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Scritto da Mattia Cardellini
interSVISTA
27 Agosto 2026

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Nelle ultime settimane una serie di scosse ha riacceso l’attenzione sulla sismicità  dell’Appennino tosco-emiliano. Per capire la natura di questi fenomeni e fare corretta informazione, ho intervistato Carlo Meletti, sismologo dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV).

Dottor Meletti, nelle ultime settimane la Lunigiana ha registrato diverse scosse avvertite dalla popolazione. Cosa ci dicono i dati sul piano geologico?

La zona era rimasta piuttosto tranquilla per diverso tempo. Dal 16 agosto è iniziata una piccola sequenza sismica, con una scossa principale di magnitudo 3.7, seguita da altre cinque scosse minori, come di norma accade. Dopo qualche giorno di pausa, tra il 22 e il 23 agosto si sono verificati nuovi eventi. Parliamo di un'area storicamente sismica: la Toscana settentrionale, in particolare Garfagnana e Lunigiana, ha visto in passato terremoti distruttivi, come quello del 1920 (il più forte dell'Appennino settentrionale) e quello del giugno 2013. Gli eventi attuali mostrano analogie proprio con il 2013: sono allineati a nord delle Alpi Apuane, dove esiste una struttura geologica trasversale che periodicamente si riattiva. Quanto sta accadendo rientra nella normale attività di questo territorio.

Qual è il livello di rischio reale della Lunigiana rispetto al resto d'Italia?

La Lunigiana è un'area a elevata pericolosità  sismica. Ci sono zone ancora più esposte in Abruzzo, Campania, Calabria o Sicilia, ma anche l'Appennino tosco-emiliano presenta livelli significativi. Parlare di pericolosità significa stimare la probabilità che si verifichino eventi di una determinata intensità. In Lunigiana i valori attesi di scuotimento superano il 20 per cento dell'accelerazione di gravità  (contro il 30% delle aree più pericolose d'Italia). In sintesi: qui possono verificarsi terremoti forti. Fortunatamente, più sale la magnitudo, meno frequenti sono gli eventi, ma le conseguenze sugli edifici non adeguati possono essere importanti.

Il vero nodo resta dunque la fragilità  delle abitazioni?

Proprio così. Il vero problema italiano è la vulnerabilità del patrimonio edilizio, fatto di borghi antichi e affascinanti ma fragili, come ricordiamo anche in questi giorni con il decennale del sisma di Amatrice del 2016. Ma la prevenzione funziona. Dopo il terremoto del 1997 a Fivizzano e Fosdinovo, la regione Toscana e la protezione civile finanziarono piccoli interventi per i privati, come l'installazione di semplici catene in ferro per consolidare le facciate. Quando nel 2013 arrivo un altro terremoto, gli edifici consolidati riportarono danni limitatissimi rispetto a quelli non adeguati. La prevenzione non è uno slogan ma l'unica strada da seguire.

Quali sono i comportamenti corretti da adottare quando si avverte un terremoto?

 Se ci si trova al chiuso, non bisogna scappare subito fuori. Le scale sono le strutture più vulnerabili e il panico espone al rischio di essere colpiti da tegole o cornicioni che cadono. La cosa migliore rimane ripararsi sotto un tavolo robusto, nel vano di una porta o vicino a muri portanti, attendendo la fine dello scuotimento per poi uscire con calma. All'aperto, invece, occorre allontanarsi dagli edifici e raggiungere spazi aperti come ad esempio il centro di una piazza.

Negli Stati Uniti la cultura della prevenzione passa da esercitazioni di massa. Un modello da seguire?

Assolutamente. Negli USA, tramite esercitazioni annuali a cui partecipano milioni di persone, si insegna a tutti la regola base: ripararsi sotto un tavolo e attendere la fine della scossa. Ripetere questa pratica da decenni crea una consapevolezza fondamentale.

Sul web circolano spesso fantomatiche "previsioni" sui terremoti. Come difendersi dalla disinformazione?

E’ bene ribadirlo: ad oggi la scienza non può prevedere l'orario o il giorno esatto di un terremoto, ma solo stimarne la probabilità. Bisogna diffidare dai profili social allarmistici e affidarsi solo ai canali ufficiali: l'INGV (con la piattaforma INGVterremoti) e il dipartimento della protezione civile. Comprendiamo la paura dei cittadini ed è nostro dovere di ricercatori rispondere con chiarezza scientifica a ogni dubbio.Un'informazione corretta resta il primo strumento di prevenzione per la comunità. Ringrazio il Dottor Carlo Meletti per aver chiarito i contorni scientifici di quanto sta accadendo in Lunigiana e per averci ricordato che la convivenza sicura con il nostro territorio passa sempre dalla conoscenza.

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