Nella regione del Monte Bego (Francia, Alpi Marittime, Parco Nazionale del Mercantour) sono state rilevate circa 40.000 incisioni rupestri risalenti al Neolitico e all'età del Bronzo. La maggior parte di esse è eseguita con tecnica a martellina su blocchi e affioramenti a cielo aperto, in una simbiosi unica tra motivi incisi e paesaggio. I temi iconografici sono relativamente limitati e si dividono in cinque categorie principali: animali a corna e aratri, figure geometriche, armi e strumenti, figure antropomorfe, motivi non rappresentativi. Ricerche archeologiche recenti evidenziano una frequentazione precoce del sito da parte di cacciatori mesolitici che si spingono ad alta quota dopo il ritiro dei ghiacciai quaternari, circa 10.000 anni fa. Tuttavia, la presenza antropica diventa più marcata con l’arrivo dell'economia di produzione neolitica, come dimostrano le scoperte di materiale archeologico all’interno dei ripari sotto roccia, attribuibile al V e IV millennio. Successivamente, l’abbondanza delle armi incise segna l’introduzione delle tecniche metallurgiche, prima del rame e poi del bronzo. La maggior parte delle figure antropomorfe emblematiche del Monte Bego (lo Stregone, il Capo tribù, etc.), raffigurate con armi metalliche, può essere fatta risalire a questo periodo.
Silvia Sandrone e Nicoletta Bianchi, archeologhe di formazione, lavorano attualmente in qualità di direttrice e responsabile dell’azione culturale al museo dipartimentale delle Meraviglie a Tende (Alpi Marittime, Francia), museo archeologico ed etnografico di riferimento per il sito di incisioni rupestri della regione del Monte Bego ed il territorio alpino sudoccidentale.









