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Scritto da Carmen Federico
Politica
20 Luglio 2026

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Negli ultimi giorni la politica italiana si è nuovamente accesa attorno al caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva, con tre gradi di giudizio concordi nel ritenere che, negli atti processuali, non emergessero i presupposti della legittima difesa prevista dall'articolo 52 del Codice penale. Dichiarazioni, appelli, richieste di grazia: tutto legittimo, tutto comprensibile sul piano umano. Ma da avvocato mi permetto di porre una domanda scomoda a tutti gli schieramenti politici, nessuno escluso: perché ci si indigna solo quando il caso diventa mediatico, e non si lavora, con serietà e continuità, sulla riforma strutturale della legittima difesa?

𝗨𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗶𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗶 𝗰𝗮𝘀𝗶 𝗲𝗰𝗹𝗮𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶

Il diritto di difendersi non può essere un principio che si accende e si spegne a seconda dell'attenzione mediatica del momento. Se tre gradi di giudizio, applicando la legge vigente, non hanno potuto riconoscere la legittima difesa in una vicenda che ha commosso l'opinione pubblica, questo non è un errore dei giudici: è un limite della norma. È qui che la politica dovrebbe intervenire, non a sentenza definitiva già emessa, quando ogni intervento assume inevitabilmente i contorni della excezione e non della regola.

Chiedo dunque, con questo articolo, a tutte le forze politiche di impegnarsi concretamente e stabilmente su una riforma organica della legittima difesa, che sia chiara, applicabile, e che non lasci il cittadino — o l'operatore delle forze dell'ordine — nell'incertezza di dover scoprire, anni dopo i fatti e in aula di tribunale, se la propria reazione a un pericolo reale sarà considerata legittima o penalmente rilevante.

𝗜𝗹 𝗰𝗮𝗿𝗮𝗯𝗶𝗻𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗮𝗻𝗻𝗮𝘁𝗼: 𝘂𝗻 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗮𝗴𝗮𝘁𝗼 𝗮 𝗰𝗮𝗿𝗼 𝗽𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼

Accanto al caso di Roggero, c'è una vicenda che merita altrettanta attenzione e che rischia di passare in secondo piano: quella del vicebrigadiere dei Carabinieri Emanuele Marroccella, condannato per eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi, per aver fermato un uomo che poco prima aveva aggredito un suo collega con un'arma impropria e tentava la fuga. Un militare che, quella notte, non stava difendendo un interesse personale: stava adempiendo al giuramento prestato allo Stato, nell'esercizio delle proprie funzioni, in una situazione di pericolo concreto per sé e per il collega ferito.

Chiedo formalmente, in questa sede, che i rappresentanti politici che in questi giorni si sono mobilitati per il caso di Roggero si facciano altrettanto parte attiva nell'intercedere per la grazia presidenziale nei confronti del carabiniere Emanuele Marroccella. Non si tratta di mettere in discussione l'operato della magistratura, che ha applicato la legge secondo il proprio prudente apprezzamento. Si tratta di riconoscere, sul piano politico e umano, che chi ha rischiato la propria incolumità per garantire la sicurezza collettiva merita una risposta dello Stato che vada oltre la sola sanzione penale.

𝗡𝗼𝗻 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗯𝘂𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶: 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲, 𝗻𝗼𝗻 𝘂𝗻 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼

Non basta la cosiddetta "legge del buon senso". Non bastano le dichiarazioni di solidarietà rilasciate a telecamere accese quando un caso diventa notizia nazionale. Le forze dell'ordine italiane operano ogni giorno in condizioni di rischio reale, spesso senza certezze normative su cosa accadrà loro se, nell'esercizio del proprio dovere, saranno costrette a un uso della forza che verrà valutato, mesi o anni dopo, con un metro di giudizio necessariamente diverso da quello dell'istante in cui hanno agito.

Chiedo che si smetta di trattare la sicurezza degli operatori di polizia e dei carabinieri come terreno di propaganda elettorale, per farne invece oggetto di un lavoro parlamentare serio, tecnico, condiviso il più possibile tra maggioranza e opposizione. Una riforma della legittima difesa e delle scriminanti collegate all'uso legittimo delle armi da parte delle forze dell'ordine non è una bandiera di parte: è una necessità dello Stato di diritto.

𝗨𝗻𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗮, 𝗻𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝗳𝗼𝗴𝗼

Questo non è un appello polemico, ma una richiesta professionale rivolta a chi ha la responsabilità di scrivere le leggi. Si intervenga per la grazia del carabiniere condannato per eccesso colposo nell'adempimento del proprio dovere. Si apra, parallelamente e senza più rinviarlo, un tavolo serio sulla riforma della legittima difesa, che tuteli in modo chiaro sia il cittadino sia chi indossa una divisa. Le forze dell'ordine e i cittadini onesti non chiedono privilegi: chiedono certezza del diritto, prima ancora che accada il prossimo caso.

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