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Scritto da Carmen Federico
Politica
14 Maggio 2026

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Dopo la morte di Giacomo Bongiorni, ucciso in piazza Palma nella notte tra l'11 e il 12 aprile, l'opposizione di centrosinistra ha chiesto e ottenuto un Consiglio comunale straordinario aperto sulla sicurezza. Fin qui, tutto legittimo. Il problema è nato ieri, nella seconda seduta riservata alle forze politiche: i consiglieri hanno pubblicamente evidenziato l'assenza del Prefetto e dei vertici delle forze dell'ordine davanti ai cittadini presenti in aula. Un gesto apparentemente sobrio, che però rischia di trasmettere un messaggio non corretto: che le istituzioni statali fossero assenti nel momento del bisogno. Non è così. E vale la pena spiegarlo. In Italia, quando si parla di sicurezza pubblica — ordine pubblico, pattugliamenti, gestione delle piazze, prevenzione dei reati — il comando è dello Stato, non del Comune. Lo dice l'articolo 117 della Costituzione, che riserva la materia della pubblica sicurezza alla legislazione esclusiva dello Stato. Questo significa che il Prefetto non risponde al sindaco, non risponde ai consiglieri comunali, non risponde al Consiglio comunale. Risponde al Ministero dell'Interno e al Governo. È il rappresentante dello Stato sul territorio, non un funzionario del Comune. Un'immagine per capirlo: è come se il consiglio di un condominio convocasse i Vigili del Fuoco per farli rispondere delle loro scelte operative davanti all'assemblea dei condomini. I Vigili del Fuoco non rispondono al condominio. Rispondono al loro comando. Il Comune è il condominio. Il Prefetto è il Vigile del Fuoco. Se non vengono all'assemblea condominiale non è perché se ne fregano dell'incendio. È perché non è lì che devono stare.La Legge 121 del 1981, che regola l'ordinamento della Polizia di Stato, stabilisce che il Prefetto è il rappresentante del Governo in provincia. Non è tenuto a comparire davanti ad alcun organo elettivo locale. Quando si deve discutere seriamente di ordine pubblico, la sede è il Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, previsto dall'articolo 20 della stessa legge. Lì siedono il Prefetto, il Questore, il Comandante dei Carabinieri, il Procuratore della Repubblica e — su invito — i sindaci: nel Comitato è membro permanente anche il Comandante Provinciale della G.d.F.. È lì che si prendono le decisioni operative. Il Consiglio comunale, invece, ha competenza sulle materie locali: bilancio, urbanistica, tributi, regolamenti comunali. Lo dice l'articolo 42 del TUEL, il Testo Unico degli Enti Locali. Non ha alcun potere di direzione, convocazione o sindacato nei confronti di organi dello Stato. La loro assenza, dunque, non era un affronto né un segnale di disinteresse. Era il comportamento istituzionalmente corretto. Il Prefetto Cupello, nel frattempo, non stava affatto a guardare. La notte stessa dell'omicidio aveva già convocato d'urgenza il Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica. Da quella riunione erano uscite misure concrete: chiusura dei locali entro le 00:30, divieto di bevande in vetro dalle 2, istituzione di zone a vigilanza rafforzata nei Comuni di Massa e Carrara, pattugliamenti intensificati. Aveva poi convocato una seconda riunione per verificare l'efficacia delle misure nel weekend del 15-17 maggio. Mentre ieri in aula si segnalava il seggio vuoto, il Prefetto stava lavorando nella sede prevista dalla legge, con gli strumenti previsti dalla legge, con i soggetti istituzionali previsti dalla legge. Va detto con chiarezza: invitare chi non è tenuto per legge a partecipare, e poi sottolinearne l'assenza davanti ai cittadini, genera nei presenti una percezione che non corrisponde alla realtà. I cittadini di Massa, già feriti e arrabbiati, meritano di sapere che lo Stato non era assente: stava lavorando altrove, nella sede giusta.Il Comune di Massa ha competenze reali sulla sicurezza urbana: videosorveglianza, illuminazione pubblica, regolamentazione della movida, politiche per i giovani, servizi sociali, patti per la sicurezza con la Prefettura. Sono strumenti previsti dalla Legge 48 del 2017, i cosiddetti Decreti Minniti. Su tutto questo il Comune — e chi lo governa, ma anche chi fa opposizione — ha il dovere di rispondere ai cittadini. Era quello il terreno su cui il dibattito avrebbe potuto essere più fruttuoso.
Il Prefetto e le forze dell'ordine non sono andati al Consiglio comunale perché non dovevano andarci. Registrarne pubblicamente l'assenza senza spiegarne il motivo non aiuta i cittadini a capire come funziona lo Stato. E in un momento come questo, capirlo conta.

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