Le foibe sono state la giusta fine meritata dai fascisti. Che la maggioranza delle oltre 5000 persone uccise dai comunisti di Tito, con anche l'aiuto dei partigiani comunisti italiani, non c'entrasse nulla con il fascismo è un dato che si può bypassare, quando si è stabilito di essere quelli dalla parte giusta della storia. Che l'attuale centrodestra sia la stessa cosa delle camice nere di Mussolini è un'altra certezza acclarata, per cui si può offendere e dare degli squadristi e dei fascisti come si vuole e si possono portare solo i dati storici che fanno comodo e guardare la realtà solo dal proprio intimo buco, sempre per una certezza di essere quelli giusti che sfiderebbe anche Gesù Cristo, ovviamente "Non conoscendo affatto la statura di Dio"(cit. Fabrizio De Andrè). E' questo ciò che risulta più evidente dal feroce attacco che i Giovani Comunisti di Massa Carrara hanno portato a rappresentanti del centrodestra massese e italiano per la questione delle scuole segnalate al ministro Valditara per non aver celebrato la giornata del ricordo delle Foibe. Attacco in cui hanno invocato la lesa libertà di insegnamento, che ovviamente mai si sognano di segnalare per i molti insegnanti di sinistra che, anche nelle scuole della provincia apuana, usano le cattedre per fare proselitismo politico, danno voti in base alle appartenenze ideologiche e ricattano gli studenti con la loro faziosità spudorata. Perchè il fondamento della democrazia, notoriamente, è che ci siano persone di serie A e persone di serie B: Ecco le parole dei Giovani comunisti di Massa Carrara: "Apprendiamo che nei giorni scorsi, il deputato e vicepresidente della Camera di Fratelli d'Italia, Fabio Rampelli, ha consegnato al ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara, una lista contenente i nomi delle scuole che a suo dire non avrebbero ricordato in “maniera adeguata” le Foibe. Tra i promotori di questa sciagurata iniziativa, che va a ledere la libertà di insegnamento e si prefigura come un vero e proprio atto squadrista, risulta esservi anche il deputato di FdI di Massa, Alessandro Amorese. Lo stravolgimento della memoria è l’ennesimo tentativo di far passare i carnefici per vittime, di nascondere le violenze che, politiche decennali imperialiste e fasciste, hanno provocato su quei territori. Una deplorevole esaltazione del mito nazionalista di “italiani brava gente” e di colpevolizzazione della resistenza dei partigiani slavi. Se si vuol comprendere quello che è accaduto sul confine orientale, non si può assolutamente prescindere dalla violenza cieca fascista che sul quel territorio si scatenò nei decenni precedenti. A partire dall'incendio dell'Hotel Balkan, nel luglio del 1920, sede del “Nadodni Dom”, il più importante e moderno centro culturale delle organizzazioni slovene in città, per arrivare alla chiusura dei circoli culturali sopravvissuti alla devastazioni delle squadracce fasciste. Inoltre, si obbligarono le popolazioni alla italianizzazione dei cognomi, altrettanto avvenne per i nomi slavi dei paesi e, soprattutto, si impose l'obbligo della lingua italiana in qualsiasi luogo pubblico. A tutto questo, vanno aggiunte le violenze perpetrate durante l'occupazione fascista della Jugoslavia dal 1941 al 1943. Basti ricordare che, nei ventinove mesi di occupazione italiana, nella sola provincia di Lubiana, vennero fucilati circa 5.000 civili e altre 7.000 persone, in gran parte anziani, donne e bambini, trovarono la morte nei campi di concentramento italiani, senza dimenticare la tristemente famosa Circolare 3C, emanata dal comandante dell’esercito generale Mario Roatta, che autorizzava la politica del terrore nei confronti della popolazione civile, garantendo l’impunità alle truppe.
È in questo contesto che vanno collocati gli avvenimenti conosciuti come “foibe”; senza tenere conto di tale quadro non si possono capire i successivi avvenimenti e si scade, inevitabilmente, in semplici strumentalizzazioni, soprattutto da chi cerca di riscrivere il passato e tenta di rifarsi una verginità. Lo sa bene la nostra città che, negli ultimi anni, da quando governa la destra, è stata testimone di beceri tentativi di riscrittura della storia. A partite dal monumento dedicato a Ubaldo Bellugi, con il pretesto che fosse un poeta, fascista della prima ora e podestà della città, passando per le offese, totalmente false, rivolte a Sandro Pertini, additato come assassino e brigatista rosso dallo stesso consigliere leghista che volantinava fuori dalle scuole in occasione del 10 febbraio dello scorso anno, fino ad arrivare alle recenti minacce rivolte, con tanto di svastiche, agli studenti del liceo Fermi per aver manifestato, legittimamente, contro la guerra e il riarmo. Tutto questo fa capire come la destra fascista oggi al governo si senti definitivamente sdoganata e sbandieri, senza nessuna vergogna, la propria estraneità ai valori costituzionali, tanto da arrivare a chiedere la schedatura dei docenti che si dichiarano di sinistra. Una bella risposta è stata recapitata loro, soprattutto da noi giovani, dall'ultimo referendum: la Costituzione partigiana non si tocca! Sottoscriviamo, in conclusione, le parole dell'ANPI: “Forse Rampelli confonde la scuola pubblica con quella di Fratelli d'Italia. La scuola deve promuovere il senso critico e formare il cittadino. Non ci serve (e aggiungiamo che noi non vogliamo) la scuola dei Balilla”.









