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Scritto da Redazione
Cronaca
25 Giugno 2026

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Dopo l'attacco frontale di mercoledì 24 giugno, Stefano Benedetti, di Futuro Nazionale, prende di mira un altro assessore della giunta Persiani: Giorgia Garau titolare delle deleghe al turismo e politiche giovani li del comune di Massa: "Tre anni di mandato. Cinque deleghe pesanti: Turismo, Grandi eventi, Politiche giovanili, Volontariato, Valorizzazione di costa e montagna. Un bilancio che, cercandolo, non si trova. Perché Giorgia Garau, assessore della giunta Persiani bis, è riuscita nell'impresa più rara della politica locale: occupare una poltrona senza lasciare tracce visibili. Una specialità già collaudata in precedenza.
Il curriculum: tre casacche in tre mesi
Garau entra in politica nel 2018 con Forza Italia, non viene eletta, Persiani la premia lo stesso con la delega alla montagna. Risultato: per buona parte del mandato rimane oscurata dall'assessora Veronica Ravagli, iperattiva anche sui social. (Fonte: La Nazione)
Ottobre 2021: entra in consiglio comunale iscrivendosi a "Massa Civica". Motivazione solenne: «Civismo è la parola d'ordine. Mi sono resa conta di rivestire meglio i panni della civica». (Fonte: Il Tirreno) Durata della vocazione civica: poco più di un mese.
Novembre 2021: approda alla Lega, annunciandolo ancora via Facebook. (Fonte: Il Tirreno) Tre partiti in meno di tre mesi. Non una crescita politica: una traiettoria di pura convenienza, senza mai cambiare la poltrona. Eppure nel giugno 2023 Persiani la premia con cinque deleghe pesanti. (Fonte: La Nazione)
La VIP che non governa: reel, foto e vita privata al posto delle delibere
C'è un solo ambito in cui Garau eccelle senza riserve: i social media. Mentre le deleghe restano deserte di risultati, la sua pagina Facebook e il suo profilo Instagram sono un fiorire continuo di contenuti curati — video, foto, reel — che la ritraggono con l'attitudine di una influencer politica più che di un amministratore pubblico. Scatti dalla vita privata, apparizioni patinate, cura maniacale dell'immagine personale.
Il problema è uno solo. Apparire non è governare. Postare non è pianificare. Un reel non è un piano turistico. Una foto non è un progetto per i giovani. La distanza tra il palcoscenico social di Garau e la realtà amministrativa delle sue deleghe è la misura esatta del suo mandato: tutto fuori, niente dentro.
Sul turismo: eventi ospitati, non progettati
Tre anni di responsabilità sul turismo massese. Nessun piano triennale. Nessun dato pubblico sulle presenze. Nessuna strategia di destagionalizzazione. Il grande risultato? Il 105 Summer Festival del luglio 2024: organizzato da Radio 105, non dall'assessorato. Un evento ospitato, non progettato. Una sera di musica non è una politica turistica. (Fonte: La Voce Apuana)
Il cartellone estivo 2024 è opera condivisa con l'assessorato alla Cultura di Bertoneri e la direzione artistica di Bertilorenzi — non un'iniziativa autonoma. (Fonte: Comune di Massa) Sulla costa e la montagna nessun piano organico. L'unica presenza documentata: un convegno su un progetto europeo da 8,7 milioni per tutelare il fratino, finanziato dall'Europa e progettato da altri. Garau era seduta al tavolo. (Fonte: La Voce Apuana)
La Notte Bianca: il fallimento con la sua firma
Il 27 giugno 2026 Massa organizza la Notte Bianca. Garau ha la delega ai Grandi eventi: questa serata è formalmente responsabilità sua. L'ordinanza n. 97 del 24 giugno parla chiaro: chiusura alle 02:00, sgombero clienti entro le 02:30. Mezz'ora di "deroga" dopo mesi di caos: cinque ordinanze in quattro mesi, orari ballati tra mezzanotte e mezza e le due, commercianti impossibilitati a programmare. (Fonte: post Facebook CronacaTimeOut, pagina Rossana Lazzini, 24 giugno 2026)
Nel momento in cui la Notte Bianca dovrebbe entrare nel vivo, i gestori strappano i bicchieri dalle mani dei clienti per non rischiare denuncia penale ex art. 650 c.p. Le forze dell'ordine vengono umiliate a controllare col cronometro se l'ultimo tavolino di Piazza Aranci è ripiegato entro le 02:31. Non è gestione di un grande evento: è il suo sabotaggio. Con la firma di Garau. La stessa che quella sera probabilmente stava curando il prossimo reel.
I giovani: la delega più abbandonata
Le politiche giovanili a Massa sono un'emergenza silenziosa: spopolamento, emigrazione universitaria, nessuna opportunità. Tre anni. Due soli atti documentati.
Il primo: il Centro aggregativo "Il Casone", inaugurato nel marzo 2025 — a mandato quasi finito — con soldi della Regione Toscana e della Fondazione Marmo. Quaranta posti, aperto dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 19. (Fonte: La Voce Apuana) Finanziato da altri, consegnato tardi, per quaranta ragazzi alla volta in una città di 68mila abitanti.
Il secondo: nel dicembre 2025 Garau partecipa a una lezione scolastica organizzata da Gaia Spa sul ciclo dell'acqua. Porta i saluti dell'amministrazione. (Fonte: La Voce Apuana)
Nessun piano per i giovani. Nessuna politica contro la dispersione scolastica. Nessun progetto per i NEET. Nessuna consulta giovanile. Nessun fondo intercettato in autonomia. A Massa, l'assessore ai giovani porta i saluti a una lezione sul rubinetto — e poi torna a postare.
Il volontariato: silenzio assoluto
Sulla quinta delega non risulta nulla di documentato. Nessun bando, nessun tavolo con le associazioni, nessun atto pubblico in tre anni. Un settore trattato come voce decorativa su una bio Instagram.
La domanda che Massa ha il diritto di fare
Tre partiti in tre mesi. Cinque deleghe. Tre anni. Il bilancio è: un concerto di Radio 105, una lezione sull'acqua, un centro aggregativo pagato dalla Regione, una Notte Bianca trasformata in coprifuoco. E una pagina social piena di reel. I giovani di Massa meritano di sapere cosa è stato fatto per loro. Il turismo merita una strategia, non una stagione. La montagna e la costa meritano piani, non patrocini. Il volontariato merita un interlocutore, non un'assenza. L'assessore Garau potrebbe rispondere in un consiglio comunale aperto: quante delibere ha proposto? Quanti fondi ha intercettato? Quali dati misurano i risultati del suo lavoro? Se non lo fa da sola, i cittadini hanno tutto il diritto di chiederglielo. E di non accontentarsi di una risposta via Facebook — o di un reel".
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