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Scritto da Redazione
Politica
22 Gennaio 2026

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Sabato 24 gennaio la città di Massa sarà nuovamente bloccata. Piazza della Stazione, viale Roma, viale Eugenio Chiesa, piazza Liberazione, viale Puccini, via Martiri della Libertà, via Turati, Largo Matteotti, l'area del Teatro Guglielmi, via Porta Fabbrica e piazza Aranci: un vasto perimetro urbano costretto a rallentare, deviare o fermarsi del tutto. Non per un'emergenza, ma per una manifestazione legata a precisi procedimenti giudiziari. Non si tratta, infatti, di una semplice protesta. Al centro dell'iniziativa vi è una manifestazione di solidarietà nei confronti di 37 persone raggiunte da un avviso di conclusione delle indagini, relativo alla protesta del 3 ottobre 2025 svoltasi alla stazione ferroviaria di Massa Centro durante uno sciopero generale nazionale per la Palestina. Di fatto, la città verrà blindata. Il centro storico sarà attraversato da transenne, deviazioni, chiusure improvvise, presidi e controlli che renderanno estremamente difficile, se non impossibile, vivere la città in modo libero e normale. Raggiungere un negozio, un ufficio, un bar o una farmacia diventerà un vero e proprio percorso a ostacoli, tra strade sbarrate e itinerari obbligati.I commercianti, già duramente provati da mesi di crisi e calo dei consumi, guardano a questo sabato con crescente preoccupazione: meno passaggio significa meno clienti e meno incassi. A ciò si aggiunge un clima di apprensione concreta, non ideologica. Il timore è che, come spesso accade in manifestazioni ad alta tensione, frange più radicali possano approfittare della confusione per creare disordini, danneggiare vetrine e alimentare problemi di ordine pubblico. Preoccupazioni che non possono essere liquidate come semplice allarmismo, perché fondate su esperienze già vissute. Sul tema interviene il coordinamento provinciale di Fratelli d'Italia che, in una nota congiunta, dichiara:«Siamo al fianco delle famiglie, dei lavoratori e dei commercianti che ancora una volta subiranno le conseguenze di una scelta che nulla ha a che fare con le reali esigenze della città. Il diritto di manifestare è sacrosanto, ma non può trasformarsi nel diritto di paralizzare un'intera comunità, mettendo in secondo piano la vita quotidiana di chi lavora, produce e tiene aperte le attività». Il coordinamento provinciale aggiunge: «Quando si supera il confine tra protesta e imposizione, tra dissenso e blocco della città, si crea un precedente pericoloso. Non è accettabile che Massa venga ostaggio di manifestazioni che scaricano sui cittadini costi economici e sociali sempre più pesanti».Nessuno mette in discussione il diritto di manifestare. Ciò che viene messo in discussione è l'idea che tutto sia giustificabile, anche quando si supera il confine tra dissenso e interruzione forzata della vita altrui. Perché se ogni frustrazione diventa motivo sufficiente per bloccare un'intera città, il messaggio che passa è chiaro: la vita reale degli altri vale meno della rabbia di chi urla più forte.
Resta dunque una domanda inevitabile: chi pagherà davvero il prezzo di questo disagio?
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