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Scritto da Redazione
Cultura
20 Maggio 2026

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'La magia della monotonia' è il titolo del progetto che sarà presentato al mudaC|museo delle arti Carrara sabato 23 maggio alle 18, con ingresso libero, nell'ambito della mostra di Stefanie Oberneder "L'eterno mito della Grande – Madre", in corso fino al prossimo 5 luglio nella project room, a cura dello storico dell'arte Paolo Nerbi e  promossa dal Comune di Carrara.  'La magia della monotonia' nasce dall'incontro tra Moustapha Zam Dembélé, musicista maliano, e Stefanie Oberneder, in occasione della 4°edizione del  festival "Carrara incontra L'Africa". Esiste una monotonia che non annoia, ma accompagna. È quella dei gesti che ritornano, dei suoni che si ripetono, delle mani che lavorano la materia giorno dopo giorno fino a trasformarla in linguaggio.Il progetto debutta al mudaC, con il sostegno di Alberto della Pietra, e si sviluppa come un dialogo tra suono, gesto e materia, dando vita a un ambiente immersivo in cui musica e terracotta si trasformano reciprocamente. Al centro della ricerca c'è la ripetizione intesa non come automatismo, ma come pratica di ascolto e trasformazione. Le sonorità di Moustapha Zam Dembélé, costruite attraverso ritmi ciclici, corde vibranti e strutture melodiche appartenenti alla tradizione del Mali, incontrano il lavoro lento e processuale di Stefanie Oberneder, che modella la terra attraverso gesti essenziali e reiterati. Da questo incontro nascono "sculture sonore": opere in cui la terracotta conserva la memoria del gesto mentre il suono la attraversa, la attiva e la fa vibrare nello spazio.

La magia della monotonia è un'indagine sulla continuità del ritmo e sulle minime variazioni che abitano la ripetizione, invitando il pubblico a entrare in una dimensione percettiva dilatata, dove il tempo rallenta e l'esperienza dell'ascolto diventa parte integrante dell'opera. In un presente dominato dall'accelerazione e dalla frammentazione, gli artisti scelgono una pratica fondata sulla lentezza, sulla presenza e sulla creazione condivisa. Il loro lavoro costruisce uno spazio di relazione in cui suono e materia diventano strumenti di connessione e possibilità di incontro.

 

 

 

 

 

 

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