Il fenomeno dell’erosione costiera, specie nel tratto apuoversiliese a nord della costa toscana, é stato portato all’attenzione nazionale con l’ordine del giorno approvato alla Camera dell’onorevole Andrea Barabotti, che impegna il Governo a valutare il rafforzamento delle attività di monitoraggio, coordinamento e intervento. “Più volte abbiamo detto - ricorda Orietta Colacicco, Presidente dei Paladini Apuoversiliesi - che bisogna mettere il turbo, perché se sul litorale apuano in alcuni tratti sono rimasti solo centimetri, l’erosione ha galoppato ed é evidente a Forte dei Marmi, con prime avvisaglia a Marina di Pietrasanta.Non basta, l’erosione c’è, la sua causa primaria è il Porto di Carrara, ed é aggravata dal cambiamento climatico, dall’innalzamento del livello del mare, e ci sono eventi anche non estremi che portano danni evidenti a tutta prima inspiegabili. Perché la mareggiata del 5-6 febbraio 2026 inferiore di portata a quella del 3 Novembre 2023 ha lasciato tracce ben più evidenti e sino a Marina di Pietrasanta? Lo abbiamo chiesto al Professor Sarti, ordinario di sedimentologia all’università di Pisa e la risposta é molto semplice. La mareggiata del 2023 é stata talmente forte da colpire l’equilibrio alla radice in modo tale che anche una mareggiata meno impetuosa ha portato danni superiori e sarà ancora peggio, sino a che non si interviene, ma con contezza.Una situazione insostenibile, che deriva grandemente dalla mancanza di conoscenza, dalla carenza di dati pubblicati, é come se sapessimo di essere malati, sapendo di poter peggiorare, senza investigare con radiografie, TAC. Quando non se ne può più, si é al collasso, si mette un cerotto, si riprofila, poi si va avanti, temendo che il mare esondi, sapendo che gli interventi serviranno a poco e la sabbia se ne andrà. Bisogna studiare. Non si può rimanere fermi e inermi. Sarti, durante l’incontro del 18 Aprile fra Territorio e Amministratori ha parlato di conoscenza e azione. Dove la conoscenza coinvolge le Istituzioni: Regione, Comuni, Autorità Portuale Università, e ora, a seguito dell’Odg Barabotti, il Governo, ma anche la Citizen Science. Senza saperlo, sulla base della pura logica, continua Colacicco, abbiamo dato un “bellissimo esempio”, ha detto Sarti, della Scienza dei cittadini, che significa collaborazione fra scienziati e persone non esperte per attività di ricerca scientifica. Grazie alle associazioni dei balneari a noi collegate di Marina di Massa, Cinquale, Forte dei Marmi e Marina di Pietrasanta, abbiamo fotografato la situazione subito dopo la mareggiata, trovando evidenze poi divenuti punti critici. Catalogate le immagine le abbiamo inviate all’Università di Pisa e il nostro intento é quello di continuare a dare questo contributo fondamentale, anche perché solo ai balneari é possibile in tempo reale e contemporaneamente fotografare la situazione. Anche oggi abbiamo dato il via per verificare se e come ha influito la lieve mareggiata di questi giorni. E manderemo di nuovo le immagini a Pisa. L’università dal canto suo proporrà piccoli e grandi progetti di studio, traducibili in borse di studio, dottorati, ricerche ad hoc, per segmenti di costa o totali. L’Azione sarà mirata sulla base dei dati, procedendo verso progetti strutturali, senza dimenticare interventi emergenziali necessari ad esempio sul litorale apuano. La costa é mobile, non é più dissipativa, ha detto Sarti, che significa un litorale sabbioso con una “pendenza molto dolce e fondali bassi dove l'energia delle onde si dissipa gradualmente su ampia fascia prima di raggiungere la riva, dove la pendenza del fondale è molto bassa e le onde si frangono in modo graduale su un'ampia zona.” Al contrario si riscontrano disequilibrio e una pendenza sempre più evidente anche a Forte dei Marmi, che traspare addirittura a volte in alcuni punti della parte nord di Marina di Pietrasanta. Per Azione ci vogliono coordinamento, monitoraggio, in una visione di lungo termine. Ma deve essere un’Azione sinergica, I Paladini sono pronti con i balneari a procedere nelle osservazioni e a dare costantemente un quadro aggiornato, collaborando con l’Università, ma anche con le altre Istituzioni e chiedono alla Regione un cronoprogramma degli interventi previsti oltre e dopo il ripascimento di 150 mila metri cubi, che prevede lo spostamento da parte dell’Autorità Portuale delle sabbie accumulate all’imboccatura del porto di Marina di Carrara alle zone in erosione. 150 mila metri cubi sono una goccia, ma sono l’inizio. E i Paladini chiedono i nuovi dati, che sono in Regione, come ha detto il Consigliere Gianni Lorenzetti, Presidente della Commissione Ambiente regionale. Commissione, dove dovrebbero essere auditi entro maggio".
Quanto al possibile ampliamento del porto, se prima nella loro relazione tecnica predisposta dai Professori Sarti, Bertoni, Bini di Scienze della Terra e dal Professor Pagliara, ordinario di Ingegneria, all’Universitàdi Pisa, si raccomandava prudenza, ora, ha dichiarato Sarti, “qualunque intervento é fortemente sconsigliabile.”
Noi crediamo, chiude Colacicco, che sia opportuno provvedere subito al modello fisico idraulico a fondo mobile, già proposto da 3 anni, per verificare quali opere del PRP porterebbero ulteriore erosione. Prima però sarà necessario procedere alle misurazioni batimetriche.E ci risiamo, se non si studia, qualunque progetto, opera, intervento é pericoloso. Siamo in una situazione di fragilità, da cui tutti insieme dobbiamo uscire, ora sperando anche nel coinvolgimento del Governo.









