». È con questa chiarezza che il presidente di Confartigianato Massa Carrara Lunigiana, Sergio Chericoni, interviene sulla questione della nuova rotatoria di Viale Litoraneo a Sarzana: un'opera che, così come progettata, non permette il passaggio dei trasporti eccezionali fra le province di Massa Carrara e La Spezia, le cui economie sono fortemente interconnesse.Il problema è emerso con evidenza dopo le interlocuzioni con il Comune di Sarzana. In una lettera di pochi giorni fa, la sindaca Cristina Ponzanelli ha precisato che l'attuale doppio senso è "strettamente connesso alle esigenze del cantiere" e che la soluzione non è differibile per rispettare le scadenze PNRR. "Ma ciò che ci preoccupa non è la fase temporanea – prosegue Chericoni -: è la visione politica che emerge quando si afferma che il lungomare 'non può né deve costituire l'itinerario ordinario per il transito quotidiano dei trasporti eccezionali'. Una posizione che, in assenza di alternative, diventa un limite concreto alla mobilità delle imprese. Se qualcuno ci indica un percorso diverso, lo valutiamo subito. Ma sappiamo tutti che oggi quel percorso non esiste. Non si può pensare di eliminare il traffico pesante dal litorale senza offrire una soluzione praticabile».La criticità non è teorica. Le prove tecniche effettuate con un autoarticolato da 25 metri – un mezzo nemmeno tra i più lunghi – hanno mostrato che la rotatoria non è percorribile: il convoglio ha dovuto fermarsi e tornare indietro perché non riusciva a completare la manovra. Non solo: anche bilici e camion ordinari, per superare l'intersezione, devono invadere la corsia opposta. «Se un mezzo da 25 metri non passa e deve tornare indietro, come si immagina di far transitare convogli da 30 metri di lunghezza e 10 metri di larghezza - domanda Chericoni -? Parliamo di trasporti che servono la nautica, le carpenterie pesanti, la cantieristica e la logistica militare. Sono convogli che muovono prodotti ad altissimo valore e sostengono un indotto strategico nazionale, non solo locale».
Il precedente di Marina di Carrara dimostra che il problema non è nuovo. Lì, lo spartitraffico previsto nel progetto del Waterfront avrebbe impedito il passaggio dei mezzi eccezionali. Solo grazie a una serie di incontri tra imprese, associazioni, Comune e Autorità Portuale si è arrivati a una revisione condivisa del progetto. «Quando si ascoltano gli operatori, le soluzioni si trovano- ricorda -. A Marina di Carrara si è evitato un blocco che avrebbe danneggiato l'intero comparto. Qui chiediamo lo stesso approccio fatto di confronto e pragmatismo».Il paradosso è che il PNRR, nato per accelerare lo sviluppo, rischia di produrre l'effetto opposto. Le imprese stanno affrontando il caro energia, l'aumento dei costi logistici e una competizione internazionale sempre più serrata. Non possono trovarsi davanti anche scelte progettuali che impediscono fisicamente di lavorare. «Senza infrastrutture adeguate, l'industria non si sviluppa. Si parla di turismo come priorità, ma il turismo non può essere sviluppato a discapito della manifattura. Le attività produttive lavorano tutto l'anno, generano indotto, occupazione, filiere. Non possono essere sacrificate».La richiesta delle imprese è chiara: aprire subito un tavolo tecnico e politico per verificare soluzioni reali. «La rotatoria va rimodulata, prima che una scelta progettuale comprometta la competitività di due province. Le imprese non chiedono privilegi: chiedono di poter continuare a lavorare».









