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Scritto da Redazione
In salute
23 Febbraio 2026

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Anche quest’anno, il 20 febbraio “Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato”, si è svolta una cerimonia per commemorare i medici della provincia di Massa-Carrara caduti nell’esercizio del loro dovere professionale del corso della pandemia di COVID-19. Una corona di alloro è stata deposta ai piedi del cippo marmoreo antistante l’ospedale Apuane intitolato a Nazzareno Catalano, Raffaele Antonio Brancadoro, Cesare Landucci e Marco MoraleAi familiari e agli amici dei medici scomparsi si è unita una folta rappresentanza di medici e operatori sanitari, insieme a Carlo Manfredi, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Massa-Carrara, al direttore dell’ospedale Apuane Giuliano Biselli, al direttore della Medicina Interna Simone Fusaro, al dirigente medico della Medicina Interna Giuliana Andreani e a Guido Bianchini, in rappresentanza del Comune di Carrara.Nel suo intervento, Manfredi ha ricordato i mesi iniziali della pandemia, segnati dall’incertezza, di fronte all’urgenza e alla gravità dei numerosi casi che si presentavano, in assenza di conoscenze validate, di mettere in campo le scarse soluzioni disponibili per “tentare di offrire una qualche opportunità”. Ha quindi richiamato la necessità di trasformare la memoria in un impegno concreto, sottolineando che non è ancora stato attivato il nuovo piano pandemico. Deve essere inoltre rafforzata la capacità di monitoraggio delle tendenze epidemiologiche in atto, di fare sintesi delle ricerche in corso e di coordinare le risposte necessarie per affrontare eventuali nuove emergenze sanitarie. Per avere questa indispensabile copertura è necessario inforzare e non demolire gli organismi internazionali come l’OMS deputati a svolgere tali funzioni.Simone Fusaro, direttore dell’unità operativa di Medicina interna dell’ospedale Apuane, ha definito la giornata un momento “all’insegna della memoria, del ricordo e della celebrazione”, rimarcando che senza memoria “è difficile poi avere una bussola”. Fusaro ha inoltre evidenziato che la pandemia ha mostrato la forza del personale sanitario, ma anche che “non è con l’eroismo che si risolvono le crisi, servono pianificazione, programmazione, stabilità e un Servizio sanitario nazionale solido, capace di reggere la complessità e la collaborazione tra ospedale e territorio.A chiudere gli interventi è stata Giuliana Andreani, medico dirigente della Medicina interna dell’ospedale Apuane, che ha riportato il senso di responsabilità vissuto nei reparti durante l’emergenza: “Non avevamo linee guida, non avevamo indicazioni ma c’eravamo tutti”. Andreani ha ricordato la dimensione umana della professione, definendola “una professione ricca di umanità e tanta professionalità”, e il valore della coesione tra colleghi come base della credibilità verso i cittadini.La cerimonia si è conclusa con un momento di raccoglimento e con il rinnovato impegno delle istituzioni e dei professionisti presenti a custodire il ricordo dei medici caduti e a tradurlo in scelte organizzative e sanitarie capaci di rafforzare prevenzione, risposta e tutela della relazione di cura.

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