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Scritto da Redazione
Politica
06 Giugno 2026

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Il patto per la buona movida e l’istituzione degli street tutor non convincono il consigliere della Lista Ferri, Filippo Mirabella che spiega: “ Due progetti annunciati con enfasi, comunicazione istituzionale e slogan positivi. Ma con un elemento comune: molti annunci e pochi dettagli concreti.Un progetto calato dall'alto, annunciato come innovativo, ma senza una reale e chiara spiegazione ai cittadini dei benefici concreti attesi. Tra l'altro il comune di Carrara non aveva preso nessun finanziamento (mentre Massa  aveva finanziamenti per 110 mila euro) per accrescere il livello di sicurezza delle nostra città, come aveva spiegato il presidente della Regione Eugenio Giani, attuando invece un'operazione prevalentemente comunicativa, sostenuta da una forte esposizione a mezzo stampa e annunciata in tempi molto rapidi, prima che fossero chiariti tutti gli aspetti operativi del progetto. L'annuncio della Arrighi e dell'assessore Nardi sull'attivazione dei primi dieci "street tutor" a Marina di Carrara e nel centro storico sta sollevando numerosi interrogativi. Mentre l'amministrazione presenta l'iniziativa con toni molto positivi la gente si chiede : chi sono gli operatori messi in servizio? Hanno la formazione obbligatoria per legge e i requisiti prefettizi necessari? Per molti cittadini infatti la percezione è quella di un'iniziativa più comunicativa che operativa.

I quesiti, quindi sono: chi sono davvero gli street tutor? Quali titoli professionali possiedono? Che tipo di formazione hanno ricevuto per operare in contesti delicati, a contatto con giovani e minori? Sono educatori, mediatori sociali, operatori della sicurezza o personale assunto tramite società esterne? Con quale procedura sono stati selezionati? E soprattutto: quanto costa questo servizio ai cittadini?

Non si tratta di essere contrari a priori, il punto è un altro: permangono interrogativi sulla trasparenza e sulle modalità operative del progetto. Quando si introducono nuovi progetti che incidono sulla gestione della città e utilizzano risorse pubbliche, i cittadini hanno diritto a conoscere non solo gli obiettivi dichiarati, ma anche: chi li realizza, con quali competenze e con quali costi. Ma soprattutto con quali risultati attesi e verificabili. Gestire la malamovida, l'abuso di alcolici e le tensioni notturne nei fine settimana non è un gioco, né un compito che si può affidare se non a professionisti formati. La legge della Regione Toscana 11/2020 parla chiaro: Art. 21 "Collaborazione con associazioni di volontariato", con la quale gli enti locali possono stipulare convenzioni per realizzare collaborazioni rivolte a favorire l'educazione alla convivenza, al senso civico e al rispetto della legalità e alla mediazione sociale. In ogni caso, la Giunta regionale prevede che i volontari impiegati in questi progetti ricevano una formazione specifica sui limiti del loro ruolo e sulle tecniche di comunicazione non violenta. I requisiti di natura psichica e fisica necessari allo svolgimento delle azioni devono essere adeguatamente assicurati, e gli enti locali inoltre definiscono specifiche tariffe per l'esecuzione di attività a favore di terzi, a condizione che riguardino comunque attività di pubblico interesse. La stessa legge prevede anche la "sicurezza partecipata", riconoscendo la promozione di iniziative tramite i gruppi di vicinato o i gruppi di cittadinanza attiva, con l'obiettivo di promuovere il rispetto della legalità, la mediazione dei conflitti, l'integrazione e l'inclusione sociale. Ma su questo tema l'amministrazione ha già espresso parere contrario bocciando una mozione della nostra lista. In numerose esperienze analoghe realizzate sul territorio nazionale, la formazione in materia di sicurezza, nella quasi totalità dei protocolli italiani, richiede che il personale addetto sia iscritto negli appositi elenchi della Prefettura. Qualora il personale impiegato non fosse in possesso dei requisiti richiesti, potrebbero sorgere criticità sotto il profilo della sicurezza e delle tutele. Se un tutor non formato dovesse intervenire in una rissa o subire un'aggressione, chi ne risponderebbe? Palazzo Civico ha calcolato i rischi legali e assicurativi di questa scelta?La sensazione è che l'amministrazione stia privilegiando l'aspetto comunicativo dell'iniziativa, con modalità che rischiano di apparire più orientate alla ricerca di consenso politico che alla presentazione di un progetto dettagliato e verificabile. In conclusione, al quarto anno di mandato, si parla molto di sicurezza, di movida, di prevenzione e di vivibilità. Ma tra un annuncio e l'altro resta una sensazione diffusa: quella di iniziative calate dall'alto, raccontate bene, ma spiegate solo a metà. E quando le informazioni restano parziali, la domanda dei cittadini non può che essere una: stiamo assistendo a un vero progetto di città oppure ad una sequenza di comunicati senza sufficiente trasparenza operativa. Perché, alla fine, al di là degli slogan, la città non si governa con le parole ma con i fatti.

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