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Scritto da Florida Nicolai
Politica
19 Febbraio 2026

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Il Pinus pinea è tutelato e celebrato come simbolo del paesaggio costiero, ma fuori dalle pinete manca una strategia per garantirne la continuità. Tra prudenza amministrativa e interventi contingenti, il rischio è una perdita progressiva del resto già in atto.

Il comune di Carrara sta adottando il Regolamento del Verde e specifiche Linee guida per la progettazione urbana che, almeno sul piano formale, riconoscono il valore ecologico, paesaggistico e storico del patrimonio arboreo cittadino. In questo quadro, il Pinus pinea – il pino domestico, elemento identitario del paesaggio costiero – occupa una posizione di rilievo: è specie tutelata, cardine delle pinete urbane, oggetto di attenzioni tecniche dedicate. Eppure, proprio una lettura attenta e integrata di questi documenti fa emergere una criticità che merita di essere discussa apertamente: il rischio di un progressivo abbandono dei pini esistenti lungo i viali urbani. L’impostazione di fondo è chiara. Il Pinus pinea non viene trattato come un albero urbano “ordinario”, ma come componente di un ecosistema specifico: la pineta. Tutte le indicazioni progettuali, gestionali e perfino le rare ipotesi di nuovo inserimento sono circoscritte a questo contesto, inteso come sistema forestale continuo, storicizzato e paesaggisticamente riconoscibile. Dal punto di vista ecologico e scientifico, si tratta di una scelta coerente.

Il problema nasce osservando ciò che manca. Nei documenti comunali non esiste una strategia esplicita per i pini che non si trovano in pineta, ma lungo i viali, nei filari storici, negli spazi urbani stratificati. Questi alberi non sono indicati come specie da rinnovare, non compaiono tra le essenze consigliate per il verde stradale, non sono accompagnati da una visione di ricambio generazionale o da criteri di gestione dedicati. Restano così in una sorta di limbo amministrativo: tutelati come specie in astratto, ma privi di una prospettiva concreta di continuità. Questa assenza di indirizzo non è neutra. In amministrazione, ciò che non viene pianificato tende a essere gestito per emergenze. Un pino maturo su un viale, in mancanza di una strategia di lungo periodo, diventa inevitabilmente un “caso”: un potenziale problema di sicurezza, un elemento percepito come sempre meno coerente con il nuovo modello urbano. La valutazione si sposta dal filare come struttura paesaggistica al singolo albero come possibile rischio.A rendere il quadro ancora più delicato contribuisce la mancata sostituzione programmata. Poiché il Pinus pinea non è più indicato come specie da impianto urbano ordinario, ogni abbattimento – anche quando tecnicamente motivato – non viene compensato con nuovi pini. I filari si interrompono, gli alberi rimasti diventano isolati e proprio questa frammentazione diventa, paradossalmente, un ulteriore argomento per giustificare nuove rimozioni. È un meccanismo che si osserva, purtroppo, in molte città italiane: non si dichiara l’intenzione di eliminare una specie, la si lascia scomparire per mancata rigenerazione.

È bene chiarirlo: nel Regolamento in approvazione non c’è alcun divieto esplicito né una dichiarazione di ostilità verso i pini urbani. Il linguaggio è prudente, tecnico, tipicamente amministrativo. Ma è proprio questa “prudenza” a non dover trarre in inganno. In urbanistica e nella gestione del verde (e non solo!) ciò che non viene governato esplicitamente tende a risolversi per inerzia. Il fatto che il Pinus pinea venga riconosciuto e regolato solo come elemento di pineta, senza una strategia dedicata per i viali alberati storici, crea un vuoto amministrativo che può tradursi, nel tempo, in una perdita silenziosa di patrimonio arboreo, non per scelta dichiarata, ma per assenza di visione.E questo processo non è solo teorico, né riguarda solo ipotesi future. Negli ultimi anni, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni che si sono succedute, una gestione orientata alla progressiva riduzione della presenza del Pinus pinea nel tessuto urbano si è già concretamente manifestata. Abbattimenti ripetuti di pini lungo viali e spazi urbani, peraltro spesso contestati invano da comitati e cittadini, non sono stati accompagnati da politiche di sostituzione coerenti né da un progetto di continuità paesaggistica. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una trasformazione “silenziosa” del paesaggio urbano che avanza senza un dibattito pubblico esplicito. Dove sono i bellissimi pini del Viale Colombo? Dove quelli della Salita di San Ceccardo? In questo quadro, l’attuale impianto regolamentare non introduce una discontinuità, ma semmai rende strutturale e normalizzata una tendenza già avviata da tempo: non una scelta dichiarata, ma una selezione silenziosa, attraverso omissioni e decisioni contingenti.

La contraddizione è evidente. Da un lato il Comune riconosce al pino domestico un valore identitario e ambientale elevato; dall’altro viene progressivamente espulso dallo spazio urbano. ne circoscrive il futuro a pochi ambiti residuali, rinunciando di fatto a governarne la presenza nel tessuto urbano ordinario. Il rischio non è una politica di abbattimento esplicita, ma una selezione silenziosa del paesaggio urbano, operata attraverso omissioni, mancate sostituzioni e decisioni contingenti.

Senza un chiarimento pubblico e una strategia esplicita per i viali alberati storici, l’attuale impostazione rischia di produrre una trasformazione irreversibile del paesaggio urbano di Carrara: una trasformazione che avviene senza un dibattito aperto e senza una decisione dichiarata, ma con effetti permanenti sul patrimonio verde e sull’identità stessa della città.

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