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Scritto da Redazione
Politica
29 Maggio 2026

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 "Non si tratta di un semplice pronunciamento tecnico, ma di un vero e proprio fallimento politico e istituzionale che colpisce al cuore il 'sistema Arrighi'": lo dice il consigliere della lista Ferri Filippo Mirabella che spiega: "La decisione della Corte Costituzionale demolisce anni di scelte amministrative firmate dal sindaco stesso e dal Partito Democratico che lo sostiene, svelando la fragilità di un modello ideologico che ha preteso di superare le leggi del diritto e del mercato. Il fulcro del crollo è la cosiddetta filiera corta obbligatoria: quel vincolo, inserito d'imperio nelle concessioni, che imponeva alle aziende di lavorare sul territorio fino al 50 per cento del marmo estratto. Una misura sbandierata per anni dalla sinistra come un dogma intoccabile a tutela del lavoro locale, giustificata dietro lo scudo della legge regionale toscana 35/2015, e che oggi si rivela per ciò che è sempre stata: la Consulta ne ha certificato l'incompatibilità con i principi costituzionali. Un'impostazione economica rigida presentata per anni come inevitabile: l'amministrazione Arrighi ha costruito un castello di carte normativo basato su un obbligo rigido. Il marmo non poteva essere venduto come blocco grezzo, se non passando per le forche caudine della lavorazione locale, pena la revoca o il mancato ottenimento della concessione. Per anni, ogni singola critica, dubbio o proposta di modifica sollevata dalle opposizioni e dalle categorie economiche è stata respinta da un'amministrazione convinta di avere una verità intoccabile. La scusa del Comune è sempre stata la stessa: "Ce lo impone la Regione, non possiamo fare altrimenti". Una narrazione comoda, avallata anche dalla tecnostruttura comunale, che ha blindato il settore in un immobilismo ideologico penalizzante. La sentenza smonta l'impostazione coercitiva sostenuta dalla giunta. La Corte Costituzionale ha squarciato questo velo di finta ineluttabilità. Il principio espresso dai giudici costituzionali è un richiamo severo al buon senso e al diritto europeo: promuovere il territorio è legittimo, ma trasformare la promozione in un obbligo coercitivo che calpesta la libertà d'impresa e la libera concorrenza è incostituzionale. Lo Stato e le Regioni possono incentivare, non costringere. Tradotto: la linea politica imposta sul settore cave esce dalla sentenza profondamente delegittimata sul piano giuridico. Il nodo politico: il sindaco Arrighi non ha più scuse. A questo punto il problema si sposta dal piano legale a quello politico. Cade definitivamente l'alibi del "provvedimento dovuto". La scelta di irrigidire i vincoli fino a renderli soffocanti dentro i contratti di concessione è stata una scelta politica deliberata, conscia e ostinata dell'amministrazione Arrighi. La responsabilità della firma su quei documenti non può più essere scaricata su Firenze o su normative sovracomunali. È il fallimento di una linea politica che ha voluto governare il settore più strategico dell'economia apuana dall'alto anziché con il dialogo e la lungimiranza economica. Tutto ciò rischia ora di aprire una valanga di ricorsi al TAR. Le conseguenze di questa ostinazione rischiano ora di essere pagate da tutta la comunità. La sentenza non annulla i contratti domattina, ma crea una fase di pericolosissima incertezza giuridica:  i vincoli di filiera corta inseriti nelle concessioni escono dalla sentenza privi della solidità giuridica su cui il Comune aveva costruito il proprio impianto.  Le clausole più rigide sono ora ampiamente contestabili dalle aziende.  Si apre una stagione probabile di fitti contenziosi amministrativi e ricorsi al TAR contro il Comune. L'ostinazione ideologica della giunta Arrighi ha esposto l'ente pubblico a un rischio rilevante di instabilità economica e giudiziaria. Finisce l'era in cui le scelte di questa amministrazione potevano essere presentate come "inevitabili". Oggi inizia il tempo della resa dei conti per un modello politico che ha preferito una visione politica che ha ignorato i limiti giuridici della norma alla solidità del diritto".

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