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Scritto da Redazione
Economia
07 Settembre 2026

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Ci sono imprese che hanno mercato, clienti, competenze e una storia costruita in decenni di lavoro. Ma rischiano di chiudere semplicemente perché, quando arriva il momento di passare il testimone, non c’è nessuno pronto a raccoglierlo. È questa una delle sfide che nei prossimi anni potrebbe pesare maggiormente sull’economia di Massa Carrara. Il ricambio generazionale degli imprenditori è infatti sempre più difficile, mentre diminuisce il numero dei giovani che scelgono di mettersi alla guida di un’attività. Il tema emerge dal dossier di CNA “Imprese senza ricambio”, che mette in evidenza un problema destinato ad avere conseguenze non soltanto economiche, ma anche sociali e territoriali. Secondo i dati Unioncamere-InfoCamere, a giugno 2025 in provincia i titolari di imprese individuali con almeno 70 anni erano 853, il 9,2 per cento del totale. Dieci anni prima erano 749. Rispetto al 2015 sono aumentati di 104 unità, mentre la loro incidenza è cresciuta di 2,6 punti percentuali. Dall’altra parte, però, il bacino dei giovani imprenditori si restringe. Secondo l’Istituto di Studi e Ricerche della Camera di Commercio Toscana Nord-Ovest, nel 2025 le imprese guidate da under 35 erano 1.296, il 6,3% del totale provinciale, in calo dell’1,7% rispetto all’anno precedente.Il confronto con il passato racconta una trasformazione ancora più netta: dal 2014 al 2025 le imprese giovanili sono diminuite di circa il 42%. Nello stesso periodo il tasso di imprenditorialità giovanile è sceso dal 6,8% al 4,5%, anche in un contesto demografico sfavorevole, con i residenti under 35 diminuiti di oltre l’11%.

Eppure, dietro ai numeri non c’è necessariamente una generazione senza voglia di fare impresa. A livello settoriale, il commercio resta il primo comparto per numero di imprese giovanili, con 329 unità, pari al 25,4% del totale under 35. Seguono i servizi alle imprese, unico comparto in crescita nel 2025, saliti a 243 unità; le costruzioni, scese a 166 imprese giovanili; l’industria in senso stretto, con 133 imprese; l’alloggio e ristorazione, con 129 unità; l’agricoltura, con 94 unità.

“Continuo a lavorare a 74 anni perché la pensione da sola non basta, ma anche perché questo mestiere è stato tutta la mia vita – racconta Mauro Del Monte, artigiano e titolare dell’Autofficina Turbo Car di Del Monte Mauro e Frances Rose Noble s.n.c., aperta il 2 giugno 1988 a Montignoso –. Una volta era più naturale che un figlio, un familiare o un dipendente raccogliesse il testimone dell’attività di famiglia. Ma oggi i giovani sono meno attratti dai mestieri artigiani, e aprire o rilevare un’attività comporta costi, responsabilità e rischi molto alti. Il problema principale è la formazione – prosegue del Monte –. Non si può uscire da scuola e aprire subito un’officina: serve esperienza sul campo, accanto a chi conosce davvero il mestiere. Ma non può essere solo l’artigiano a farsi carico di formare i giovani. La scuola e le istituzioni dovrebbero costruire percorsi più vicini alla realtà delle imprese. Se non agevoliamo i giovani ad avvicinarsi a questi lavori, tante attività come la mia rischiano di chiudere senza continuità”.

“Il passaggio generazionale non può essere visto solo come un problema di chi lascia l’impresa, ma deve diventare un’opportunità per chi vuole entrarci – dichiara Giacomo Altamura, Presidente dei Giovani Imprenditori di CNA Massa Carrara –. Molti giovani hanno idee, competenze e voglia di mettersi in gioco, ma incontrano ostacoli concreti: credito, burocrazia, costi iniziali e mancanza di percorsi di accompagnamento. Rilevare un’attività già avviata può essere una strada importante, ma servono strumenti capaci di mettere davvero in contatto chi vuole lasciare l’impresa con chi vuole raccoglierne il testimone”.

Il problema, quindi, non è soltanto creare nuove imprese: è anche fare in modo che quelle esistenti possano continuare a vivere. È per questo che, secondo CNA Massa Carrara, il passaggio generazionale deve uscire dalla dimensione privata delle singole famiglie imprenditoriali e diventare una questione economica e territoriale.

“Ogni impresa che chiude perché non trova continuità rappresenta una perdita per l’intero territorio – dichiara Davide Aldo Brizzi, Presidente di CNA Massa Carrara –. Non perdiamo solo un’attività economica, ma un patrimonio di saperi, relazioni, lavoro e servizi. In una provincia come la nostra, dove le micro e piccole imprese sono un presidio fondamentale nei centri urbani, nei paesi e in Lunigiana, aiutare la trasmissione d’impresa significa difendere occupazione, competenze e tenuta sociale”.

Il passaggio generazionale, però, non si risolve soltanto mettendo in contatto un imprenditore anziano con un giovane. Servono strumenti per rendere concretamente possibile il subentro: percorsi di affiancamento, formazione tecnica e gestionale, incentivi per chi rileva un’attività esistente, semplificazioni amministrative e maggiore sostegno all’accesso al credito. Un’esigenza che diventa ancora più evidente alla luce della contrazione dei finanziamenti alle piccole imprese: nel 2025 il credito alle aziende con meno di 20 addetti in provincia è diminuito del 7,6 per cento.

“Non possiamo permetterci di perdere imprese sane solamente perché manca il ricambio – conclude il Presidente Brizzi –. Dobbiamo accompagnare sia chi vuole lasciare sia chi vuole subentrare. Il futuro di Massa Carrara passa anche dalla capacità di non disperdere ciò che generazioni di imprenditori hanno costruito con lavoro, sacrificio e professionalità”.

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