Si è tenuto giovedì 2 aprile a Massa un importante convegno dedicato all'informazione e alla formazione di operatori, familiari e cittadini sensibili al tema dell'autismo. Un appuntamento reso possibile grazie all'organizzazione dell'associazione Autismo Apuania, presente sul territorio da molti anni, che sfida con capacità e competenza il silenzio che spesso comporta questa condizione che impegna, sempre più, per un crescente numero di casi, una parte importante della società. Un tema, quello dell'autismo, su cui vanno tenuti accesi i riflettori anche per non far cadere le speranze di un effettivo sostegno socio-sanitario, estremamente necessario per migliorare le condizioni di vita delle persone che vivono quotidianamente questa situazione, superando ostacoli e difficoltà. Al convegno, patrocinato dall'Asl, erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Massa Francesco Persiani, il presidente della Commissione sanità del comune di Carrara Guido Bianchini, Amelia Mauro in rappresentanza della Zona distretto delle Apuane di Azienda USL Toscana nord ovest e Carlotta Montefiori per l'Ufficio scolastico territoriale. Una platea attenta e sensibile ha ascoltato gli interventi dei relatori che hanno affrontato argomenti diversi, tutti di grande rilevanza: dall'ipotesi sull'origine multifattoriale del disturbo in chiave esposomica (un approccio scientifico olistico e innovativo) all'importanza dell'ecosistema in cui la persona autistica vive, ai pericoli della disinformazione e della pseudoscienza, per toccare, infine, la riforma della legge sulla disabilità, alla luce del decreto 62 del 2024.
"Se l'obiettivo era quello di elevare la consapevolezza sull'autismo - commenta Roberto Marrai, presidente dell'associazione A.A.A. - credo sia stato centrato. Avere consapevolezza dell'autismo significa orientare le competenze e le risorse per realizzare opportunità, percorsi e progetti attraverso cui una persona con autismo possa vivere con pienezza in un villaggio sempre più inclusivo dove la vulnerabilità è forse la cosa che ci rende davvero tutti uguali. Essere vulnerabili non significa essere rotti, significa essere vivi, essere esposti, aver bisogno degli altri per brillare”. Considerazioni che fanno riflettere e guardare all'autismo con uno sguardo non solo medico, ma attraverso una visione più olistica e centrata sulla persona. Nel modello sociale a cui si tende, la persona non deve solo adattarsi alla scuola o a un lavoro, spesso con dei paletti rigidi. Una scuola o il lavoro rendono meno vulnerabili quando sono progettati per tutti. Interventi coordinati di tipo sanitario e sociale sono alla base di progetto di vita che risponda pienamente ai bisogni della persona con disabilità. “Auspico - conclude il presidente di A.A.A. - non solo una celebrazione formale per tenere alta l'attenzione, ma un continuo e quotidiano impegno, rivolto al miglioramento, di chi può fare la differenza”.









