Gran successo dell’incontro fra i sapori della tradizione apuana e i vini di eccellenza della Sicilia organizzato dalla Delegazione Apuana dell’Accademia Italiana della Cucina e svoltosi giovedì scorso al ristorante “Il Fornaretto”, a Massa. Introducendo la serata, la Delegata Beatrice Vannini ha sottolineato «che questo incontro è in perfetta sintonia con gli obiettivi dell’Accademia di promuovere e valorizzare le eccellenze delle tradizioni regionali. In questo caso: i piatti tipici apuani e i vini di alta qualità della Sicilia. Stasera potremo apprezzare i vini biologici provenienti da vitigni autoctoni siciliani proposti dall’Azienda Assuli del nostro socio accademico Roberto Caruso, che ha sede a Mazara del Vallo». Il socio simposiarca e relatore Alberto Sacchetti ha illustrato i piatti tipici apuani proposti nel menu e gli abbinamenti con i vini, molto apprezzati dagli accademici e dagli ospiti. «Iniziamo con il benvenuto dello chef: baccalà mantecato, in frittella e marinato. Quest’ultimo, che nel passato veniva offerto nelle osterie per invogliare l’avventore ad acquistare e bere vino, si sposa con il Jalilà, un bianco Igt frizzante con straordinarie note agrumate nato da un blend di Grillo, Zibibbo, Insolia e Catarratto». Ai salumi della storica Bottega di Adò e al lardo di Colonnata, prodotto Igp, Sacchetti ha abbinato il Fiordispina Doc, un rosato ottenuto dal Perricone. Non potevano mancare i tordelli alla massese, conditi col ragù di carne. «Si tratta di un piatto nato nel medioevo per riutilizzare gli avanzi del giorno della festa. Nella versione massese non possono mai mancare due ingredienti: il timo e la bietola». In tavola è stato accompagnato dal Ruggiero Doc, un rosso Sirah di buona struttura. «L’agnello massese, macellato quando raggiunge un peso tra i dieci i 15 chili - ha proseguito Sacchetti - ha carne tenera, molto nutriente e con basso contenuto di grasso. Citata da Nicolò Machiavelli nell’opera “La vita di Castruccio Castracani”, ha guadagnato l’Igp del Centro Italia e un posto nel Pat (Prodotti agroalimentari tradizionali». L’arrosto con patate si è ben sposato con due rossi eccellenti: Lorlando, un Nero d’Avola, e il Furioso, un Perricone in purezza. Per finire i cenci di Carnevale e la torta di riso «che deriva dalla torta degli addobbi bolognese - ha concluso il relatore -, ha un sottile strato di riso e un alto strato di crema, aromatizzata con alchermes o con un mix di liquori diverso da famiglia a famiglia. Si abbina bene con il passito Doc, proveniente dal vitigno autoctono Grillo, che nel 2026 ha vinto il massimo riconoscimento dell’Associazione italiana sommelier». Paolo Agonigi, amministratore delegato dell’azienda Assuli, con l’ausilio di slide ha sapientemente illustrato le caratteristiche dell’azienda siciliana, che si sviluppa su 130 ettari di vigneti nel trapanese, e dei vini biologici di eccellenza che produce valorizzando vitigni autoctoni siciliani. Alla fine della conviviale la Delegata Vannini ha donato una vetrofania a Davide Mosti, titolare del Fornaretto, e a Chiara Mosti, che insieme a lui gestisce il ristorante.
Cucina massese e vini siciliani: funziona il binomio dei piatti de Il Fornaretto con i vini Assuli proposto dalla cena della Delegazione Apuana dell'Accademia Italiana della Cucina
Scritto da Redazione
Cronaca
21 Febbraio 2026
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