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Scritto da Redazione
Lunigiana
26 Marzo 2026

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È la Lunigiana che guida la comunità del castagno. Con castanicoltori arrivati da tutta Italia - da Piemonte, Emilia-Romagna, Campania, Toscana, Basilicata e Lazio - il primo Incontro Nazionale della Rete Slow Food dei Castanicoltori ha segnato un significativo passo nel percorso di riconoscimento della pratica tradizionale di cura dei castagneti quindi della storia di molti luoghi d’Italia oltre che del nostro territorio. Nelle due giornate i castanicoltori si sono riuniti per confrontarsi insieme a ricercatori, accademici ed esperti del presente e futuro del sistema castanicolo, coinvolgendo il pubblico in un programma fatto per unire la dimensione conviviale - e sociale - all’approfondimento. Due giorni di incontri, degustazioni, laboratori, visite e Mercato della Terra, con importante focus sul Castagneto monumentale di Filetto.

 «L’esito delle giornate di Filattiera e l’avvio della prima Scuola di castanicoltura di Slow Food segnano un passaggio politico chiaro», scrive Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia. «La rete ha raggiunto una maturità che la rende punto di riferimento nazionale, per il rilancio della castanicoltura tradizionale e per un modello di sviluppo per le aree interne fondato sul cibo come leva concreta di cambiamento: economia circolare, coesione sociale, servizi per la cittadinanza e tutela delle risorse naturali». «Chiediamo che questo lavoro venga riconosciuto e sostenuto: le comunità che si organizzano attorno al cibo di montagna dimostrano di saper generare valore e futuro. È da qui che bisogna partire, con un’alleanza strutturale tra territori e istituzioni. Solo con politiche adeguate può esserci una vera rinascita delle Terre Alte». Aggiunge Rosaria Olevano, referente della Rete: «Il 20 e 21 marzo è emersa con forza la necessità di consolidare l’intera filiera. In particolare, è stata evidenziata l’importanza di valorizzare le competenze legate alla produzione di farina di castagne e marroni, strettamente connesse alla tutela della biodiversità locale. È stato inoltre ribadito il ruolo strategico del dialogo con il mondo della ristorazione e coi cuochi: una collaborazione da sviluppare per riportare tale farina al centro delle pratiche culinarie quindi promuoverne il valore culturale». Riflessioni che nel prossimo periodo daranno vita a nuove iniziative, che nella due giorni hanno intanto riconosciuto anche il ruolo della Condotta Slow Food LuniApua, rappresentante della comunità del cibo apuo-lunigianese.

«Siamo onorati di aver accolto un evento così importante, laboratorio attivo di futuro e visione», commenta il fiduciario, Matteo Podenzana. «Il 20 e 21 marzo, la Lunigiana è stata protagonista a livello nazionale, palcoscenico per Slow Food Italia e per la sua Rete: risultato che restituisce la misura del lavoro svolto e della credibilità costruita nel tempo con progetti capaci, come in questo caso, di mettere insieme forze diverse. La riuscita dell’Incontro è merito di un lavoro collettivo svolto in primis dai volontari, cuore pulsante della comunità luni-apuana, parte fondamentale di quanto possiamo realizzare. È merito dei produttori, anima del Mercato e del legame tra terra, possibilità, persone. È merito del rapporto sempre più solido con le istituzioni, come dimostrano patrocini, collaborazioni e sostegno del Consiglio regionale. Un sentito grazie in questo senso al consigliere regionale Jacopo Ferri, da sempre vicino alle nostre iniziative, e alla sindaca di Filattiera Annalisa Folloni che, oltre a supportarci, ha partecipato ad ogni momento, umanamente». «Sosteniamo con forza - conclude - la centralità della castanicoltura per il futuro della Lunigiana come di tutte le aree interne. Il castagno deve tornare ad essere leva concreta di sviluppo agricolo, ambientale, turistico, economico e culturale. La nostra terra, storicamente patria dell’albero del pane, può proseguire nel percorso attivato lo scorso weekend: contribuire concretamente alla costruzione del modello da perseguire».

Tra i momenti importanti per il territorio: le attività all’Antico Mulino Moscatelli, luogo in cui realizzare l’incontro tra filiera, luogo, tradizione, ed il laboratorio presso il Castagneto Monumentale di Filetto, da tutelare, anche in questo modo. Così il sindaco di Villafranca Filippo Bellesi: «Sono orgoglioso che Slow Food abbia scelto il nostro castagneto per il laboratorio a cura del prof. Italo Pizzati, che ben conosce i “Patriarchi della Biodiversità”, caratterizzanti anche il nostro ambiente. Questo luogo è sacro, come testimoniato dal ritrovamento di Statue Stele e Menhir. Ciò ha dato al laboratorio un’aura simbolica ancora più forte nell’ottica di cooperare per la tutela e il rilancio del patrimonio comune. In termini pratici, già condividendo l’importante momento di approfondimento, con docenti e guide di prestigio e con l’innesto di polloni della Selva di Filetto con marze certificate di castagne e marroni pregiate, provenienti dal Centro di Granaglione e dal campo-catalogo di Zocca. Le nostre regioni d’Appennino uniscono le loro forze». Soddisfatta anche la sindaca (e presidente di Unione di Comuni e Comunità di Parco) Annalisa Folloni che entusiasta ha partecipato a entrambe le giornate vivendo l’esperienza completamente: «Abbiamo accolto con molta soddisfazione l’iniziativa, straordinaria opportunità di confronto sulle potenzialità della filiera del castagno e sulle possibilità di recupero dei castagneti da sempre nostro albero del pane. Ringrazio la Condotta locale per lo splendido lavoro e tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita dell’evento, oltre a Slow Food Italia e la sua Rete per averci scelto».

L’Incontro Nazionale della Rete Slow Food Castanicoltori è stato organizzato da Slow Food Italia e Slow Food LuniApua col patrocinio di Regione Toscana, dei Comuni di Filattiera e Pontremoli, con il contributo del Consiglio regionale della Toscana e la collaborazione sentita di Slow Food Toscana.

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