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Scritto da Redazione
Politica
21 Agosto 2021

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Una numerosa platea ieri sera, giovedì, si è riunita nella piazzetta dei Ronchi a Marina di Massa per assistere all’evento “La salute derubata” organizzato dalla sezione toscana di Italexit, il movimento fondato dal senatore Gianluigi Paragone. L’iniziativa ha avuto lo scopo di portare gli spettatori in un «viaggio nello smantellamento della sanità pubblica italiana fra politiche di austerità e pandemia», cercando di andare oltre al racconto quotidiano del covid e ricordando come e perché la sanità pubblica ha subìto quasi esclusivamente tagli negli ultimi trent’anni.

«Abbiamo voluto ricreare un momento di riflessione e condivisione di alcune tematiche che sono state messe al margine dai grandi canali di comunicazione nazionali» ha affermato Nicola Dal Zotto, coordinatore apuano di Italexit. «Se da una parte infatti la pandemia ha messo a nudo tutti i deficit della nostra sanità pubblica, completamente destrutturata da anni di politiche neoliberiste improntate ai tagli e alle privatizzazioni, dall'altra l'enfasi posta sulla questione dei vaccini e più recentemente sul Green Pass, ha completamente oscurato quelli che a nostro avviso sono i veri problemi che in questo momento lo Stato Italiano dovrebbe affrontare e cioè le condizioni di ospedali e strutture sanitarie varie che hanno bisogno di essere riorganizzare e potenziate, attraverso nuove assunzioni di personale e nuove strumentazioni in grado di fronteggiare situazioni drammatiche come quella che abbiamo vissuto nell'ultimo anno e mezzo. Noi di Italexit – ha aggiunto Dal Zotto – in sostanza crediamo che ci sono delle alternative a questo modo di condurre la politica nazionale e ne vogliamo essere i portavoce».

«Il recupero dello stato sociale, questo è l’obiettivo e il motto dell’associazione Vox Populi» ha sottolineato Andrea Giumetti, della stessa associazione. «Tuttavia questa dimensione di stato costruito sul cittadino, non potrà diventare realtà senza cittadini informati e consapevoli. È con questo spirito che abbiamo partecipato a questa iniziativa, affinché alla cittadinanza di Massa-Carrara potessero essere offerte riflessioni e dati che i media inseriti nel sistema si guardano bene dal proporre, preferendo banalizzare questioni complesse e con molti aspetti in semplici confronti tra bianco e nero, in cui non esiste alcuna tonalità o sfumatura di grigio. In questa battaglia culturale noi siamo in prima linea, e saremo sempre in prima linea contro coloro che invece mirano a distruggere la bellezza e la complessità della cultura umana».

«Come e perché ci hanno derubato la salute»

È stata poi la volta di Matteo Bernabè, giornalista e amministratore di FEF Academy, società di consulenza, formazione e informazione economico-finanziaria, il quale ha ripercorso tutte le tappe dello smantellamento della sanità pubblica a partire dal 1992 e dai famosi parametri macroeconomici del Trattato di Maastricht, come il rapporto deficit/Pil al 3%. «Le politiche fiscali dei governi che si sono succeduti in Italia – ha affermato Bernabè – dovevano restare all’interno di quei parametri e, proprio dal 1992 ci avevano già avvisato quale sarebbe stata la fine che avrebbe fatto la nostra sanità: tagli e privatizzazioni, aveva annunciato l’allora ministro del Tesoro Guido Carli. Non a caso – ha proseguito – i dati elaborati da Anaao Giovani (un sindacato dei medici), oggi, ci dicono che le strutture pubbliche hanno perso il 9,5% di medici tra il 2010 e il 2017, mentre quelle private hanno avuto un incremento del 15%. E i responsabili di questi tagli sono stati tutti i governi di centro, destra e sinistra. E paradossalmente, come ammise qualche anno fa Massimo D’Alema, fu proprio il centrosinistra ad aver privatizzato di più».

La seconda parte dell’intervento di Bernabè ha invece riguardato il ribaltamento della narrazione su deficit e debito pubblico: «Queste politiche di tagli – ha evidenziato – sono state attuate perché dovevamo ridurre il debito pubblico. Ci hanno sempre raccontato che un debito pubblico troppo elevato fa aumentare lo spread e porta al fallimento dello Stato, ma questo non può avvenire se c’è una banca centrale che garantisce quel debito pubblico. Come mai – ha fatto notare – nel 2011, durante la crisi dello spread, il rapporto debito/Pil era circa il 120% e lo spread schizzò alle stelle mentre oggi con un debito che sfiora il 160% del Pil l’Italia paga il minimo storico di interessi sui suoi titoli di Stato? Perché oggi c’è una Banca Centrale che, a differenza di allora, effettua acquisti massicci di titoli di Stato. Ricordate: i mercati (quelli che speculano con lo spread) possono tutto, ma fintanto che la Banca Centrale lo consente».

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