Comprendere il vissuto delle nuove generazioni, esplorare i loro contesti di vita e ricostruire uno spazio di dialogo autentico tra giovani e adulti. Con queste premesse è stato ufficialmente presentato il progetto di ricerca-intervento denominato “Culture giovanili e potere di parola”, promosso dalla Società della Salute della Lunigiana in collaborazione con lo Studio di Psicosociologia (SPS) di Roma e con il fondamentale contributo finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. L'iniziativa è stata illustrata durante un incontro che ha visto una folta e partecipe adesione da parte delle agenzie territoriali: servizi socio-sanitari, istituti scolastici, realtà del Terzo Settore, parrocchie, società sportive e associazioni culturali. A delineare la genesi e il senso istituzionale del percorso è stato Marco Formato, Direttore della Società della Salute della Lunigiana. “Questo percorso nasce dall'esigenza di affrontare quelle che abbiamo definito 'domande impertinenti' che giungono ai nostri servizi. Si tratta di istanze complesse, radicate nei vissuti delle persone, che eccedono i mandati istituzionali ordinari e che non possono essere risolte solo attraverso competenze tecniche, poiché denunciano una progressiva destrutturazione dei legami di appartenenza. Per elaborare queste domande è necessario costruire contesti in cui la parola riacquisti il potere di generare significati condivisi. Ce ne stiamo occupando con il Gruppo Affari Impertinenti, composto da operatori dei servizi territoriali e ospedalieri: dopo un primo lavoro focalizzato sulla popolazione anziana, oggi intendiamo rimettere al centro la parola e l'ascolto dei giovani”. Il progetto vedrà una comparazione territoriale tra due aree estremamente differenti: la zona interna e rurale della Lunigiana e la realtà metropolitana di Roma. Come ha spiegato Viviana Fini, coordinatrice del progetto per Icaro – Centro per la promozione di una cultura di comunità. “Incontreremo i ragazzi nei loro contesti reali di vita e di esperienza: scuole, parrocchie, centri sportivi, ma anche nei luoghi informali e spontanei di aggregazione. Ci interessa capire se e come si territorializzano le culture giovanili contemporanee”. Dal dibattito emerso durante la presentazione sono affiorate riflessioni profonde sul mutamento delle dinamiche giovanili: dalla carenza di spazi dedicati fino alla trasformazione dei tradizionali luoghi di incontro a favore di reti informali, spesso invisibili agli occhi degli adulti.
Riflessioni importanti hanno riguardato anche le nuove forme di disagio e la tendenza dell'attuale contesto sociale a trasformare il confronto in isolamento anziché in rivendicazione collettiva. L'approccio della ricerca-intervento non punta a una semplice raccolta dati statistica, ma alla costruzione di relazioni significative e trasformative. Operativamente il percorso si snoderà attraverso interviste individuali della durata di circa trenta minuti e focus group di un'ora e mezza, avvalendosi della metodologia dell'Analisi Emozionale del Testo e prevedendo anche il coinvolgimento di mediatori interculturali per garantire la piena partecipazione dei giovani di origine straniera. “L'obiettivo finale è rendere parlabili i conflitti e restituire valore al pensiero dei ragazzi" hanno sottolineato Valentina Serradori, Matteo Ratti e Lorenzo Antoniotti dell'équipe del Centro Icaro, lanciando anche l'idea di una mostra-evento partecipata a supporto del percorso. Il cammino di ricerca e ascolto vedrà un primo grande momento di restituzione e confronto aperto a tutta la comunità il prossimo 10 giugno 2026 in Lunigiana









