Centro pavimentazione 1
   Anno XI 
Giovedì 12 Marzo 2026
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Scritto da Redazione
Mostre
12 Marzo 2026

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La Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara e l’Accademia Albericiana di Carrara, presentano presso Palazzo Binelli la mostra "Il tempo delle cose sospese" di Cristina Menni, a cura di Lorenzo Belli. L’esposizione propone un nucleo di opere recenti che indagano la superficie come luogo di sedimentazione della memoria e spazio di tensione tra presenza e assenza. La ricerca artistica di Cristina Menni si sviluppa attorno a una riflessione sul tempo non inteso come dimensione lineare, ma come stratificazione di esperienze, tracce e permanenze. Le opere in mostra assumono la superficie come campo di deposito mnemonico, un territorio in cui la materia diventa veicolo di memoria e di trasformazione.Attraverso un processo di costruzione e sottrazione, l’artista lavora con materiali quali cemento, malta, intonaco, gesso e pigmento, stratificati e successivamente incisi, abrasi o parzialmente rimossi. L’immagine emerge così come traccia e residuo, mai pienamente rivelata ma continuamente sospesa tra ciò che appare e ciò che resta nascosto. Le superfici, dense e quasi scultoree, evocano muri archeologici in cui la memoria non si presenta come racconto lineare, ma come sedimentazione.
Le opere di Menni si configurano come veri e propri dispositivi di attivazione della memoria. In questa prospettiva il riferimento alla riflessione letteraria sulla memoria involontaria -che trova una delle sue formulazioni più celebri nell’opera di Marcel Proust -diventa una chiave interpretativa del lavoro: ogni opera agisce come una soglia percettiva capace di innescare nello spettatore un processo di riconoscimento e rielaborazione personale. La tensione tra pesantezza e leggerezza attraversa l’intero corpus espositivo. Alla fisicità della materia si contrappone una dimensione più sottile e immateriale suggerita dall’uso del colore, che non definisce forme ma genera campi vibranti, evocativi di stati emotivi e percettivi. L’opera si configura così come un campo di forze in cui erosione e resistenza, visibile e invisibile, materia e memoria convivono in equilibrio instabile.
"Il tempo delle cose sospese" non propone una narrazione nostalgica del passato, ma una riflessione sulla memoria come processo dinamico e trasformativo. In questo spazio sospeso l’arte diventa uno strumento di conoscenza, capace di trasformare la perdita in consapevolezza e il tempo in materia viva.

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