Una visita al Duomo di Carrara dopo la profanazione avvenuta il giorno dell’Epifania è stata fatta venerdì 9 gennaio dall’onorevole di Fratelli d’Italia, Alessandro Amorese, membro della commissione cultura del Parlamento, insieme al consigliere comunale di FdI Massimiliano Manuel, per portare solidarietà diretta al parroco del Duomo, Don Piero Albanesi e a tutta la città di Carrara, rimasta colpita dall’evento dissacrante. Don Piero ha accolto la delegazione e l’ha guidata di fronte al tabernacolo profanato, non riuscendo a nascondere il forte turbamento che ancora lo tormenta per la sottrazione delle Ostie Consacrate, cioè di ciò che rappresenta il Corpo di Cristo, cuore e fulcro sacro di ogni chiesa. Il parroco ha anche mostrato ai delegati il video delle telecamere di sorveglianza in cui si vede l’intera scena del furto: un uomo giovane di probabile origine marocchina, che ha prima tentato di scassinare una porticina dietro l’altare in cui vengono custoditi gli oggetti necessari per la celebrazione della Messa e, non riuscendoci, si è avventato contro il tabernacolo dell’altare dedicato alla Madonna e lo ha scassinato e violato con un cacciavite; insieme a lui, una donna, dai tratti e dagli abiti riconducibile alla comunità rom, con un passeggino riempito di stracci a simulare la presenza di un bambino, che ha fatto da palo, dando il via libera al complice per compiere l’empio gesto. Dopo aver buttato frettolosamente le pissidi sottratte in uno zaino, il ladro con la complice hanno scassinato la cassetta delle offerte delle candele e hanno rubato il contenuto, circa una ventina di euro. Il tutto è avvenuto intorno alle 14,30 del pomeriggio, quindi in pieno giorno e in un giorno sacro del calendario cristiano. Don Piero ha spiegato ad Amorese e a Manuel il suo sconforto e la sua speranza di riuscire a ritrovare le pissidi e il loro contenuto ed ha annunciato che, in seguito a questo grave atto di profanazione, il tabernacolo quando verrà ripristinato, sarà dotato di un allarme: “Ma questa è una chiesa, non una caserma. Non posso pensare di tenerla chiusa o di attivare un servizio di sorveglianza come in un museo. È, per sua natura, il luogo in cui si accolgono tutti e dover usare sistemi di sicurezza sempre più importanti è sconfortante” ha dichiarato il parroco del Duomo. L’onorevole Amorese è rimasto particolarmente colpito dalla vicenda ed ha spiegato: “Era doveroso essere qui prima di tutto come cittadino apuano e poi come appartenente alla commissione cultura del Parlamento, perché qui di cultura ce n’è tantissima. Davanti all’ennesima profanazione del Duomo di Carrara, in questo caso una profanazione vera e propria per ciò che è stato rubato, il mio dovere era essere qui sul posto il prima possibile, prima di tutto per dare la solidarietà a Don Piero Albanesi e a tutta la comunità. Non solo alla comunità dei credenti e di coloro che vivono il Duomo, chi più, chi meno, ma a tutta la città perché questa è una vera e propria profanazione di un simbolo dei più importanti di Carrara e della provincia tutta. È evidente che c’è un problema di sicurezza e di partecipazione alla vita del centro storico, non è una novità, ma, in questo caso siamo di fronte a un’escalation che ha superato ogni limite. Per questo parlerò di nuovo con i vertici delle forze dell’ordine, cosa che insieme al consigliere comunale Massimiliano Manuel abbia già fatto ripetutamente: qualcosa è stato fatto, ma ancora ci sono cose da sistemare. L’unica speranza è, adesso, che il maltolto torni indietro”.
Don Piero Albanesi ha aggiunto: “A distanza di tre giorni esprimo ancora il mio dolore per quanto accaduto e contemporaneamente nutro ancora la speranza di poter ritrovare, non solo le pissidi d’argento, ma soprattutto il contenuto e anche sapere eventualmente che fine ha, se è stato buttato, perché, davvero, la cosa più importante erano le Ostie Consacrate che erano all’interno delle pissidi. Questo è un dolore che esprimo anche a nome di tutta la comunità dalle persone anziane che mi hanno chiamato piangendo, a chi ha portato fiori con biglietti con scritto “Perdona loro perché non sanno che cosa fanno”, a chi ha fatto una piccola opera d’arte con delle spine per ricordarci quanto questo evento sia una spina nella nostra comunità. Comunità che aveva appena festeggiato il Natale e l’Epifania, erano venute in Duomo più di duemila persone a vedere la mostra dei presepi: è stato un momento bello e adesso ci sentiamo feriti. Quelle ferite sorde che ti porti dentro che sono pari all’elaborazione del lutto di una persona cara perché, è anche un po’ questo: il Signore ci è stato sottratto, in modo violento. Per tutti noi si è trattato di una violenza anche se non necessariamente motivata e determinata. Non era mai successo che il Duomo fosse senza la presenza del Santissimo Sacramento. L’unico giorno in cui il Santissimo non è in chiesa è il Sabato Santo. Il tabernacolo che è stato forzato non era mai stato toccato dal restauro del Duomo avvenuto nel dopoguerra, cioè circa settant’anni fa. Il Corpo di Cristo è anche il corpo delle sue membra, che siamo noi cristiani, quindi la sofferenza dei poveri, dei bambini, dei malati e questo atto violento colpisce proprio anche la carne non solo il pensiero”.









